Jazzitalia - Luca Cerchiari: Intorno al Jazz<br>Musiche transatlantiche: Africa, Europa, America
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Luca Cerchiari
Intorno al Jazz
Musiche transatlantiche: Africa, Europa, America


Tascabili Bompiani -2007
Euro 12


Usiamo il termine jazz oramai, spesso per comodità. La parola, breve ed efficace, garantisce a tutti, esperti e profani, una comprensione rapida ed immediata, chiara, ma non esatta. Dove nasca questa musica che noi definiamo con questo monosillabo, come si sia sviluppata e cosa sia diventata è questione, fortunatamente irrisolta. Perché questa musica è vitale ed importante, ricca ed imprevedibile, aperta.



D
i questa ricerca che avvince da quasi oramai un secolo gli studiosi e gli appassionati, Luca Cerchiari è uno dei protagonisti. E' ora in libreria la sua ultima fatica. Un opera densa ed articolata, un viaggio lungo le rotte che la musica afroamericana ha seguito nel suo lungo cammino. Un itinerario irregolare e frastagliato sul grande oceano che conobbe le migrazioni europee verso il nuovo continente e la tratta degli schiavi, ed il fluire in senso inverso della cultura americana verso l'Europa. Il Brasile ed il Samba delle scuole, le Antille ed il Calipso degli steel drums, la New Orleans delle bande e l' Africa sono alcune fra le tappe più importanti di questo pellegrinaggio. Uno dei tempi privilegiati del viaggio è il Carnevale che lo studioso individua, originalmente e suggestivamente, come tratto d' unione fra le cerimonie pagane dell'antica Madre Africa e la cultura religiosa caucasico-cristiana, oltre che come luogo di nascita di tutti generi popolari afro-americani: samba, beguine, rumba, cha cha cha.. Tutti generi afro-americani. Musica di strada, come furono il jazz ed il blues. Lungo il cammino si incontrano anche però le leggiadra melodia di Greensleves, la voce di Sinatra, Broadway, la musica religiosa colta e popolare l'opera lirica e tanto altro. Difficile riassumere in poche righe la ricchezza del testo. Per dare qualche spunto in più ai lettori di queste note ho provato a chiedere al Prof. Cerchiari qualche indicazione su come affrontare questo lungo cammino, questa matassa intricatissima.

"Il jazz è in effetti la punta di un iceberg. Più raschiamo la superficie emersa e più le dimensioni della massa sottostante si rivelano vaste e profonde. Si tratta infatti di capire come la musica degli schiavi deportati dalle coste atlantiche dell' Africa si intrecciò con tutte le altre culture musicali che incontrò nel nuovo mondo e come, per converso, i nuovi linguaggi afroamericani abbiano influenzato quelli di origine. Ad esempio possiamo dire, ed è un paradosso interessante che, oggi come oggi, il jazz è poco praticato, e con scarsi risultati, nell' Africa Nera, nella terra in cui affondano le radici di questa musica. Gli africani dei paesi che si affacciano sull' Atlantico, quelli da cui partirono gli schiavi, non amano molto il jazz. Preferiscono ad esempio la musica cubana. Questo testimonia che l'origine del jazz non è meramente africana. Va cercata in radici più variegate, in innesti di culture diverse."

Uno dei dati che appare più rilevanti nel suo libro è il continuo ed inestricabile intreccio fra la musica degli schiavi e quella dei bianchi, popolare e colta. Ad esempio esistevano nella musica dei coloni anglosassoni forme di improvvisazione, o soluzioni armoniche non ortodosse che colpirono ed influenzarono gli ex africani

"La cultura dei bianchi fu imposta ai neri schiavi. Essi non potevano, per nessun motivo, sfuggire a quell' influenza. Furono costretti ad adottare la religione, la lingua, le forme espressive dei bianchi. Di quelli ricchi come quelli poveri. Mantennero però in qualche maniera alcune loro radici. La radice africana è stata in primo piano negli studi musicologici e nel pensiero politico di tanta cultura nera per tanto tempo. Soprattutto negli anni 70 e nei decenni successivi quando la rivendicazione di una propria identità autonoma fu al centro del pensiero di tanti leader politici afro americani. Ma la cultura africana è solo una delle tanti sorgenti da cui nascono il jazz, il samba e le musiche transatlantiche.

Se non erro il termine jazz stava un po' stretto anche a molti grandi musicisti. Ellington, ad esempio, lo riteneva un concetto superato

"Questo attiene anche ad un uso dispregiativo e razzistico che di questa musica fu fatto agli inizi del secolo. Artisti come Ellington a volte lo rifiutavano proprio perchè volevano affermare una sorta di autonomia dalla cultura popolare della loro gente. C'è un atteggiamento spesso contraddittorio in molti musicisti neri. Miles Davis, ad esempio, diceva di detestare i bianchi e la loro cultura, ma in realtà suonò e lavorò con tutti i migliori musicisti bianchi della sua epoca. Molti, Jarrett, Corea, Holland furono addirittura lanciati da lui. Come Ellington conobbe e studiò la musica "colta" europea. Il jazz è questo, in fin dei conti: un continuo ed inesauribile incontro - scontro, di esperienze musicali di ogni genere. Colte, popolari, sacre, profane, anglosassoni, africane."

Ma cosa è oggi questa musica, a che punto è il jazz oggi, che prospettive ha?

"La musica jazz è viva, vitale. L' offerta di musica afro-americana, magari intrecciata ad altri linguaggi' è vastissima, forse addirittura sovradimensionata. Mancano le novità forse. Siamo, direi, in presenza di una fase di rilettura della tradizione, di una riproposizione del repertorio più tradizionale. Una fase di approfondimento, nel migliore dei casi (o di mera ripetizione, di copiatura) in attesa che qualcosa di nuovo si delinei all' orizzonte. Ma il problema della mancanza di novità non è problema del solo jazz. E' la creatività artistica in generale che è in crisi, nonostante, ripeto, l' offerta vastissima. Ciò accade nel cinema, nella letteratura, nelle discipline figurative. La capacità di inventare è oggi patrimonio degli informatici, degli economisti. Sono loro a disegnare il nuovo mondo non gli artisti. L'arte ha bisogno di non omologazione al sistema vigente. Non è il periodo migliore, da questo punto di vista, quello in cui viviamo".

Niente di meglio per consolarsi di queste tristezze, di un viaggio letterario e musicale nelle scuole di Samba di Rio de Janeiro, alla scoperta di come nacque e come funziona la grande kermesse carnevalesca. O di unirsi ad una della marching band che animano il carnevale di New Orleans. O di scoprire dai bidoni di carburante abbandonati i delle navi militari Usa vennero ricavati i primi steel drums.
Marco Buttafuoco per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 16/09/2008

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