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CAMJ 7762-2
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Salvatore Bonafede
Journey to Donnafugata
1. Viaggio a Donnafugata
2. Gran Valzer (solo Tp)
3. Reputation And Character
4. Mazurka
5. Polka
6. Controdanza/Taceas, Me Spectes
7. Galop
8. Quadriglia 
9. Taceas, Me Spectes
10. Gran Valzer (solo Tp)
11. Angelica 
12. Valzer Del Commiato
13. Viaggio a Donnafugata
Salvatore Bonafede - piano Enrico Rava - trumpet John Abercrombie - guitar Ben Street - bass Clarence Penn - drums
and guest appearances by
Ralph Towner - guitar Michele Rabbia - percussion
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Riecheggia immediato, alla lettura del solo titolo, il riferimento al
celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "Il Gattopardo" e alla pellicola
di Luchino Visconti che lo ha reso tale, fino anche ad oltrepassare l'ambito strettamente
letterario: Journey to Donnafugata del pianista
e compositore palermitano
Salvatore
Bonafede, è un viaggio, appunto, attraverso la sua Sicilia e, se vogliamo,
lungo le immagini e l'immaginazione che il film è riuscito a rendere indelebili
nella mente di tutti, Siciliani e non. Anche grazie ai temi musicali scritti da
Nino Rota, che qui vengono catturati, rispettati e proiettati nella Sicilia di oggi.
Sì, perché non si tratta soltanto di un viaggio metafisico che parte da alcuni dei
luoghi in cui vennero girate alcune scene del Gattopardo, nei pressi dei quali il
musicista palermitano ha voluto comporre, ma pure di un viaggio metatemporale, che
traduce nel linguaggio jazzistico quelle preziose melodie e le sensazioni che esse
da sempre suscitano. Un linguaggio jazzistico che è quanto di più moderno ed universale
la cultura del '900 abbia prodotto e che quindi
costituisce senza dubbio un ponte ideale attraverso quelle pagine letterarie, il
film degli anni '70, il nostro tempo.
Ecco che mai come in questo caso la session di all stars messa
su da Bonafede non risponde affatto, come spesso nel jazz avviene, al bisogno di
circondarsi di figure rappresentative di questa musica, ma è al contrario posta
al servizio di quelle melodie e di quelle sensazioni, ed il risultato è suggestivo,
penetrante e malinconico al tempo stesso. Suggestivo perché riproduce, innovandole
e caricandole di ulteriori sfumature, le stesse emozioni del film e del suo significato
intrinseco nel momento stesso in cui affiorano alla mente e si riconoscono i vari
temi. Penetrante in quanto scava dentro la storia culturale della Sicilia per coglierne
nell'intimo alcune peculiarità ed estrinsecarle in musica. Ma anche malinconico
perché uno dei sentimenti, dei caratteri della sicilianità è anche la malinconia,
intesa non come ricordo o rimpianto di qualcosa che ormai è andato e non è più,
ma come consapevolezza che l'ieri appena trascorso avrà un significato e spessore
maggiore del domani incognito ed incerto: una dimensione dell'oggi dunque precaria
e che spinge a vivere alla giornata all'interno dell'immanente e permanente immobilità
perfettamente raccontata dalle vicende del romanzo. Una ineluttabilità dell'accadere
all'interno della quale il siciliano Bonafede immette la freschezza delle sue costruzioni
estemporanee, coadiuvato da maestri dell'improvvisazione e del linguaggio jazzistico,
con i quali condivide da vario tempo un sodalizio musicale oltre che amicale: ne
sono mirabile esempio la chitarra di Towner, in
Reputation and Character, sui cui tre movimenti potrebbe perfettamente
adagiarsi, in coda, il motivo del celebre valzer verdiano, e in
Taceas, me spectes, entrambe fra gli unici tre
brani originali firmati dal titolare; la tromba di
Rava,
nel solo trumpet del Gran Valzer e in
duo con il piano per il Valzer del commiato,
che torna pure ad intrecciarsi su Angelica,
l'ultima di quelle composizioni originali, che regala un fluido intervento di
Abercrombie; l'interplay negli ensemble di Mazurka
e della multitematica Polka, che sul ritmo della
celebre danza infila atmosfere innegabilmente blues, ed in
Quadriglia, dove l'apporto di ciascuno, piano
in primis, autore di un brillante assolo, si fa organico all'impasto sonoro
della formazione; senza dimenticare le interessanti movimentazioni ritmiche di
Penn nei chiaroscuri della Controdanza
o le colorazioni timbriche e percussive di Rabbia, disseminate qua e là per
il disco.
E come per ogni "itinerarium" che si rispetti, l'album, fatto di tracce
tutte consecutive l'una all'altra, si chiude così come s'è aperto, con
Viaggio a Donnafugata, tornando lì da dove si è
partiti ma certamente non nello stesso stato, bensì arricchiti dall'esperienza del
viaggio stesso e dalla musica sulla quale si è dispiegato.
Antonio Terzo per Jazzitalia
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