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Massimo Colombo
Mondo

1. Il volo di Icaro
2. Arabesca
3. Gardel
4. Lindo
5. 999
6. Kupenda
7. Everest
8. Miranda
9. Marco Polo
10. Impala
11. Nostalgia
12. Carezze a passeggio
13. Notti in blu
14. Sonata libera n. 1 op. 301 (per pianoforte)

Marco Micheli: contrabbasso
Jorge Gonzalez Rodriguez, Marco Fadda:
percussioni
Daniele Di Gregorio:
marimba, percussioni
Gendrikson Mena "Puchi":
tromba
Mario Arcari:
oboe, corno inglese, shanai
Giancarlo Parisi:
flauto traverso, flauto dolce, flauto di canna, chalumeau
Michael Rosen:
sax tenore, soprano
Marco Brioschi:
tromba, flicorno
Lorenzo Natalini:
chitarra classica
Massimo Colombo:
pianoforte, tastiere
Yota Pentzouridou, Yoice Olala:
voci narranti
Carmen Iodice:
voce recitante
Massimo Spinosa:
programmazione
Luca Campioni, Serafino Tedesi, Paola Isabella Lopopolo:
violino
Daniele Pagella:
viola
Andrea Anzalone:
violoncello.



Note di viaggio
Intervista a Massimo Colombo a cura di Guido Festinese
World Music gennaio 2001

