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Jazz at Vienne, martedì 9 luglio 2002, al grandioso Théâtre
Antique è di scena la musica manouche. Colui che oggi è il più noto
rappresentante vivente di tale musica al di fuori dei confini francesi, si
prepara ad incantare una numerosa platea di 1500 persone. Sono le 21:30 e ancora
si vede bene a Vienne, quando Bireli Lagrene entra sul palco per dare inizio al
lungo ed entusiasmante concerto. Ha ragione Bireli Lagrene a soffiare sulla sua mano sinistra al termine del 1° set perchè la serata, tra i tripudio della gente, è ancora molto lunga e tutto sommato, il meglio deve ancora arrivare. Nella seconda parte, infatti, Lagrene incontra un gran numero di musicisti manouche per lo più sconosciuti ma assolutamente sorprendenti. A parte il noto Martin Weiss al violino con cui esegue una dolce e melanconica My One and Only Love, ci sono chitarristi come Dorado, Samson e Tchavolo Schmitt, Sylvian Luc, Angelo Debarre, Serge Krief, Stochelo Rosenberg e Richard Cliche. Tutti eccellenti, formidabili e, da un certo punto di vista anche più cinvolgenti di Bireli Lagrene stesso forse perchè più "manouche" di lui. Lo sono anche nell'aspetto dato che qualcuno ha il tipico baffetto a-la-Django. Abbiamo appositamente tralasciato fuori dall'elenco David Reinhardt, poichè la sua presenza è più un tributo, una testimonianza vivente del grande Django (David è il nipote) che un contributo artistico. Viene eseguito Nuages, emblema di Django, insieme agli altri ospiti e sembra una specie di coro, un inno, eseguito in modo semplice. Ultimo ospite l'immancabile Richard Galliano che esegue Daphnè senza però entusiasmare la platea forse troppo "gasata" dagli ospiti precedenti. Gran finale con tutti i musicisti sul palco ad eseguire Donna Lee e Minor Swing. E' l'apoteosi di quasi tre ore di estenuante concerto con i chitarristi che si lanciano i soli l'un l'altro e sembra di vedere in loro l'atteggiamento di "sfida" che si poteva vivere nello spirito reale dei musicisti manouche ma anche negli albori dle be-bop e, se vogliamo, lo si ritrova anche nei gruppi che ballano hip-hop e che si alternano al centro. In realtà, più che una sfida, diventa un gran lavoro di squadra dove il solo è tirato, incitato da chi accompagna. Molti i bonus del DVD: da svariati brevi filmati ripresi nel backstage con i musicisti che per riscaldarsi suonano in camerino con lo stesso spirito visto sul palco, ad interviste sia a Lagrene che ad alcuni dei musicisti ospiti (ovviamente in francese...), fino ad un sorprendente filmato tratto da Montreaux 1981, dove Bireli Lagrene, appena dodicenne, possiede già un tocco e una sicurezza da indubbio enfant prodige. Complimenti alla Dreyfus per questo bellissimo documento che gli amanti del genere non possono assolutamente lasciarsi sfuggire. Marco Losavio per Jazzitalia
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