Jazzitalia - Roberto G. Colombo: Il Chitarrista di Jazz. Charlie Christian e dintorni
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Tour americano di Fabrizio Bosso con il suo quartetto, da Chicago a New York, passando per Greensboro e Washington.

Anteprima Beat Onto Jazz Festival 2018: Presentazione del libro "Puglia, le età del jazz" di Ugo Sbisà e tributo a Michel Petrucciani con Nico Marziliano.

Mast Bari organizza un workshop di Legislazione musicale e dello spettacolo con Alceste Ayroldi.

Serata all'insegna del groove per la rassegna Special Guest. Di scena il Soul Train R-Evolution di Michele Papadia con Fabrizio Bosso & Serena Brancale.

Siae & Co.: workshop di Alceste Ayroldi che illustra le leggi fondamentali del settore musicale e dello spettacolo.

Cammariere, Paoli e Rea, Chano Dominguez e il progetto Hudson di Jack Dejohnette &, John Scofield per la 29ma edizione di Notti di Stelle, il festival jazz della Camerata Musicale Barese.

Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Serena Brancale, Javier Girotto e Martin Bruhn per la II edizione del Festival Special Guest nato dalla collaborazione tra il Teatro Eliseo e il Saint Louis College of Music.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

"The Great 78 Project", digitalizzate 25mila vecchie registrazioni, rese gratuite per il download.

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Parma Jazz Frontiere - XVI Edizione: Il profumo di Norvegia dell'Arve Henriksen Trio, l'ensemble pieno di suono e solarità di John Surman con la Big Band di Bergen, l'omaggio a Graham Collier di Roberto Bonati e l'ensemble "Ruvido Insieme", la contaminazione fra arte contemporanea e musica del duo chitarra & tela di Luca Perciballi e Mattia Scappini in "Fragile" e poi del Pollock Project, il Bobo Stenson trio a chiudere magnificamente la XVI edizione del Parma Jazz Frontiere festival. (Margot Frank, Nina Molica)
Bologna Jazz Festival 2011: L'estasi nietzscheana della prima dei Manhattan Transfer, il momento clou nel sogno di rivedere Pat Metheny e il suo trio con Larry Grenadier e Bill Stewart, l'energia di Christian McBride con il suo giovane trio, la pregevole musica di Fahir Atakoglu insieme ai grandi Horacio "El Negro" Hernandez e Alain Caron, la chiusura con lo Charlot del Jazz, Stefano Bollani, che insieme ai fedelissimi Jesper Bodilsen e Morten Lund ha fatto calare il sipario su un'edizione lunga undici giorni dove grandi nomi sono stati affiancati da giovani promesse. (Eugenio Sibona)
Colin Vallon Trio all'Auditorium per il Roma Jazz Festival: "...un mix originale e sorprendentemente coerente di musica colta, jazz nordico e gusto melodico balcanico." (Dario Gentili)
Markus Stockhausen & Ferenc Snètberger per la rassegna "Cose" a Roma: "Il concerto davvero non delude le attese. Il virtuosismo, mai fine a se stesso, di Snètberger si dipana in un fraseggio ritmico fitto di scale ed arabeschi, l'espressività di Stockhausen si esprime al contrario in una ricerca tutta focalizzata sulla bellezza del "suono"..." (Roberto Biasco)
Mike Stern Band: giunto alla IX Edizione, il Lamezia Jazz Festival, sotto la direzione artistica di Egidio Ventura, ha ospitato il fenomenale quartetto di Mike Stern insieme ai fidi Dave Weckl e Bob Malach e al bassista Chris Doky. "I suoi fraseggi blues scherzosi ricalcano molto il suo modo di esser sempre positivo e sorridente. Nel vederlo suonare si rimane colpiti dal fatto che non riesca a stare fermo. Ogni sua nota, ogni suo passaggio viene sottolineato da un movimento del corpo che diventa tutt'uno con la sua musica. Quest'onda d'energia travolge il pubblico del Politeama..."
Una speciale guida di New York City seguendo la carriera di Sonny Rollins: da un articolo del New York Post, Sonny "Colossus" Rollins delinea un percorso di mete nella Grande Mela che rappresentano punti salienti della sua carriera e, di conseguenza, della Storia del Jazz.
Intervista con Giovanni Falzone: "Oggigiorno mi capita spesso di sentire molte cose che mi fanno pensare che ci sia la tendenza a far diventare il jazz un po' musica di maniera, e c'è poca autenticità sia nei gesti, sia nel preparare un progetto, sia nel suono delle cose che si sentono in giro." (Eva Simontacchi)
Una conversazione sul Jazz Italiano: intervista a Igor Palmieri: "Spesso si fa fatica ad uscire fuori dal contesto nazionale, perchè forse manca un vero management musicale capace di scommetterci maggiormente, ma uno dei fattori da considerare, poi, è un eccesso di produzione discografica." (Rosanna Perrone)
"Perdido" e "Go Down Moses": un paio di perle del caro Satchmo. (Franz Falanga)
Il Darwinismo nel Jazz: evoluzione del brano "Some Of These Days". Dal bianco lezioso di Sophie Tucker allo splendido universo sonoro di Ella Fitzgerald (Franz Falanga)
Intervista a Fabrizio Bosso: "Andare avanti è importante, però conoscere le radici è fondamentale. Il lavoro che da anni sta facendo il trombettista Wynton Marsalis in questo senso, è notevole...io cerco di suonare in stile, ma in maniera contemporanea...già Armstrong ai suoi tempi era di una modernità sconvolgente...era avanti anni luce." (Nico Conversano)

