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Faden Piano Trio
Mehr Als Leben



Blue Tatoo Music (2012)

1. Cumbre del doblar
2. Zagare
3. Più che vita
4. Orizzonte d'aspettativa
5. Arjuna's First Battle
6. Una certa nota grave
7. Cronoterapia

Pier Marco Turchetti - pianoforte
Adriano 'Rujio' Rugiadi - basso fretless
Stefano Calvano - batteria


Viene da chiedersi: dove sono nascosti questi tre discoli? Sono tedeschi? A dispetto del nome e del titolo, no: italiani doc. E, per l'esattezza, romagnoli. Il maitre a penser, Pier Marco Turchetti pianista che firma i sette brani (con la complicità degli altri due compagni) è di Bagnocavallo (vicino Ravenna), così come Adriano "Rujio" Rugiadi, mentre del capoluogo di provincia è Stefano Calvano. Anagrafica a parte, tocca capire perché questo disco suoni nelle lettere così tedesco. In fondo, la colpa si dovrebbe addebitare a Turchetti: filosofo (con tanto di laurea e non per scherzo), germanista (traduttore di Franz Kafka), pittore e poeta, nonché esperto di arti marziali. E, guarda un po', la sua tesi di laurea verteva su Paul Celan, poeta rumeno francofono che compose anche "Fadensonnen", letteralmente "soli di filamento" (dovrebbe essere una metatesi di "Sonnenfaden" filamenti di soli). Di qui ecco spiegato il nome del trio.

"Mehr Als Leben", il titolo affonda le radici nel pensiero di Georg Simmel, anch'egli ebreo come Celan, ma berlinese di nascita (chi mastica d'economia potrà ricordare la sua opera "Filosofia del denaro").

Be' in questo disco di vita ce ne è tanta, a iosa. Parte dalla musica classica più "ribelle", quella percussiva di Bela Bartok, che fa capolino in "Zagare" tornita dall'incisività del basso senza tasti di Rugiadi, pastoso, elastico che contrappunta, cesella e spinge Turchetti sul perfetto timing di Calvano.

Si menziona il romanticismo russo, veemente fuso con l'improvvisazione più fantasiosa nel periodare ritmico ispanico di "Cumbre del doblar". I cambi di struttura e la metrica sempre in bilico, ma lineare e senza inutili colpi di scena, sono nel dna del trio, che ordisce una musica penetrante, ricca di tensioni ("Una certa nota grave"). Si aprono spazi sempre nuovi e freschi nel crescendo ritmico di "Cronoterapia" con il timbro che sembra esplodere e va a chiudersi con una gioiosa e martellante improvvisazione collettiva, a suggellare un disco piovuto da un altro pianeta.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 02/09/2012

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