Jazzitalia - Recensioni - John Taylor: In Two Minds
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Umbria Jazz Winter 2019: Cinque giorni di musica da mezzogiorno alle ore piccole, novanta eventi, sette location nel centro storico di Orvieto, trenta band, più di centocinquanta musicisti, una rappresentanza di altissimo livello del jazz italiano. .

Songwriting Camp. Il Saint Louis sostiene le idee di giovani artisti, musicisti e cantautori con un corso gratuito e a numero chiuso realizzato con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell'ambito del programma "Per Chi Crea"..

Giordano in Jazz Autunno/Inverno 2019, edizione del segno delle donne e del piano solo internazionale. Apertura affidata a Linda May Han Oh e poi si continua con Rickie Lee Jones e Brad Mehldau..

Ventisettesima edizione per l'EFG London Jazz Festival, uno dei più importanti festival europei in programma dal 15 al 24 Novembre prossimi con una line up stellare, disseminata fra le principali (e prestigiose) venues della capitale britannica. .

Sotto le stelle del Gianicolo, prosegue la terza edizione del Festival "GIANICOLO IN MUSICA 2019 con grandi protagonisti del Jazz.

Il leggendario chitarrista Kenny Burrel in gravi difficoltà di salute e finanziare. Lettera della moglie per poterlo aiutare!.

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Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

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            VISCARDI Paolo (chitarra)
John Taylor
In Two Minds



Cam Jazz (2014)

1. Coniston
2. Dry Stone
3. Ambleside
4. Phrase The Second
5. Episode
6. 3/4 pm
7. Middle Age Music
8. Calmo
9. Reflections in D

John Taylor - pianoforte



CAM JAZZ is a label of the KEPACH group
KEPACH Music S.r.l. - All rights reserved
Via Cola di Rienzo, 180 - 00192 Rome (Italy)
Tel: (39-06) 6840791
E-Mail: info@CamJazz.com
Web Site: www.CamJazz.com


Sarebbe un peccato perdersi questo disco o tenerlo in forma liquida, pratica sempre più in auge di questi tempi. Averlo in vinile sarebbe meglio, ma il formato in alluminio con il ricco e patinato booklet è più che soddisfacente. Una copertina, poi, d'applauso: il fronte rappresenta Taylor che entra nello studio di registrazione fogli alla mano, il retro è lui che va via (foto di Andrea Boccalini).

John Taylor è alla quinta prova da solo con il suo pianoforte e, forse, questa è la più bella. Il suo racconto ha mille volti, mille persone e mille luoghi, gli stessi che percorre e che vive. Ha la rara capacità di disegnare paesaggi sonori inauditi, mai leccati. E sarebbe difficile il contrario, perché Taylor ha una dote: la magia. Ogni nota è sempre opportuna, sia in legato che in staccato, riesce a sorprendere. Lo fa con le composizioni, intense e profumate come Ambleside Suite, recitata da Coniston, Dry Stone e Ambleside: tre paesaggi diversi nella ritmica distribuita con ardore dalla sinistra, mentre la destra sciorina la fluidità del fraseggio. A ciò si unisca un uso giudizioso del pedale e un tocco che risuona di influenze classiche mai celate.

Taylor ha a cuore la melodia, la cantabilità che non rischia mai d'essere banale. E anche nelle tonalità romanticamente mainstream di Phrase The Second, svolta l'angolo per trovare le giuste spezzature ritmiche che lo rendono ghiotto. Non rinuncia a cenni di minimalismo, di polifonia segreta retta da intervalli inaspettati (Episode, Middle Age Music).

E' calamitato dalla linea melodica, dall'ampia circolazione lirica ben fissata all'interno di cellule ritmiche spesso raddoppiate (3/4 pm). Calmo non si assimila per onomanzia al tenore musicale, perché è rapsodico, con ampie incrinature ritmiche, sospensioni, arpeggi con la mano destra e note schiacciate. Reflections In D è la giusta chiosa, perché mette il Tin Pan Alley al servizio delle scale europee.

Taylor da solo tiene corte per un'orchestra e mette i finimenti dorati alla storia della musica.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 19/05/2014

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