Allan Holdsworth @ Alvas Showroom Apr 3rd 2017


Allan Holdsworth Trio 2010-11-09 Leverkusen, GR


Allan Holdsworth Instructional Video


Allan Holdsworth live in Tokyo 1984 + Interviews


Allan Holdsworth, Alan Pasqua, Chad Wackerman & Jimmy Haslip Live At Yoshi's Jazz Club

Enrico Intra
Enrico Intra (Korh Olga)

Mauro Grossi - Matteo Scarpettini
Mauro Grossi - Matteo Scarpettini (Barni Francesco)

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Roberto G. Colombo

Il Chitarrista di Jazz
Charlie Christian e dintorni
Libro + CD - Erga Edizioni, 2010

Roberto G. Colombo, chitarrista e filosofo, dopo Django Reinhardt, affronta il "caso Christian", un maestro della sei corde che ha influenzato, più di ogni altro, pletore di chitarristi e non solo. Ci si aspetterebbe un approccio classico: biografia, stile, musica. E invece Colombo parte da altre angolazioni, punti di vista da astuto "criminologo" che sfuggono all'osservatore medio. Non si fa della vita dell'artista una cronaca a-la-tuttoilcalciominutoperminuto e della sua opera un'autopsia dalla quale desumere ogni possibile causa/effetto su scrittura, interpretazione, tecnica. Non c'è smania di identificare elementi biografici in modo maniacale, bensì vi è una nutrita serie di considerazioni estetiche, stilistiche, del modus operandi di Christian effettuato innanzitutto attraverso un parallelo - lungo tutta la storia - tra i principali esponenti della chitarra nel jazz. Sono dei veri e propri "combattimenti" diretti, tra chitarristi abbinati in modo attento. Avvincente e dettagliato il confronto tra Kessel e Farlow, ad esempio, o il duello di fioretto tra Jimmy Raney e Jim Hall; à-la-Clay vs. Frazier quello tra Wes Montgomery e Kenny Burrell e solo apparentemente amichevole e impari quello tra Herb Ellis e Joe Pass. Non si lesinano poi giustificate e condivisibili - ma feroci - critiche come nel caso di Charlie Byrd planando infine nella conciliante e rassicurante perfezione metronomica della "sintesi" Freddie Green. Sono tutti confronti entusiasmanti in cui l'autore fornisce innumerevoli parametri comparativi che non incespicano in accostamenti tecnico-stilistici, ma spaziano nel mistero della sfera creativa e nelle influenze che possano essere riconducibili alla radice identificata nei due basilari precursori: Django Reinhardt e, appunto, Charlie Christian.

