Jazzitalia - Recensioni - Luca Vitali: Il Suono Del Nord. La Norvegia Protagonista Della Scena Jazz Europea
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Cammariere, Paoli e Rea, Chano Dominguez e il progetto Hudson di Jack Dejohnette &, John Scofield per la 29ma edizione di Notti di Stelle, il festival jazz della Camerata Musicale Barese.

Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Serena Brancale, Javier Girotto e Martin Bruhn per la II edizione del Festival Special Guest nato dalla collaborazione tra il Teatro Eliseo e il Saint Louis College of Music.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

"The Great 78 Project", digitalizzate 25mila vecchie registrazioni, rese gratuite per il download.

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Luca Vitali

Il suono del Nord, La Norvegia protagonista della scena jazz europea
Auditorium, Milano 2014
320 pp. + Cd, euro 34.

Per tutti coloro che da diverso tempo seguono la scena jazz del Nord Europa questo libro colma una lacuna importante, non solo a livello letterario italiano ma anche europeo, ed è impressionante, come ricorda il giornalista norvegese Jan Granlie che:"...Luca è uno dei pochi che conosce la scena del jazz norvegese meglio della maggior parte dei norvegesi stessi."
Luca Vitali, giornalista musicale e scrittore tra i più attenti, ci conduce con mano sicura nel mondo musicale norvegese facendoci assaporare ogni sfumatura. Si tratta di una vera è propria conoscenza per frequentazione; il critico bolognese, infatti, con un taglio giornalistico, intervista, racconta, e tenta un pedinamento della realtà descrivendo ciò che ha visto e vissuto, e dove non può, si aiuta con le testimonianze di chi era presente.

Il progetto ripercorre lo scontro tra la musica afroamericana e la Norvegia, vera e propria porta del jazz Europeo, come ricorda Paolo Fresu nella prefazione.

Si inizia con l'arrivo nelle terre del nord del compositore George Russell che diventa immediatamente una fonte di ispirazione per tutti i musicisti, primo tra tutti un giovanissimo Jan Garbarek.
Da qui parte un lungo racconto che va a toccare la nascita dei club, l'interesse della casa discografica Ecm Records ed il suo ruolo nella valorizzazione del suono del nord, fino a toccare le radici della musica norvegese.

E' un racconto che introduce analisi interessanti e scopre il forte spirito identitario che permette al paese scandinavo di guardare alla musica senza la suddivisione di generi: ogni musicista collabora liberamente portando la propria cultura musicale. Allo stesso modo ciò ha permesso anche di guardare al proprio passato musicale e alle tendenze del momento con uno sguardo libero ed autonomo utile per portare alla luce la propria originalità.

La forza della Norvegia è stata quella di filtrare la tradizione jazzistica americana attraverso la musica tradizionale Yoik del popolo Sami senza che però ciò abbia comportato una semplice emulazione del passato. Come viene ricordato nel Conservatorio di Trondheim "...non imparare la tradizione impara dalla tradizione."
Vitali chiarifica e ci guida passo passo in questo mondo musicale evitando fraintendimenti e visioni precostituite, come ad esempio il "Nordic Tone", cioè la tendenza a parlarne rifugiandosi in metafore scontate ed immagini precostituite che citano montagne, neve, fiordi, pianure. Ciò non rende omaggio ad un paese che ha molto più da dire.
Altro tema centrale è il rapporto con la natura, un legame forte ed indissolubile con cui la popolazione si scontra giornalmente. La natura permea l'arte in generale e culmina in alcuni festival unici al mondo come l'Ice Festival di Geilo nel quale Terje Isungset ideatore e musicista si confronta con strumenti musicali realizzati con il ghiaccio.
In sostanza ci troviamo di fronte ad un paese giovane e vitale svincolato dal passato che ha saputo valorizzare le sue potenzialità, ciò sicuramente è avvenuto anche grazie al Norsk Jazzforum, l'organizzazione governativa fondata nel 1953 che promuove il jazz norvegese.

L'opera, pur nella sua lunghezza, è snella e vivace e, come ricordavamo inizialmente, è intrisa di emozioni e di sentimenti provati dall'autore nell'incontrare ed intervistare i protagonisti di questa realtà: quasi un "pedinamento della realtà" dall'inconfondibile sapore zavattiniano.

Il libro è corredato di un utile cd che non vuole essere un "greatest hits" ma una sintesi, che completa il libro, e rivolta soprattutto alle etichette locali.

Nicola Barin per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 28/09/2014

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