E poi lo chiamano gioco! Centinaia di note, un arpeggio continuo, passaggi
e incroci di assoli e scambi di sguardi. Tutto con le 12 corde di due chitarre immerse
in una profonda atmosfera sudamericana, tutto grazie alle dita e alla bellezza musicale
di due artisti che, è il caso di dirlo, giocano con la loro passione:
Roberto Taufic Hasbun e
Luigi Tessarollo
nel disco Jogo de Cordas,
raccolgono in un'ora di ottima musica, l'essenzialità del loro giocare con corde,
legno e dita.
Del gioco, del divertimento, della complice armonia che si può raggiungere
in una momento di svago, composizioni originali come
La piccola Alice o
Reflexao raccontano, in
realtà, gli aspetti più seri, più intensi. Descrivono, forse, l'indispensabilità
di un gioco, la sua natura dirompente e per nulla immediata.
Tessarollo
e Taufic sanno poi ridisegnare composizioni (Donna
Lee di Parker,
Guantanamera di Fernandez
e Diaz) che sembravano destinate ad una forma così perfetta da essere immutabile
o irripetibile, come le regole di un gioco che si pensa di conoscere a memoria.
Il giocare dei due chitarristi è sinonimo di un incontro che va oltre
l'armonia artistica, le corde sanno creare nodi che hanno il gusto del legame di
vita, sanno inseguirsi senza sfidarsi e invitano con profonda professionalità alla
sentita e divertente "devozione" delle parole di presentazione scritte da
Stefano
Bollani "…indosso un cappello, unicamente per potermelo poi prosaicamente
togliere di fronte a
Tessarollo
e Taufic".
Alessandro Armando per JazzItalia