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EGEA Records & Distribution
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12037 SALUZZO (CN)
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Vi ricordate l'aforisma di Massimo Troisi secondo il quale, dopo
un' opera prima particolarmente ben riuscita, bisogna affrettarsi a sbagliare la
seconda per poi passare subito alla terza? Questo teorema viene clamorosamente confutato
dal secondo disco della formazione guidata da
Raffaello
Pareti, che rispetto al primo ("Il
circo" – Egea, 2003) è
altrettanto bello e, per certi aspetti, più ricco.
Il gruppo, in questo nuovo lavoro, è supportato da
Stefano
Bollani (piano in La danza di Zoe,
Missing e Valà
Ralboni), Walter Paoli (percussioni in
Drost nià) e prevede il passaggio di
Antonello
Salis al piano preparato in Ulisse
e Yusif. Nonostante ciò comporti, rispetto
al disco precedente, arrangiamenti più articolati e una formazione un po' meno "atipica",
in "Maremma" non vengono meno la freschezza e la vivacità. Sembra, anzi,
che l' autore, prevedendo anche momenti di improvvisazione collettiva, si sia divertito
ancora di più a sperimentare tutto quello che è possibile fare avendo a disposizione
un tale amalgama di fuoriclasse.
Del resto in questo disco si conciliano anche altri opposti: ad esempio
il suono meraviglioso del sax soprano di
Stefano
Cantini è chiarissimo ma contemporaneamente "scuro" (chi ha vissuto
intensamente la Maremma ritroverà nella title-track tutte le sensazioni, rumori,
colori e odori di questa terra), e lo stile di
Bollani
è come sempre impeccabile e contemporaneamente scanzonato. Mi riferisco, inoltre,
ai fraseggi cantabili e stralunati di
Antonello
Salis, che ha un approccio lirico ma contemporaneamente ………"free".
Raffaello
Pareti si conferma autore degno di massimo rispetto per la sua capacità
di scrivere Musica bella al di sopra di qualunque classificazione: nei panni del
commerciante che deve decidere in quale settore esporre questo disco mi troverei
in serie difficoltà, e alla fine credo che lo includerei tra le "colonne sonore
autosufficienti", cioè quelle di per sé capaci di evocare immagini senza alcun
bisogno di essere abbinate a un film.
E' difficile scegliere tra i brani: segnalo Valà
Ralboni, ironica citazione dello stile
Rava-Bollani
(dei cui cognomi il titolo è, appunto, l' anagramma) e
Drost nià, rocambolesca improvvisazione in 11/4 "sdrammatizzata"
dal gramelot finto-sovietico sul solo centrale di
Salis.
In conclusione, chiunque intenda per "jazz" una musica un po' noiosa fatta
da occhialuti intellettualoidi depressi troverà che questo disco sicuramente non
è jazz. E può darsi anche che effettivamente non lo sia...il "chissenefrega" è d'
obbligo.
Gianni Rubolino per Jazzitalia
| 24/10/2006 | Stefano Bollani, Rita Marcotulli, Andy Sheppard, Bobo Stenson tra i protagonisti del Brugge Jazz 2006 (Thomas Van Der Aa e Nadia Guida) |
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