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Belfagor Label – JP1 - 2006

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Joe Pisto
In Jazz


1. Bye Bye Blackbird
2. Skylark
3. Nica's Dream
4. All Of Me
5. African Song
6. Yatra – Ta
7. Moody's Mood
8. You Don't Know What Love Is

Joe Pisto - voce, loop machine
Alessandro Altrocca - piano
Paolo Ghetti - contrabbasso
Massimo Manzi - batteria



In Jazz è l'album di debutto del cantante Joe Pisto, accompagnato dal pianoforte di Alessandro Altarocca, il contrabbasso di Paolo Ghetti e la batteria di Massimo Manzi. Prodotto dallo stesso e uscito nello scorso anno per la Belfagor Label, per quest'opera prima Pisto ha scelto la via del live immortalando sei brani più due bonus tracks da un concerto tenutosi a S. Giovanni in Persiceto nell'agosto del 2005. Per l'occasione i quattro sono andati sul sicuro, proponendo un repertorio abbastanza classico fatto di ben sette standard e un solo brano originale.

Si parte subito con un tema tanto caro a Miles Davis, Bye Bye Blackbird dell'accoppiata HendersonDixon, reinterpretato qui in una versione più veloce e sostenuta che dà l'opportunità al vocalist di esibirsi, esposto il tema, in un bel virtuosismo scat ripreso successivamente dal piano di Altarocca. Tra un evergreen e l'altro, dalla lenta Skylark alla più ritmata Nica's Dream, la voce di Pisto sembra calzare adeguatamente al tappeto offerto dai suoi tre compagni di viaggio, senza però riuscire a dare, a parere di chi scrive, un'impronta personale significativa. Il momento più interessante si ha con l'arrivo del brano a firma dello stesso cantante, African Song in cui, grazie anche all'uso di una loop machine, riesce a ricreare una originale atmosfera dal sapore africano attraverso la sovraincisione di più voci, e con la seguente Yatra - Ta della cantante brasiliana Tania Maria. Infine le due bonus tracks, incise in studio questa volta, con due duetti di piano e voce.

Ciò che rimane in definitiva è un album comunque piacevole ed elegante grazie alla bravura dei suoi interpreti, sempre puntuali e precisi, ed al gusto e alle buone doti che lo stesso Pisto dimostra di avere, anche se rimane il convincimento che osando un po' di più si sarebbe potuto lasciare un segno ancora più profondo.
Luca Labrini per Jazzitalia





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Data ultima modifica: 11/02/2008

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