Jazzitalia - Recensioni - West Coast Chamber Jazz Trio: L.A. Strictly Confidential
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West Coast Chamber Jazz Trio
L.A. Strictly Confidential



Caligola (2016)

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2. Painful Obsession
3. No More Drama
4. Rumbling
5. Lonesome in LA
6. Chateau Marmont's Arcanus
7. West Coast Reminiscing
8. Ellen Is Here!

Ellen Burr - flauti, ottavino
Jeff Schwartz - contrabbasso
Andrea Centazzo - percussioni, sampling


Andrea Centazzo si è fatto conoscere negli anni Settanta per la sua presenza nel quartetto di Giorgio Gaslini, quello completato da Bruno Tommaso e Gianni Bedori, per intenderci, in prima fila nella stagione calda del jazz "politico" in Italia. Artista inquieto, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, ha incontrato la crema dell'avanguardia "creativa", come si diceva allora e ha documentato i risultati di quelle intersezioni grazie alla sua casa discografica, la storica "Ictus". Nel 1979 il musicista udinese ha formato un'orchestra di grande interesse come la Mitteleuropa, ma non si è fermato lì, si è dedicato, infatti, successivamente, a variegate esperienze, passando dai video musicali alle colonne sonore, dalla composizione di un'opera lirica e ad altri esperimenti multimediali. Dal 1992 Centazzo risiede negli Stati Uniti, dove apprezzano il suo talentaccio versatile, spendibile in diversi ambiti artistici.

Questo "Chamber jazz trio" ci restituisce il percussionista in una dimensione jazzistica, come non capitava di sentirlo da parecchio tempo.

Diciamo subito che il batterista friulano ha messo insieme un trio di tutto rispetto. Lo affiancano la flautista Ellen Burr, con un curriculum colmo di collaborazioni eccellenti, da Vinny Golia ad Harris Eisenstadt e Jeff Schwartz al contrabbasso, pluridecorato sul campo, da tipi come Anthony Braxton o Nicole Mitchell. Nel disco si ascoltano pezzi di varia epoca, già incisi con altre formazioni dal leader, riarrangiati per l'occasione. Il motore della band, l'elemento trainante, l'impulso catalizzatore è rappresentato dall'azione polifunzionale di Centazzo, che disegna melodie con i metallofoni, tiene il tempo, giocando sull'anticipo o suggerisce sfumature e colori per mezzo di casse, tamburi e piatti di diversa foggia e dimensione. Mai come in questo caso, però, si può parlare di un'impalcatura percussiva consistente, usata nella sua totalità a servizio di un'idea ben determinata da svolgere e portare a compimento. Ellen Burr è una piacevole scoperta per quanti non l'avessero ancora apprezzata in altre compagnie. La flautista dispiega una tecnica sopraffina, mostrando la capacità di pescare in giù facilmente le note basse sul suo strumento, come di estendere la sua voce fino ai sovracuti, aiutandosi anche con l'ipersoffiato all'occorrenza. Jeff Schwartz è un accompagnatore sagace e un partner affidabile, solido e fortemente propositivo, un vero baluardo per il chamber trio.

La musica del disco segue un tracciato articolato, ma non avventuroso. I brani, tutti molto lunghi, contengono temi annunciati, solitamente, poi elaborati e potenziati, da cui partono assoli non necessariamente aderenti al motivo esplicitato inizialmente. Nel corso delle circonvoluzioni dei solisti si scoprono altre frasi melodiche, su cui si concentra l'attenzione del trio. Sul finale si ritorna a ripetere il primo refrain, se così si può definire, per chiudere un cerchio che non è mai stato veramente aperto. Nel senso che la proposta è priva di sbavature e di deviazioni estemporanee. C'è, ovunque, la mano di una regia competente e ferma, cioè, che guida e orienta il percorso del gruppo.

Andrea Centazzo, in conclusione, torna alla grande nei confini di un jazz moderno e contemporaneo, dove dimostra di avere tutte le carte in regola per essere ancora un sicuro protagonista.

Gianni Montano per Jazzitalia












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Data pubblicazione: 12/03/2017

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