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Ed. DODICILUNE 2006

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Raffaele Casarano & Locomotive
Legend


1. Legend
2. Rue de la Tulipe
3. The Fall intro
4. The Fall
5. Larry
6. Coccinella
7. You don't see me
8. My Head
9. O que serà (A flor da Pele)

Paolo Fresu - trumpet
Raffaele Casarano - alto and soprano sax
Ettore Carucci - piano
Marco Bardoscia - bass
Alessandro Napolitano - drums
Alessandro Monteduro - percussion
Giuseppe Bassi - bass (2)
Dario Congedo - drums (2,5)

Orchestra del Conservatorio Tito Schipa
directed by Massimiliano Carlini
arrangements by Simone Borgia (1,2,8) and Fabrizio Piccinno (6)


Un treno, una locomotiva che stantuffa e sfiata con inconsueta impertinenza. E già, perché a condurre il convoglio c'è un giovanissimo sassofonista leccese (classe 1981) accompagnato da altri quattro musicisti tutti pugliesi: Ettore Carucci al piano, Marco Bardoscia al contrabbasso e Alessandro Napolitano alla batteria, ma anche uno tra le più grandi voci strumentali esistenti: Paolo Fresu alla tromba. Ecco l'impertinenza, l'irruenza tipica della gioventù: un venticinquenne che si "arroga" il diritto di far suonare a Paolo Fresu e all'orchestra dello storico Conservatorio salentino Tito Schipa, le sue musiche, i suoi arrangiamenti e, soprattutto di essere leader. In tal caso l'espressione dell'arroganza paga e appaga, soprattutto chi ascolta i nove brani contenuti in questo Legend primo lavoro da leader Casarano licenziato dalla fremente etichetta Dodicilune di Lecce.

Di Casarano colpisce lo spirito improvvisatorio sempre esattamente controllato ed il saper prendere e cedere la nota sia a Fresu che a Carucci. Domina con grazia ed autorità, dirige senza alcuna sbavatura i suoi compagni di viaggio in un sound variegatamente audace e stimolante.

Le tinte longue di Legend, esaltate dall'entrare dell'orchestra a sorreggere sia Casarano che Fresu nei soli, evidenziano uno stile elegante e lineare.

Rue de la Tulipe è densa di arricchimenti ritmici, elasticità e velocità esecutiva ben tessuti dall'elegante pianismo di Ettore Carucci, sempre puntuale nel dialogo con Casarano.

The Fall, preceduta dall'introduzione pianistica, quasi cinematografica, di Carucci, è pervasa di una malinconia parigina che si ritaglia nel soprano del leader dalla pronuncia strumentale impeccabile ed esaltata dal timing di Alessandro Napolitano che ne sospinge le note senza essere mai intrusivo.

Casarano è imprevedibile: Larry ha un inizio bop che, con uno stacco "bianco" diventa mainstream in un sagace gioco di suoni e di cambi ritmici e descritta dal solo avvolgente e dirompente di Ettore Carucci che ben coniuga sentimento e professionalità.

L'inimitabile tromba di Fresu apre Coccinella, accompagnato dall'Orchestra Tito Schipa magistralmente diretta dal M° Massimiliano Carlini che riesce a far confluire tutte le voci strumentali in unico magma sonoro che riempie ogni dove.

E' il rispetto dell'armonia, il mantenere viva la melodia che colpisce. Mai una nota "stonata", mai un frase fuori luogo. Ciò accade anche in You don't see me nel dialogo tessuto tra Bardoscia, ironico al punto giusto, e Carucci. Gli strumenti parlano tra loro, ma dialogano con l'ascoltatore sviluppando raffinati echi del passato, ma mai copiandoli o, come spesso accade, violentandoli.

My head è un brano vestito di un'eleganza leggiadra che pone in rilievo un fraseggio maturo, musicale ed al contempo struggente da parte di Raffaele Casarano.

L'intero lavoro è caratterizzato da uno squisito interplay. L'amalgama dei suoni tra il quintetto e l'orchestra libera una naturalezza espressiva che assegna maggiore corporalità ad ogni brano. E la giusta chiosa dell'album sono le sonorità che scaturiscono da O que serà (a flor da pele), il respiro interno del brano è esaltato dall'intensità espressiva di Fresu.

Un lavoro denso di atmosfere, carico di pathos, ma limpido in ogni suo costrutto.
Alceste Ayroldi per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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