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Red Records, 1999

Maurizio Giammarco, Art Lande,
Piero Leveratto,
Roberto Gatto

Love Ballads

1. The Man I Love (G. Gershwin)
2. I Love You (C. Porter)
3. Lover Man (J. Davis, R. Ramirez, J. Sherman)
4. Lover (R. Rodgers, L. Hart)
5. What Is This Thing Called Love (C. Porter)
6. This Love Of Mine (A. Lande)
7. In Your Own Sweet Way (D. Brubeck)
8. Stella By Starlight (V. Young, N. Washington)
9. French Love (A. Lande)
10. The End Of A Love Affair (E. C. Redding)

Maurizio Giammarco, Tenor & Soprano saxes
Art Lande,
Piano
Piero Leveratto
,
Bass
Roberto Gatto,
Drums

Love Ballads rappresenta una di quelle magie che continuamente si rinnovano nel mondo del jazz: questo cd del 1999 è la storia e il risultato di un incontro musicale, uno di quegli eventi casuali e imprevisti che, però, riescono a lasciare una traccia, anzi le dieci tracce di cui si compone Love Ballads. Tutto prende avvio da una telefonata che Maurizio Giammarco riceve e che gli annuncia il tour europeo di uno dei pianisti più apprezzati da intenditori e musicisti quanto, nonostante una produzione musicale non vasta ma di altissimo livello e ricca di collaborazioni eccellenti, poco noto al grande pubblico: Art Lande. Suonare insieme in qualche serata italiana? Perché no, è la risposta di Giammarco. E sia. Ciò che era forse imprevedibile è il grande successo di quelle serate del novembre 1996 e la perfetta armonia che si venne a creare tra i musicisti: Lande al piano, Giammarco ai sax tenore e soprano, Leveratto al basso e Roberto Gatto alla batteria, lasciatosi entusiasticamente catturare dal progetto all'ultimo momento. Il passo che portò alla registrazione di Love Ballads fu breve quanto naturale. Fu Giammarco stesso a proporre per la registrazione un repertorio di celeberrime love songs e, a giudicare dall'affiatamento del gruppo che si respira nell'esecuzione dei brani, la sua proposta non deve aver incontrato grande resistenza.

Cominciando ad ascoltare la prima traccia, The man I love, ci si potrebbe attendere da Love Ballads una pulita e rispettosa riproposizione dei "soliti" grandi classici dalle melodie ideali per rassicurare l'ascoltatore che non ama le sorprese. Tuttavia, si tratta solo di una prima impressione. Subito l'attenzione è catturata dal fraseggio al piano di Lande, decisamente sorprendente per chi è abituato ad associarlo alle atmosfere colte, rarefatte e sospese dei suoi lavori più noti, uno su tutti il bellissimo Rubisa Patrol (1976) con la ECM. In Love Ballads, il pianismo di Lande è più corposo e denso, sporco di swing e blues: basterebbe ascoltare il piano di Lande nella ritmica e negli assoli di Lover man per crederci.

Meno standard è già l'esecuzione del secondo brano, l'altrettanto celeberrima
I Love you di Cole Porter, introdotta e sostenuta da una serratissima sezione ritmica su cui il sax di Giammarco suona alternando incisività e leggerezza. Giammarco lascia il marchio della sua scelta stilistica nell'intro asciutto ed espressivo di solo sax a Lover, dove emerge pienamente il carattere romantico che ci si aspetterebbe da un progetto intitolato Love Ballads (forse l'avrete già notato, la parola love e suoi derivati ricorre in ben otto delle dieci tracce).

Due vere e proprie chicche sono gli unici due originals del CD a firma Lande:
This love of mine e French love. Queste due brevi ma intense pause di riflessione, di cui la prima è un solo piano, restituiscono agli estimatori del pianista del Colorado le atmosfere più caratteristiche della sua poetica musicale; non meravigliatevi, dunque, se ascoltando French love vi sembrerà di cogliere citazioni di musica classica.

Love Ballads scorre via leggero e piacevole, in equilibrio tra il rispetto dovuto a tali standards senza tempo e le frequenti, ma sempre ben controllate, concessioni all'estro improvvisativo dei musicisti. Quando ci sembra di aver con tale formula sintetizzato il carattere di Love Ballads, proprio all'ultima traccia è consegnata l'esecuzione più irriverente. Soltanto il sax di Giammarco tiene la melodia di The end of a love affair, mentre gli altri musicisti si lanciano in dissonanti improvvisazioni free, rumorose e teatrali, che sembrano aprire uno squarcio volto a dissacrare la rassicurante visione romantica dell'amore con cui Love Ballads accompagna l'ascoltatore fino ai due inattesi minuti conclusivi.
Dario Gentili per Jazzitalia



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Data ultima modifica: 05/01/2008

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