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Franco Bergoglio
Jazz! Appunti e Note del Secolo Breve.


Costa e Nolan 2008
Prezzo di Copertina 17, 40.

"Questo libro insegue alcune idee, cercando di stanarle …per rimescolarle in maniera –questa almeno è l' intenzione-creativa, una specie di jam session sul jazz e non di jazz".



N
iente di meglio di questo passo della prefazione per definire lo spirito e gli intenti di questa opera prima. Anche perché, contrariamente a quanto talora e non infrequentemente accade, il risultato finale coincide con le intenzioni.

Il lavoro di Franco Bergoglio, firma già nota ai lettori di questo sito, è proprio una jam session. Propone temi, li approfondisce, li lascia e li riprende, talora li dimentica o non li sfrutta a pieno; gioca su vari registri utilizzando una scrittura ora poetica ed appassionata, ora più accademica (evitando però sempre sia la banalità sia l'intellettualismo); parla di musica ma anche di cinema, letteratura, arti visive, filosofia. Come una jam il libro segue un percorso non rettilineo alla ricerca di quanto il jazz abbia permeato la vita e l' arte del ventesimo secolo. "Appunti e note del secolo breve" è una somma di riflessioni e di spunti, una ricerca dei mille modi possibili per guardare all'esperienza della musica afro-americana. Non è una storia, non è un-opera critica. Suggerisce angoli diversi di visuale, propone spunti critici inediti. A fare da tessuto connettivo un-idea fondamentale e ricorrente, come il tempo di base scandito dalla batteria: il jazz è sinonimo di libertà. Si ascolta e si suona solo con mente libera. Non dà soluzioni definite ed immutabili. E' difficilmente inquadrabile in schemi. Giusta a questo riguardo la polemica contro il "marsalismo", ovvero contro tutte quelle tendenze critiche, rappresentate dal celebre trombettista, che vorrebbero cristallizzare la musica afro americana in gabbie storico ideologiche definite, delimitandone pressoché immutabili confini. Una posizione, purtroppo vincente, che ha tarpato le ali alla creatività del jazz di oltre oceano

Alcuni capitoli del libro sono davvero affascinanti. Primo fra tutti quello che descrive come il jazz sia stato accolto e vissuto dal novecento. Musica del diavolo per i benpensanti di qualsiasi schieramento politico (ma anche per rivoluzionari come Gramsci), simbolo di rinnovamento per le generazioni giovani, arma di propaganda politica, bersaglio, non solo ideologico, delle dittature di ogni risma. Bello anche il capitolo sul sassofono, simbolo della musica improvvisata, ultimo strumento interamente acustico. Interessante il capitolo sulla critica in America incentrato sulla battaglia infinita fra i tradizionalisti e quelli che sostengono che il jazz sia anche una musica che vive dentro alle contraddizioni sociali. Meno inediti ma godibilissimi quelli dedicati alla devianza (Il jazz, dice giustamente l'autore, si nutre anche di tutte le infinite e spesso cupe storie, oramai miti, che aleggiano su tanti dei suoi protagonisti)

Certo, come nelle sessions vere non tutto è risolto bene. Manca a mio avviso, ad esempio, un capitolo sul jazz europeo, che oggi è quello che in qualche maniera tiene calda la brace da cui, chissà, domani, potrebbe divampare un nuovo incendio. Personalmente nella breve storia del metasassofono avrei anche citato la voce ruggente di Gato Barbieri e quella diafana e sognante ed di Garbarek. Altri rilievi ci sarebbero. Ma "Jazz, appunti e note dal secolo breve" non è, come detto, una storia e non ha pretese di completezza. Apre e lascia aperte tante porte. E' un affascinante "intro", un punto di partenza. Una cartina topografica da utilizzare per cercare nuove strade, utilissima, quasi indispensabile, per chi al jazz abbia appena cominciato ad avvicinarsi

Tanti altri di questi libri Franco, e mille discussioni ancora.
Marco Buttafuoco per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 05/07/2008

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