Jazzitalia - The Microscopic Septet: Lobster Leaps In
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Cuneiform Records 2008
The Microscopic Septet
Lobster Leaps In


1. Night Train Express (Horvitz) (4:21)
2. Disconcerto For Donnie (Forrester) (8:03)
3. Lobster Leaps In (Johnston) (4:09)
4. Got Lucky (Johnston) (6:05)
5. Lies (Forrester) (8:35)
6. Life's Other Mystery(Johnston) (6:55)
7. Almost Right (Johnston) (4:01)
8. Money, Money, Money (Forrester) (9:18)
9. Lt. Cassawary (Forrester) (6:11)
10. Twilight Time Zone (Johnston) (5:40)
11. The Big Squeeze (Forrester) (9:53)

Phillip Johnston - soprano saxophone
Don Davis - alto saxophone
Mike Hashim - tenor saxophone
Dave Sewelson - baritone saxophone
Joel Forrester - piano
David Hofstra - bass
Richard Dworkin - drums

Recorded at Peter Karl Recording, Brooklyn, Dec 14 & 15, 2007
Mixed by Jason Candler with Jack McKeever
at the Maid's Room, New York
Mastered by Jason Candler at Silver Sound, New York
Produced by Phillip Johnston
Cover art by Keith Lobue




E' sempre più difficile, in questi ultimi tempi, seguire il percorso artistico di tanti musicisti che, all'insegna dell'eclettismo, esibiscono proposte intellettualmente piuttosto movimentate: talvolta, però, suonare in "totale libertà" può finire per costituire null'altro che una mera ventata conservatrice di livello estetico alquanto modesto. Sembra quasi che ci senta meno liberi, un po' come accadde in alcuni casi negli anni 60-70, quando furono in molti a crearsi impedimenti come se ci fossero cose che non si potevano suonare, la melodia per esempio.



S
ono trascorsi venti anni da quando il Microscopic Septet parve aver lasciato le scene dopo aver dato vita a quattro discussi (e discutibili) albums; francamente non ci si sarebbe aspettato che quel modo di fare musica sarebbe riapparso, con una certa sfrontatezza, proprio oggi che, molto spesso, all'ascoltatore non si chiede d'indagare nei meandri compositivi, d'intuire o di capire ciò che si nasconde dietro al prodotto. Ma tanto richiede "Lobster Leaps In", una prova in definitiva oscura dietro alla brillantezza degli assoli, mille volte sfaccettata a latere di un'apparente semplicità, il cui centro distintivo potrebbe apparire solo fra contrappunti e "mid – tempo", fra la versatilità dei fiati e lo swing del piano.

Il settetto esibisce un approccio gioioso eclissato in un clima "ospitale" in cui smarrire frammenti di puro divertimento che legano lati avanguardistici a percorsi tradizionali gradevolmente quanto inopportunamente originali, almeno nelle intenzioni.

Le influenze più evidenti oscillano in un continuum sperimentale tra anni 80 e 90, fatto che in ogni caso merita attenzione e che unisce un senso di liberazione estetica alla regolarità ed all'attenta occasionalità tipica di certo jazz americano: dal bebop a John Zorn, attraversando Monk, Ayler e soprattutto Frank Zappa (un bel mélange, non c'è che dire), volendo in ogni modo distillare l'essenza "blue" in un sound umoristico che non conosce timori né necessita d'ossequio.

Il jazz ha senz'altro bisogno, per sua natura, d'inventiva e di ironia: la devastante idiosincrasia con la quale la band tesse "quasi melodie" rimanda ad un Dixieland rivisitato secondo armonizzazioni "libere", formalmente brillanti, orchestrate secondo un gusto tipicamente newyorkese, con una particolare attenzione ai "boogies" di Count Basie ed ai pensosi temi di Mingus e Dolphy, di cui comunque in questo caso manca ogni pathos.

Di Basie si diceva. Ebbene, come non può venire alla memoria – per gioco linguistico o per contrasto – il leggendario "Lester Leaps In" che il Count incise con Lester Young nel 1939?
Sette erano anche in quel caso (i due con Buck Clayton alla tromba, Dicky Wells al trombone, Freddie Green alla chitarra, Walter Page al contrabbasso e Jo Jones alla batteria), una formazione tecnicamente molto simile se non identica: cosa mai avrà voluto comunicarci in tal modo il Microscopico Settetto? Un guizzo iconoclasta o forse uno stilismo costruito con arguzia in forme solo all'apparenza dissacranti? Poco commentare resta: hai visto mai che da un contributo tanto modernistico quanto poco attento possa, per antitesi, uscire rafforzato il panorama jazzistico attuale?

Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia








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Data pubblicazione: 12/10/2009

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