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Una pratica particolarmente in voga nel jazz odierno è quella di cimentarsi
nell'esecuzione in duo. Diversi sono i temerari che si avventurano in quella che
spesso può divenire una palude autocelebrativa fine a se stessa.
Fortunatamente questa non è una regola, come dimostrano
Harrell e
Moroni
con il disco "Humanity". Quando esistono idee
interessanti e un grande feeling, suonare in duo non costituisce assolutamente un
impedimento, tutt'altro. L'impasto che rende solida e robusta la costruzione di
questo disco è il mainstrem. I due animano conversazioni pulsanti e sofisticate
con grande spontaneità ritmica, con un lirismo di un'efficacia disarmante, intriso
di passionalità in virtù di un moto introspettivo che toglie il fiato già dalle
prime note di "The Nearness of you".
L'essenza musicale è interamente racchiusa nella raffinata e tenue mistione
di sonorità delicate e ricercate, sorretta da una robusta e lucida coerenza nell'approfondire
la dicotomia armonia/ritmo, conferendo alle esecuzioni sviluppi sempre incalzanti
ed al tempo stesso inattesi.
L'intenzione, perfettamente riuscita, è quella di rendere un affresco
discografico che regali lunghi e piacevoli momenti di grande intensità; l'esecuzione
dei 5 standards, oltre all'originale "Humanity" dello stesso pianista, denotano
tanto un serio rigore esecutivo ed un talento (che non scopriamo certo ora) quanto
una decisa irriverenza in alcuni accostamenti a musicisti del passato da cui è possibile
trarre ispirazione, ma Harrell e
Moroni
appartengono al firmamento jazzistico mondiale brillando di luce propria.
Un disco destinato a lasciare un segno indelebile, anche nell'anima.
Unica accortezza: prima dell'ascolto chiudersi in casa, spegnere telefoni,
abbassare le luci e lasciarsi rapire dalla musica.
Franco Giustino per Jazzitalia
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