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Due o tre
cose in margine a World Ensemble Il "World Ensemble" nasce da un'esigenza precisa, maturata nel corso degli anni, da un'incisione all'altra, di comporre della musica in cui le percussioni avessero una parte importante, al punto di determinare la direzione stilistica di un pezzo.
Un giorno mi sono chiesto: se un musicista viaggia per il mondo, vede cose, ascolta musica diversa, ed ogni volta rimane coinvolto dalla bellezza dei suoni, delle atmosfere, dei linguaggi, come può continuare a dividere e "spezzettare" la sua cultura in dischi separati? Non ho mai considerato la "World Music" solo come genere etnico limitato a regioni e tribù, no! Il linguaggio che unifica tutti i generi è la musica, il compositore ha il dovere di riassumere e codificare tutto ciò che ascolta attraverso il suo modo di scrivere, perché uno stile proprio è in grado di avvicinare ed assimilare i generi più lontani. La cultura ed il progresso artistico nascono dall'unione e dall'approfondimento di culture diverse. La purezza stilistica è amore per il passato, accettabile in senso romantico, ma assai limitante come realtà musicale dell'uomo moderno. Tra
queste considerazioni, che mi hanno accompagnato per dischi e concerti, si è
fatta strada l'idea del "World Ensemble", di un gruppo di musicisti che
collaborassero ad una serie di dischi - per il momento tre - in cui si
attraversano confini musicali da una parte all'altra del globo e che suonino
semplicemente per trasmettere ricordi, viaggi, piaceri musicali che da anni.
Quelli che mi accompagnano e che, davvero non so perché, anch'io ho sempre
diviso tra loro.La prima magnifica esperienza di questo tipo è stata con Linea C, il trio formato con Walter Calloni e Stefano Cerri (e numerosi ospiti). ![]() In
"Linea di confine"
e "Mappa di un
possibile viaggiatore"
i confini si infrangono, la musica si arricchisce di significati opposti, di
valori profondi; il viaggio ha inizio con le "scatenate battaglie" di un
trio virtuoso su tappeti esotici che accompagnano il tutto. L'esperienza con Linea C è stato un fecondo terreno di ricerca, durato quasi sette anni, che mi ha portato al "World ensemble", più orchestrale e più "classico" (le virgolette sono d'obbligo), ma sempre influenzato da altro: jazz, samba, etno, tango, salsa e così via...Paragono il World Ensemble ad un viaggio su una nave del futuro, non troppo veloce, nel quale le immagini e la musica si fondono nella fantasia di chi ascolta. ![]() Fino
ad ora i viaggi sono stati tre, li ho intitolati "Mondo",
"Sole"
e "Luna"
e sono stati prodotti da Symphonia Sim che nella figura di Giampaolo
Abbondio, mi ha aiutato credendo e sostenendo questo progetto.
Le percussioni offrono lo stimolo principale ed in questi dischi hanno collaborato tre illustri musicisti del settore: Daniele di Gregorio (Mondo), Jorge Gonzalez (Mondo e Sole) e Marco Fadda, che ha suonato in tutti e tre e che dell'ultimo è il principale ed unico responsabile ritmico. Anche Fadda naviga con le sue percussioni attraverso i mari ritmici di tutto il globo e per questo è diventato un elemento fondamentale del "World Ensemble". Gli archi sono un'altro elemento costante dei tre lavori; si inseriscono attraverso i temi o sono protagonisti della scena con brani scritti appositamente per loro, musica da camera ad "esplorazione" libera, a volte un po' romantica: ma come si fa a non esserlo con degli strumenti così antichi? Massimo Spinosa è l'esperto del virtuale, (ogni viaggio si compone anche di una parte sonora che si inventa con le macchine e con la fantasia). I suoni, gli effetti sanno creare stimoli diversi, fantastici, perché quando il nostro orecchio affronta l'ignoto reagisce in modo sorprendente. I motori ritmici virtuali sono spesso parete integrante dei percussionisti in carne ed ossa e li stimolano per lunghi percorsi. I campionamenti danno l'immagine più precisa: se ascolti una pecora non pensi ad una nave spaziale, e mi hanno aiutato a dirigere il pensiero ad un punto di partenza ben preciso, indico il via e poi lascio carta bianca all'ascoltatore. Il pianoforte è il mio strumento e a volte mi piace suonarlo da solo, in modo romantico ed ironico. Le tastiere sono un "divertissment", snobbarle sarebbe sciocco: danno colore alla musica e un Do maggiore con un bel suono produce ancora il suo bell'effetto! Riflessioni sul "World Ensemble" a parte, mi domando ora: non sarebbe il momento di fare qualcosa anche dal vivo? Massimo Colombo
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