La filosofia è molto presente fungendo spesso da canovaccio su cui si poggiano i ragionamenti effettuati da Colombo indovinando riferimenti i quali favoriscono la comprensione di ogni aspetto. V'è una capacità di sintesi dei concetti e delle peculiarità dei chitarristi analizzati assolutamente appropriata.

Il tutto confluisce poi in quella che Colombo chiama la "Mappa Concettuale", un compendio schematico straordinario della chitarra jazz in cui ogni chitarrista è menzionato secondo precise peculiarità e posto in relazione o riferimento ad un altro attraverso sia l'approccio delle "opposizioni" che delle "triangolazioni".

Il libro si rivela anche una vera e propria miniera di nomi di chitarristi assolutamente rimasti nell'ombra che però sono stati riferimento per i più noti. Ovvero, chitarristi con ruoli altrettanto fondamentali come "cerniere" tra epoche o stili. Ed ancora i cosiddetti "ghost player" che hanno invece assurto a ruoli di choaching persino per grandi nomi del jazz come Lester Young, Charlie Parker, John Coltrane. E qui si rende anche un po' di giustizia ad uno strumento che è sempre stato considerato (e tutt'ora lo è) senza una sua propria personalità. Nella formula trio e nel comping si rifà al piano, nelle parti solistiche agli strumenti a fiato, per non parlare dell'amplificazione che renderebbe distante la voce del musicista dall'emissione ottenuta. Per gli appassionati del settore vi è una parte dedicata proprio al suono risalendo alle origini dei modelli Gibson dell'epoca così come alla posizione dell'amplificatore. Una ricostruzione storica dell'introduzione della chitarra elettrica ineccepibile, sontuosa: nomi, stili, culture, luoghi. Non da meno sono le fotografie. Molte non facili da reperire e persino raramente viste.

Nella seconda parte del libro si affrontano gli elementi prettamente musicali di Christian. Attraverso l'analisi di cellule di solo, Colombo rende ancor più comprensibile come Christian sia da considerarsi de facto un vero precursore ben oltre la chitarra. Sono illustrate frasi ascoltate in molti altri musicisti anche post swing, sia per ciò che concerne gli accenti che spesso anche come sequenze di note e approcci armonici. Ogni frammento che, grazie al CD allegato al libro, è possibile ascoltare va letteralmente gustato. Posizionarsi al minuto esatto indicato, ascoltare e riascoltare la frase offre la tangibile sensazione della genialità di Christian. E' sufficiente sostituire alla chitarra uno strumento a fiato e, per una volta, ecco che si materializzeranno sonorità scoperte da molti solo attraverso la musica di epoche successive a Christian nelle cui frasi "si percepisce chiaramente l'entusiasmo di chi non crede alle proprie orecchie". Ecco, questo era Christian ogni volta che suonava, e chiunque fosse lì ad ascoltarlo, colleghi e pubblico, non poteva non rimanervi letteralmente stupito. Ed anche i lettori vi rimarranno al cospetto di un vero e proprio gigante che ha attraversato il cosmo musicale veloce come una meteora ma con una luce tra le più intense la cui scia è tutt'oggi fonte di illuminazione.

Un libro davvero completo, interamente made in Italy, ed anche molto obiettivo come nell'amara se non addirittura inquietante affermazione che la chitarra jazz si può considerare morta dal 1973, anno in cui Joe Pass incideva i suoi Virtuoso. Noi speriamo che sia quantomeno in coma. Ma come non essere d'accordo?

Marco Losavio per Jazzitalia








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Data pubblicazione: 26/06/2010

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