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ECM, 1902, 2005 (DISTRIBUZIONE DUCALE)
Prodotto da Manfred Eicher
Registrato nell'aprile 2004
agli Avatar Studio di New York
Ingegnere: James A. Farber
Foto: Thomas Wunsch, Robert Lewis
Design: Sascha Kleis
Paul Motian Trio
I Have The Room Above Her


1. Osmosis Part III (Paul Motian) 5:55
2. Sketches (Motian) 2:32
3. Odd Man Out (Motian) 4:13
4. Shadows (Motian) 3:28
5. I Have The Room Above Her (Kern-Hammerstein) 5:31
6. Osmosis Part I (Motian) 3:28
7. Dance (Motian) 4:02
8. Harmony (Motian) 7:03
9. The Riot Act (Motian) 4:41
10. The Bag Man (Motian) 5:33
11. One In Three (Motian) 7:07
12. Dreamland (Thelonious Monk) 5:50

Paul Motian - batteria
Bill Frisell - chitarra elettrica
Joe Lovano - sax tenore



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Trascorsi ventun'anni dall'acclamato "It Should Have Happened A Long Time Ago", (pubblicato sempre per la ECM, ma nel frattempo il trio si era mosso con la JMT e la Winter & Winter con ospiti di riguardo come Dewey Redman, Geri Allen, Lee Konitz e Charlie Haden), riecco apparire sulle scene - e su disco - il medesimo emozionante trio guidato dall'energico settantaquattrenne Paul Motian.

Rispetto all'incisione precedente, qui ci sono meno tempeste individuali, meno devastanti tuoni a elettrizzare l'aria di un'urgenza che invece si tramuta in canto primordiale, melodia accessibile a destinazioni ora assai ben più definite. Frisell è una ragnatela concettuale di contrappunti ed elevazioni armoniche probabilmente riconducibili a un moderno Jim Hall, ma sono solo ipotesi soggettive. La forza, l'energia emanata dal calore composito del chitarrista di Nashwille è un'adesione totale al firmamento sobrio di Motian. Ben più arduo appare il compito di Lovano, al centro delle molteplici fibrillazioni compositive del leader. La calda voce del sassofonista resta per lungo tempo al di sopra di vette inesplicabili, che divengono di colpo parole e cose in una prossimità di linguaggio davvero illuminante e perlacea.

Si rievocano storie (Dance appartiene infatti alla vecchia omonima opera del 1977), si rispolverano rari introvabili classici (come I Have The Room Above Her di Jerome Kern e Oscar Hammerstein), si sbaglia in buona fede sulla paternità di Dreamland (Meet Me Tonight In Dreamland è il vero titolo, non di Monk ma a firma di Leo Friedman e Beth Slater Wilson che la composero nel lontano 1909), si ascoltano elaborati suoni provenienti dall'invisibile. È un turbinio di stagioni e di intrigante fascino materico quello che si scorge tra le spazzole e i piatti del drummer che fu di Monk e di Bill Evans e che regala, con astuzia e generosità, un progetto ricco d'immediatezza e di profonda attenzione al futuro della musica di questo tempo.
Gianmichele Taormina per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 05/01/2008

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