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Kuku
Kuku



Improvvisatore Involontario (2017)

1. AC1
2. s.u.s.c.a.
3. Airesim
4. Retrovirus
5. Baleines
6. God save the glitch
7. Spiral

Sara Montagni - voce, flauto, sensors
Tommaso Rosati - live electronics, batteria, devices
Martino Rappelli - chitarre


Non sappiamo se il nome assunto dai nostri tre musicisti faccia riferimento al sodalizio cinese omonimo; in pratica, la lega sindacale che unisce, sotto la comune stella della nuova arte, i musicisti cinesi che vi aderiscono. Senza dubbio, però, tra la terna dei nostrani musicisti e la fratellanza orientale c'è la "nuova arte", quella di un improvvisazione che viaggia su canali "non ordinari" per i più italici jazzofili: l'elettronica e le sue derivazioni.

Il trait d'union dei Kuku è proprio questo: generare un nuovo suono seguendo i consueti schemi della jazzistica improvvisazione e creare paesaggi sonori vivaci, tra aspri condimenti biotecnologici, dalla ritmica robotica con il flauto a ingentilirne le sagome più impervie ("AC1"). L'interplay funziona a meraviglia e devices, live electronics, sensori si impastano perfettamente con chitarre e flauto, così come con la voce di Sara Montagni, ritmica e diafana, scandita e impalpabile, ironica nelle diagonali impresse dalle derivazioni elettroniche che illuminano le draconiane tinture spaziali di "Emily Brontë". Le corde di Martino Rapelli alternano figurazioni sistoliche e vellutate ombreggiature, come nell'apertura di "s.u.s.c.a.", prima che arrivi il finimondo elettrico, che scatena l'horror. "Airesim" conserva un profondo senso di ironia nel tenere in ballo il leggiadro flautare di Sara Montagni e il contrappunto di Rapelli in contrapposizione all'incedere dell'elettronica e di un tessuto teso dai cimbali di Tommaso Rosati. "Retrovirus" è un dialogo tra marchingegni elettronici che aprono scenari siderali, catatonici. Mentre "Baleines" è onirica, dal sapore nordeuropeo con il lontano canto di Sara Montagni. L'affresco gotico di "God save the glitch" gioca tra luci e ombre tratteggiate con sapienza dal trio, prima di arrivare all'ultimo episodio con "Spiral", che mette insieme deep-house, improvvisazione e trance.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 05/02/2018

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