Massimo Colombo, nato a Milano nel 1961, è uno dei nomi importanti del jazz italiano al confine tra famiglie di note in genere considerate entità autonome. Le sue composizioni spaziano dagli studi per pianoforte solo a classici trii jazz col pianoforte, da partiture per organici cameristici a brani assai evocativi in cui emergono tasselli e profumi di musiche etniche contemporanee, tradizionali o meno. Con Stefano Cerri e Walter Calloni ha dato vita nel '93 al gruppo Linea C, un ensemble che riesce a coniugare l'amore per il jazz rock compatto, filante e intelligente dei Weather Report e quello per la world music. Il tema del mosaico di note che avvolgono il pianeta torna nell'ultimo, programmatico lavoro, Mondo, in cui il pianoforte e le tastiere di Colombo incontrano le percussioni di Jorge Gonzalez Rodriguez, Marco Fadda e Daniele Di Gregorio, l'oboe, il corno inglese e lo shenai di Mario Arcari, il contrabbasso di Marco Micheli, e tanti altri protagonisti di una scena sempre assai vitale, anche se poco considerata dai grandi media. Un musicista viaggiatore, Colombo, e da qui prende le mosse la prima domanda.
Nei tuoi lavori, e in quelli con Linea c, torna con insistenza il tema del viaggio. Sei stato un po' ovunque. Quando e come viaggi? Dove hai avuto le sensazioni più confortanti, e dove quelle che ti hanno più aiutato nel tuo personale archivio della memoria musicale?
E' vero che gran parte dei lavori che ho realizzato sono dedicati ai viaggi ed è vero che, se non avessi visitato altri continenti e ascoltato la musica locale, probabilmente mi sarei fermato al jazz o alla musica classica. Ho iniziato a viaggiare da quando ho conosciuto mia moglie: la vera viaggiatrice è lei. Arrivato sul posto registro tutto quello che mi piace, acquisto cassette, parlo con musicisti del luogo, magari compro anche piccoli strumenti che poi suono in qualche brano. Un particolare interesse l'ho sempre avuto per i paesi arabi, per l'intonazione delle loro scale, per la melodia così fiorita, per i ritmi percussivi, per l'incanto dei loro paesaggi. Il periodo giusto per viaggiare cambia ogni volta, quando arriva la voglia se ne incomincia a parlare e poi si va. In questo momento mi piacerebbe visitare Israele. Una sensazione confortante l'ho avuta nel parco del Ngoro-Ngoro in Tanzania, guardando un cielo stellato pieno di disegni luccicanti in un silenzio che pareva innaturale; intorno natura, animali e profumi di terra: straordinario! In India, sul Gange, è stato bellissimo ma mi sono sentito confortato dall'idea di abitare a Milano. Il Marocco è una terra che ti accoglie e ti culla, sembra quasi di vivere in una fiaba per la luce che ti circonda. Là ho fatto alcune scoperte preziose, ma ne sono un po' geloso.
Sei uno dei musicisti che si muovono con più facilità tra organici cameristici e classici, combo jazz, lavori in solo, collaborazioni "trasversali". A cosa è dovuta questa facilità?
Alcuni anni fa nel giro di una settimana mi è capitato di registrare un cd con l'orchestra Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti, contemporaneamente di eseguire un concerto di standard con un trio di jazz e uno basato su colonne sonore; in più un concerto d'organo con cantante lirica soprano, una serata di world music con Linea C e, per finire, un concerto con il quartetto di Tino Tracanna che mi disse: "quella del musicista è una attività davvero schizofrenica!" Sono d'accordo: ancora oggi è così, anche se una settimana simile è rimasta un simbolo. Facilità e conoscenza viaggiano (anche loro) insieme.
Risulta evidente, dalle citazioni dei tuoi brani, che sei un forte e curioso lettore; Quale lettura negli ultimi anni ti è sembrata più rilevante?
Cito tre titoli: Asia di Tiziano Terzani, un gran giornalista che racconta gli eventi della storia asiatica vissuti in prima persona, la trilogia di Asimov e La donna che morì dal ridere di V. S. Ramachandran, un noto docente di neuroscienza.
I tuoi lavori accolgono spesso grandi percussionisti. Uno per tutti: Naco, lo sfortunato inventore di ritmi e strumenti cui hai anche dedicato gli arrangiamenti di The Great Naco Orchestra. Come lo ricordi? E cosa pensi di Marco Fadda, che spesso "colora" i brani dell'ultimo Mondo?
Naco è stato un grande amico e senza dubbio devo a lui l'amore per le percussioni. Lo ricordo in ogni lavoro che riesco a portare a termine. Marco Fadda è un percussionista completo ed è tipico del suo modo di fare la proposta continua di idee e spunti. Ha un sacco di magnifici strumenti che suona con perizia e mi piace anche il suo gruppo Avarta.
A quale figura del jazz più "aperto" ti senti vicino, a livello internazionale e a livello locale?
A livello internazionale mi sento vicino ad Egberto Gismonti del quale conosco parecchia musica; è magnifico il miscuglio tra classica e radici popolari della sua terra, che è il Brasile. Inoltre, ha una capacità che gli invidio moltissimo: sa suonare pianoforte e chitarra, oltre a saper comporre per qualsiasi organico. Dei "nostri" mi piace ciò che scrive Emilio Galante, col quale collaboro da quest'anno. E' un compositore classico che si è avvicinato alla cultura jazzistica con un suo stile particolare. Il suo cd Sciare di fuoco (BMG Ricordi) è molto interessante. 
Linea C lavora dal vivo, e forse dal vivo esprime il meglio della propria forza. E' sensato pensare a un live' al di là di tutte le tristi faccende che condizionano in Italia il mercato delle "altre" musiche?
Nel corso degli ultimi anni abbiamo raccolto del materiale live, anche con qualche ospite. Dopo aver inciso Salti ed assalti abbiamo fatto diversi concerti dal vivo con registrazioni, dalle quali credo scaturirà presto un cd.
Cosa non ti stanchi di ascoltare?
Decisamente Over the Rainbow suonata da Jarrett, i quartetti d'archi di Villa Lobos, Weather Report, Paul Hindemith, per citare le prime cose che mi vengono in mente…
La citazione, il frammento, il campione, il ricordo di un suono: tu usi spesso questi materiali. E' un discorso che intendi approfondire?
Credo che non sempre per trasmettere o tradurre determinate sensazioni sia necessario ricorrere ad una composizione musicale vere e propria. Il campione, o frammento, rappresenta per me una pennellata di colore che aggiunge movimento e vita alla musica. Può trovarsi in qualsiasi punto e sorprendere, accecare. E' un discorso che mi interessa e che approfondirò senz'altro anche in futuro.


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COMMENTI
Inserito il 27/3/2012 alle 5.34.53 da "EinarSanedorf"
Commento:
Llevo meses buscando sin éxito el CD Mondo de Massimo Calombo. ¿Puede alguien proporcionarme al menos el tema número 3 titulado "Gardel". Muchísimas gracias.

Atte,

Einar Sanedorf.
 

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Data pubblicazione: 04/03/2001





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