Jazzitalia - Recensioni - Carlo Aonzo: Mandolitaly
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            ADJÀ QUINTET (gruppo)
            ALESSI Piero (batteria)
            CAGNETTA Mariangela (voce)
            CRISTOFARO Gaetano (sax e clarinetto)
            DILIBERTO Silvana (voce)
            DIMONTE Pippi (contrabbasso)
            FINOCCHIARO Franco (contrabbasso)
            GAETA Walter (pianoforte)
            INDRA (gruppo)
            LAVIANO Alfredo (batteria e percussioni)
            LEOFREDDI Antonio (viola)
            MAZZA Giovambattista (chitarra)
            MECENERO Maurizio (chitarra)
            RICCIU Daniele (sax)
            RIVA Marco (polistrumentista)
            ROBERTO Davide (percussioni)
            SILVA JOLY Raquel (chitarra)
            THE JIM DANDIES (gruppo)
Carlo Aonzo
Mandolitaly



Felmay, 2019

1. Nel Blu Dipinto di Blues
- Volare (D. Modugno)
2. Ma Se Ghe Pensu (A. Margutti)
3. Baci in Quantità
- Ba Ba Baciami Piccina (L. Astore)
- Un Bacio a Mezzanotte (G. Kramer)
4. Roma
- Arrivederci Roma (R. Rascel)
- Roma Nun Fa la Stupida Stasera (A. Trovaioli)
5. Mazurka Sentimentale (C. Munier)
6. Marcia Eroica (C. Munier)
7. Voce 'e Notte (E. De Curtis)
8. Taranta Steps
- Tarantella (R. Calace)
- Giant Steps (J. Coltrane)
9. Da un Balcone Ungherese (N. Bruzzone)
10. Pagliaccio (Carosello) (traditional)
11. Toccata in La Maggiore (Intervallo) (P. D. Paradisi)
12. Nebbi'a la Valle (Amara Terra Mia) (traditional)
13. Trinacria Suite
- Tarantella (traditional)
- Ciuri Ciuri (F. P. Frontini)
- Vitti na Crozza (F. Li Causi)
14. Madunina On Broadway
- O Mia Bela Madunina (G. D'Anzi)
15. Clara's Suite
- Vulcano (M. Cavallari)
- Oh, Katia! (traditional)


Carlo Aonzo - mandolino
Lorenzo Piccone - chitarra
Luciano Puppo - contrabbasso e basso elettrico

Ospiti:
Claudio Bellato - chitarra e arrangiamento (track14);
Tommaso Bellomore - marranzano(track13);
Rodolfo Cervetto - batteria (track3,14);
Antonio Marangolo - sax tenore (track4);
Ismaila M Baye - percussioni africane (track 8);
Fabio Rinaudo - Cornamuse, flauto dolce e tin whistle (track 12 e 13);
Daniele Sepe - sax soprano (track 8);
Ike Stubblefield - organo hammond (track1);
Riccardo Tesi - organetto diatonico (track 2);
Riccardo Zegna - pianoforte e arrangiamento(track2)


Non capita spesso di imbattersi in dischi come questo, dove la piacevolezza di tratto, la capacità di evitare gli stereotipi senza uscire dal seminato, l'abilità di creare musica gradevolissima, divertente, ma al contempo seria nell'impostazione, convivono adeguatamente. In "Mandolitaly" è racchiuso tutto questo e anche qualcosa di più a saperlo cercare. Protagonista dell'incisione è il trio di Carlo Aonzo, un musicista che ha deciso di fare jazz, e non solo, con il suo mandolino e non si è preoccupato di dover combattere i pregiudizi legati ad uno strumento connesso fortemente ad un certo repertorio sentimentale un po' di maniera. Aonzo ha tirato dritto per la sua strada con convinzione e tenacia, e i fatti gli stanno dando ragione, raccogliendo egli consensi non solo nel suo paese d'origine, ma in tutto il globo.

L'artista savonese ha affrontato in passato le composizioni di Vivaldi con un ensemble allargato e con il trio si è avventurato, poi, in giro per il mondo nel precedente "A Mandolin journey", un viaggio ad ampio raggio, dal vecchio al nuovo continente e ritorno al punto di partenza. Con questo album l'itinerario è più circoscritto. In "Mandolitaly" si omaggiano, infatti, una serie di classici del songbook italiano, alcuni veri e propri inni di città o di regione, altri meno celebri e celebrati, ma sempre assai noti. Per compiere questo affascinante percorso al trio si sono aggregati fior di musicisti selezionati ad hoc, che hanno aggiunto sapori e fragranze ad un menù già di per sé invitante.

In "Nel blu dipinto di blues", brano di apertura del cd, è ospite Ike Stubblefield, un maestro americano dell'organo hammond, che conferisce accenti "reggae" ad una versione condotta per il resto su più registri, con cambi di tempo e di atmosfera di refrain in refrain. Riccardo Zegna, da buon ligure di adozione, da parte sua, aggiunge delicatezza e variazioni sincopate ad una "Ma se ghe pensu" aggraziata e swingante. "Baci in quantità" procede a passo spedito con il propellente ritmico della batteria di Rodolfo Cervetto, che accompagna questi motivi dell'anteguerra con il giusto piglio vintage richiesto.

L'autorevole sax di Antonio Marangolo interviene nel medley dedicato a "Roma", con aria sorniona e passo felpato, perfettamente in carattere con la fisionomia delle canzoni scelte. Riccardo Tesi impreziosisce, invece, con il suo organetto diatonico, un must del ballo liscio come "Mazurka sentimentale", opera di Carlo Munier, famoso mandolinista napoletano dell'ottocento, condotta abbastanza letteralmente, con felici dialoghi fra l'ospite toscano ed il padrone di casa.  Il sax soprano di Daniele Sepe solca con la sua carica prepotente "Taranta steps", un curioso e geniale accostamento, solo apparentemente azzardato, fra la nostra tarantella e uno delle composizioni più note di Coltrane, appunto "Giant Steps". Per procurare sostanza e corpo al pezzo si introduce in questa take pure Ismaila Mbaye, ferrato e fantasioso percussionista senegalese.

Il polistrumentista e studioso del folklore nostrano Fabio Rinaudo, si inserisce con flautini e cornamuse in "Amara terra mia" e in "Trinacria suite", per riaffermare il legame con la tradizione, intendendo, ad ogni buon conto, andare oltre. E' sulla stessa lunghezza d'onda pure Tommaso Bellomore, specialista dello scacciapensieri, impegnato a riproporre il suono tipico dell'isola in questo contesto. Claudio Bellato proietta, per contro,"Oh mia bela Madunina" nella patria del musical, Broadway, per mezzo di un trattamento "old fashioned", molto americano. Nelle altre tracce, prive di guest star, imperversano il mandolino virtuoso di Aonzo e i suoi due partners, abili nello star dietro alle evoluzioni, a volte acrobatiche, dello strumento principale e a garantire un sostegno ritmico e armonico in linea con quanto elaborato dal leader del trio.

Per realizzare "Mandolitaly", come ha confessato Carlo Aonzo, è stato necessario un lavoro lungo e meticoloso, al fine di mettere insieme tutti i tasselli dell'opera ed evitare le soluzioni scontate, sempre possibili dovendo affrontare un repertorio così battuto. Tanta passione per la materia e altrettanta abnegazione hanno contribuito a produrre un lavoro intelligente, fresco e di fruizione sicuramente accessibile a tutti.

Gianni Montano per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 19/01/2020

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