Un treno, una locomotiva che stantuffa e sfiata con inconsueta impertinenza.
E già, perché a condurre il convoglio c'è un giovanissimo sassofonista leccese (classe
1981) accompagnato da altri quattro musicisti
tutti pugliesi:
Ettore Carucci al piano,
Marco Bardoscia
al contrabbasso e Alessandro Napolitano alla batteria, ma anche uno tra le
più grandi voci strumentali esistenti:
Paolo Fresu
alla tromba. Ecco l'impertinenza, l'irruenza tipica della gioventù: un venticinquenne
che si "arroga" il diritto di far suonare a
Paolo Fresu
e all'orchestra dello storico Conservatorio salentino Tito Schipa, le sue musiche,
i suoi arrangiamenti e, soprattutto di essere leader. In tal caso l'espressione
dell'arroganza paga e appaga, soprattutto chi ascolta i nove brani contenuti in
questo Legend primo
lavoro da leader Casarano licenziato dalla fremente etichetta
Dodicilune di Lecce.
Di Casarano colpisce lo spirito improvvisatorio sempre esattamente
controllato ed il saper prendere e cedere la nota sia a
Fresu
che a Carucci.
Domina con grazia ed autorità, dirige senza alcuna sbavatura i suoi compagni di
viaggio in un sound variegatamente audace e stimolante.
Le tinte longue di
Legend, esaltate dall'entrare
dell'orchestra a sorreggere sia Casarano che
Fresu
nei soli, evidenziano uno stile elegante e lineare.
Rue de la Tulipe
è densa di arricchimenti ritmici, elasticità e velocità esecutiva ben tessuti dall'elegante
pianismo di
Ettore Carucci, sempre puntuale nel dialogo con Casarano.
The Fall, preceduta
dall'introduzione pianistica, quasi cinematografica, di
Carucci,
è pervasa di una malinconia parigina che si ritaglia nel soprano del leader dalla
pronuncia strumentale impeccabile ed esaltata dal timing di Alessandro Napolitano
che ne sospinge le note senza essere mai intrusivo.
Casarano è imprevedibile:
Larry ha un inizio bop
che, con uno stacco "bianco" diventa mainstream in un sagace gioco di suoni e di
cambi ritmici e descritta dal solo avvolgente e dirompente di
Ettore Carucci
che ben coniuga sentimento e professionalità.
L'inimitabile tromba di
Fresu
apre Coccinella, accompagnato
dall'Orchestra Tito Schipa magistralmente diretta dal M° Massimiliano Carlini
che riesce a far confluire tutte le voci strumentali in unico magma sonoro che
riempie ogni dove.
E' il rispetto dell'armonia, il mantenere viva la melodia che colpisce.
Mai una nota "stonata", mai un frase fuori luogo. Ciò accade anche in
You don't see me nel dialogo
tessuto tra
Bardoscia, ironico al punto giusto, e
Carucci.
Gli strumenti parlano tra loro, ma dialogano con l'ascoltatore sviluppando raffinati
echi del passato, ma mai copiandoli o, come spesso accade, violentandoli.
My head è un brano
vestito di un'eleganza leggiadra che pone in rilievo un fraseggio maturo, musicale
ed al contempo struggente da parte di Raffaele Casarano.
L'intero lavoro è caratterizzato da uno squisito interplay. L'amalgama
dei suoni tra il quintetto e l'orchestra libera una naturalezza espressiva che assegna
maggiore corporalità ad ogni brano. E la giusta chiosa dell'album sono le sonorità
che scaturiscono da O que serà
(a flor da pele), il respiro interno del brano è esaltato dall'intensità
espressiva di
Fresu.
Un lavoro denso di atmosfere, carico di pathos, ma limpido in ogni suo
costrutto.
Alceste Ayroldi per Jazzitalia