Jazzitalia - Anthony Braxton Quartet: Mestre 2008
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            ROBERTO Davide (percussioni)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            TATONE Angelo (chitarra)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)
Anthony Braxton Quartet
Mestre 2008



Caligola (2012)

1. Composition 367c - 64:19
2. Encore (Mestre) - 3:04

Anthony Braxton - sax soprano, sopranino, contralto, clarinetto contrabbasso, elettronica
Taylor Ho Bynum - cornetta, flicorno, tromba piccola e basso, trombone a pistoni
Mary Halvorson - chitarra elettrica
Katherine Young - fagotto


Esce per la Caligola record questo lavoro registrato a Mestre nel 2008. E' bene subito precisare che la maggior parte delle incisioni del compositore afroamericano negli ultimi anni sono riprese dal vivo. Non è per la novità che si segnala il disco, né per l'inserimento di qualche ospite nel suo gruppo abituale. Troviamo, infatti, Braxton alla testa del "Diamond Curtain Wall", un quartetto che rappresenta una formazione più condensata del suo consolidato ottetto. Sono musicisti, cioè, con cui la collaborazione è piuttosto consueta.

Perché ha avuto senso, in sintesi, divulgare questa registrazione? Prima di tutto per la qualità sonora delle varie tracce. Avvezzi ad ascoltare dischi live della Leo Records importanti come documenti, ma sovente non impeccabili come qualità di incisione, si rimane meravigliati, in positivo, per la pulizia, il nitore, la differenziazione netta fra i vari timbri che si evidenzia sentendo questo disco. Poi, come ogni improvvisatore che si rispetti, il polistrumentista non replica mai il suo programma. Anche in questo caso la composition 375 c non è stata più riproposta. Questa è, perciò, una testimonianza importante del percorso artistico dell'ideatore della "ghost trance music".

Nella città del Veneto sono con lui quattro musicisti di grande personalità che con il sassofonista riescono a instaurare uno scambio, un'interazione sempre pulsante e viva in grado di attuare il suono tipico delle band di Braxton. La riconoscibilità appartiene ai grandi del jazz e si può affermare tranquillamente che la cifra stilistica del musicista chicagoano lo distingua indiscutibilmente da tutti gli altri.

Il modo di scrivere di Braxton lascia parecchio spazio ai solisti. Prevede delle strutture aperte su cui i musicisti improvvisano in modo compositivo. I ruoli non sono definiti una volta per tutte. Ogni strumentista può prendere iniziative o seguire la strada tracciata dai partner. Come scrive Luigi Onori nelle note di copertina del cd, in questa maniera si effettua una specie di "democrazia sonora". Qui, ad esempio, la base è, spesso costruita con impalcature robuste prodotte dal live electronics.
Il fagotto di Katherine Young, da parte sua, opera da strumento basso costituendo una peculiarità timbrica sfiziosa.
Mary Halvorson è protagonista assoluta in ogni frangente con il fraseggio asciutto della sua chitarra, i suoi arpeggi concordanti o discordanti, a volte dolci, altre volte acidi, con strappate forti e maestose o punteggiature, piccoli arabeschi, piazzati lì a commentare con proprietà l'elaborazione dei solisti.
Braxton imperversa con tutti i suoi strumenti. Accompagna e suggerisce. Si lancia in vorticose sequenze di note staccate o trascinate. Riprende un'idea, un motivo, lo spolpa, lo ripete per un lungo lasso di tempo, lo lascia e lo riacchiappa, lo porta fino al parossismo.
Taylor Ho Bynum, di converso, suona la tromba con e senza sordina e si trova a meraviglia nel ruolo di alter ego delle ance, producendosi in una continua ricerca di effetti sonori attinenti alla composizione, spingendosi in alto o ripiegando in basso, facendo risaltare il soffio, la fatica, la concentrazione assoluta nel dialogare con il "Maestro".

Dopo fasi concitate e sovraesposte, all'improvviso, in momenti ben marcati, le acque si placano e pare di essere in presenza di un quartetto da camera, ma di un camerismo decisamente libero.

Insomma c'è da essere grati alla Caligola Records per averci fatto conoscere questa tappa sicuramente significativa della mastodontica opera omnia del sassofonista americano, uno che non si ripete mai e che aggiunge ogni volta qualche elemento in progressione rispetto a quanto realizzato in precedenza.

Gianni Montano per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 15/07/2012

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