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Massimo Manzi
Identità


1. Bemsha Swing (T. Monk)
2. Nightbreath (P. Dalla Porta)
3. All The Thinghs That… (D. Liebman)
4. David and Massimo Say... (Liebman/Manzi)
5. Canguri Urbani (P. Dalla Porta)
6. You Don’t Know What Love Is (Raye/De Paul)
7. Grape or Orange (D. Liebman)
8. Doppia Sequenza (P. Dalla Porta)
9. Last Warning (Liebman/Manzi)
10. Nardis (Davis/Evans)

Massimo Manzi - batteria
David Liebman - sax tenore e soprano, flauto, pianoforte
Paolino Dalla Porta - contrabbasso
Andrea Dulbecco - vibrafono in 2, 6, 7 e 10

 




via L. Fioravanti 26
64020 Nepezzano (TE)
Tel./Fax 0861.558611
email:
info@widesound.it


Al suo secondo progetto da leader, il batterista Massimo Manzi ci regala, con questo pregevole disco, uno spaccato del jazz italiano di grande valore artistico, ancora uno dei momenti felici che il jazz di casa nostra sta attraversando.

L
a formazione di Identità è un trio senza piano, con Dave Liebman ai sassofoni e Paolino Dalla Porta al contrabbasso, a cui, per quattro brani, si aggiunge la splendida voce del vibrafono di Andrea Dulbecco.
Un tipo di formazione che negli ultimi tempi, e a vari livelli, è quasi consuetudine ascoltare, si pensi allo stesso Liebman che ha registrato We Three, insieme a musicisti del calibro di Steve Swallow e Adam Nussbaum, Monk's Mood, con Eddie Gomez e lo stesso Nussbaum, e ancora Ghosts, col francese Jean-Paul Celea (contrabbasso) e il tedesco Wolfang Reisinger (batteria).

Per nulla "intimidito" dagli illustri precedenti, il progetto di Manzi si palesa in tutta la sua bellezza ed efficacia di contenuti, muovendosi con naturalezza tra jazz moderno, riecheggiamenti etnici, pura improvvisazione e richiami alla tradizione, soprattutto nella scelta dei brani, laddove il musicista marchigiano omaggia nomi come Monk e Davis.

Il drumming di Manzi è vigoroso quando va ad inanellare le graffianti linee, ricche di pathos, di Liebman (che tra flauti, sassofono soprano e tenore ci regala una performance di grande qualità che impreziosisce un cd equilibrato e ricco di spunti emozionali); ma è capace di diventare al contempo leggero e partecipato nei dialoghi col vibrafono di Dulbecco.

Ma ad assecondare il batterista nelle sue esplosioni vulcaniche o nei momenti di placida riflessione ritmica vi è il grande Paolino Dalla Porta, sempre efficace e mai invadente, solista originale e sicuro sostegno.

I brani sono tutti belli, come anche i momenti solistici, ed un particolare accento lo porrei su Bemsha Swing, Nightbreath, Nardis e Canguri urbani.
Dino Plasmati per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 24/03/2008

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