| |

via
L. Fioravanti 26
64020 Nepezzano (TE)
Tel./Fax 0861.558611
email:
info@widesound.it
Prorompono quasi con veemenza, già dall'attacco iniziale del cd,
Lode4Joe, non soltanto la notevole intesa fra i
due jazzisti artefici,
Max Ionata
e Luca Mannutza,
ma anche la particolarità dell'adattamento dei brani che furono cavallo di battaglia
del grande sassofonista afro-americano cui l'intero lavoro è dedicato, Joe Henderson.
Un tributo che, come dichiaratamente annuncia il gioco di parole del titolo – che
riprende quello di una grande incisione del sassofonista, "Mode for Joe" – è un'ode
e una lode, una celebrazione ed un ringraziamento dei due – e di tutti coloro che
ne riconoscono la grandezza – per il suo esserci stato.
E non si tratta di uno di quegli album in duo, in questo caso piano e
sax, stucchevoli e sdolcinati che camuffano dietro la coltre dei suffumigi romanticistici
l'innegabile difficoltà di tale combinazione, come dimostrano brani quali
Shade of Jade, Serenity
o Recordame, intrisi di swing fin dentro il
midollo, la spina dorsale ritmica creata propulsivamente da
Mannutza.
E proprio quest'ultima è affrontata con estrema energia, a ritmo sostenuto.
Certo, ci sono anche le pagine più calde e languide di Henderson, come
la mirabile Black Narcissus: e infatti qui il
duo si affida ad un arrangiamento d'atmosfera, con disegni accordali che si compongono
dai tasti sapientemente accarezzati dal piano, note apparentemente cascanti ma invece
rispondenti ad una precisa e chiara linearità armonica. Su di essa, scivola il commento
improvvisativo del soprano di
Ionata,
anzi vi si arrampica, ci si avvinghia dando vita ad un tutt'uno coerente.
Al centro, il brano originale che
Ionata
ha voluto tributare al maestro di jazz, Lode 4 Joe,
una soft ballad che reca in sé tutta la nostalgia di un ricordo, toccante
l'assolo del pianista. E mentre Inner Urge si
avvia in solo sax, con il tenore di
Ionata
che stacca le proprie declinazioni tematiche e lancia l'assist al compagno
per un successivo intreccio di frasi, brevi, strette, scattanti;
Jinriksha si muove invece sulle sfumature vibranti
dello stesso tenore, sorrette dagli arpeggi a tutto (s)piano dell'amico. Quindi
si torna al ritmo incalzante - specie in coda - di Isotope,
per finire con L'astronauta, il sentito omaggio,
questa volta di
Mannutza, al sassofonista dell'Ohio.
Un disco "progettuale", dunque, con un preciso filo logico dietro. «Una
musica, quella del grandissimo sassofonista e compositore Joe Henderson,
che ogni serio appassionato di jazz ben conosce nella sua "muscolosa" versione originale
in quintetto o sestetto, viene qui inaspettatamente riproposta nell'intimità del
duo», come afferma
Maurizio
Giammarco nelle sue linernotes al disco: e non possiamo che essere
d'accordo con lui.
Antonio Terzo per Jazzitalia
Invia un commento
| |