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COMUNICATI
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Etichetta: Abeat
Anno: 2006

dove acquistare e scaricare musica, vendere e proporre la propria musica...
Dado Moroni - Enrico Pieranunzi
Live Conversations


1. Solar (M. Davis) - 14:14
2. St. Thomas (S. Rollins) - 6:11
3. Someday My Prince Will Come (F. Churchill) - 5:03
4. All the Things You Are (J. Kern)/What Is This Thing Called Love (C. Porter) - 19:51
5. Autumn Leaves (J. Mercer) - 19:16

Enrico Pieranunzi - piano
Dado Moroni - piano




Via Pasubio, 6
21058 Solbiate Olona (VA)
tel/fax +39 0331 376380


Diversi motivi spingono a ritenere che questo "Live Conversations" sia uno dei meglio riusciti prodotti che artisti italiani di questo calibro abbiano mai saputo offrire al proprio pubblico. E per lo meno fanno intuire che, nell'incontro dal vivo tenutosi all'Università del Melo di Gallarate, due splendidi Moroni e Pieranunzi, con un gesto dotato di straordinaria naturalezza e spontaneità, imprimono un ben chiaro segno, e duraturo, nel percorso delle produzioni del Jazz italiano; al contempo innovano ed alzano il modello, il significato che una situazione "a quattro mani" può assumere se inserita in un discorso espressivo come quello dell'improvvisazione jazzistica. D'altro canto la scelta di lavorare su standards di confermato successo come i sei qui presentati è indicativa di una volontà di indagare e guardare avanti restando però legati alla più florida e genuina tradizione jazzistica, tributandole ancora una volta importanza capitale, ribadendone il valore.

Scopriamo i due in una veste un po' più energica e forte di quella a cui siamo abituati, forse certo a causa del piacere e dell'evidente entusiasmo che caratterizza il reciproco incontro, ma anche più schiettamente per la mancanza di strumenti ritmici o solisti; un contesto cioè dove il piano è in diritto – ma altresì in dovere – di sfruttare tutta la propria gamma timbrica, di esasperarla e sforzarla. L'approccio agli strumenti infatti è molto fisico, travolgente, e spiazza l'ascoltatore con frequenti sferzate di suoni che si combinano fra loro, mescolando il fraseggio libero dell'uno allo sfondo e alle strutture armoniche dell'altro. In altri momenti però la musica si fa più libera e l'atmosfera rilassata. E' su questi due estremi che i nostri giocano, mantenendo un struttura sottesa determinata proprio da alternanze fra presenza fisica, nervosa, di gesto e movimenti sulle tastiere, e fra passaggi fluidi ed estremamente melodici. Si capisce da un tale tipo di strutturazione, evidentemente non prestabilita quanto piuttosto dovuta all'emotività del momento, come il lavoro sia dominato in tutto e per tutto dalla capacità improvvisativa e creativa dei musicisti. Da questa base difatti i due pianisti sviluppano inarrestabili idee, suggerimenti, spunti che indagano spesso prima individualmente e poi scambiano fra loro, attraverso serrati dialoghi (o appunto "conversazioni") con cui rimaneggiano e rimpastano l'idea originale. Eloquente esempio di questo modo di lavorare è in particolare il primo brano, uno stravolto "Solar". Il tema, come per tutto il resto del disco, appare solo un giocoso pretesto, giusto un punto di partenza di cui, sembrano dire le due voci, in realtà non c'è un bisogno costitutivo. Viene da sorridere durante l'ascolto, proprio a causa di questa rielaborazione estrema, che da un lato riafferma per l'ennesima volta la perpetuità di alcuni standard, dall'altro ne sancisce l'utilizzo come pura materia prima da modellare a proprio gusto sotto qualunque forma, arrivando a risultati quasi parossistici, nel gran finale dell'esecuzione del concerto. L'ultimo lungo brano ("Autumn Leaves") subisce eccezionali mutazioni, arrivando a comprendere in sé l'ellingtoniana "Caravan" o il blues carismatico di "Blue Monk", omaggi a due voci immortali del pianoforte jazz.

Altre volte il riferimento al brano originale è più stretto e rispettato, ma avviene una curiosa alterazione melodica; il tema viene sforzato, stonato e trasposto in continuazione. Il risultato, molto divertente è "St. Thomas", peraltro uno dei momenti più dinamici e travolgenti del disco.

Semplicemente stupendo e di alto livello lirico è poi il lungo brano che include "All the things you are" e "What is this thing called love".

Chi aveva già ascoltato Moroni o Pieranunzi non troverà particolari scarti stilistici nella voce dell'uno o dell'altro rispetto alle produzioni passate: non è su questo che puntano l'attenzione i due pianisti, quanto piuttosto sulla possibilità di costruire attraverso un faccia a faccia un continuo dialogo. "Live Conversations" quindi non si presta tanto ad un ascolto analitico e sezionato (nonostante le due voci siano state isolate sui due canali per permetterne la leggibilità individuale), quanto invece ad una esperienza ludica, squisitamente formativa tanto per il musicista che per l'ascoltatore, in cui è piacevole immergersi e lasciarsi condurre, fare il gioco di chi suona.

Chi non ha avuto la fortuna di ascoltare dal vivo gli sviluppi di tanta creatività al concerto dell'Università del Melo – ma altresì chi questa fortuna l'ha avuta – non dovrebbe perdere l'occasione di ascoltare questo splendido capitolo della carriera di due pianisti che, negli ultimi anni, si stanno affermando come voci principali e conduttrici nel panorama jazzistico italiano e che confermano ancora una volta un talento ed una creatività di altissimo livello.
Achille Zoni per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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