Jazzitalia - Recensioni - Roberto Magris Septet: Morgan Rewind: a tribute to Lee Morgan Vol. 2
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            FABBRINI Franco (contrabbasso)
            FUMO Marco (piano)
            GALATRO Francesco (contrabbasso)
            INTUITION QUARTET (gruppo)
            LI VOTI Dario (batteria)
            MUZZU Manuel (basso elettrico)
            PANTALEO Gianluca (basso e contrabbasso)
            PANTIERI Filippo (piano)
            PILATO Frank (chitarra)
            PISANELLO Donatello (chitarra)
            RAVERA Leo (piano)
            SIRAGUSA Nino (chitarra)
            SPARTà Gaetano (pianoforte)
            VISCARDI Paolo (chitarra)
Roberto Magris Septet
Morgan Rewind: a tribute to Lee Morgan Vol. 2



JMood Records (2014)

CD 1:
1. A Bid for Sid (Morgan)
2. Exotique (Morgan)
3. Blue Lace (Morgan)
4. Cunning Lee (Morgan)
5. The Sixth Sense (Morgan)
6. Soft Touch (Morgan)
7. Gary's Notebook (Morgan)

CD 2:
1. Speedball (Morgan)
2. Libreville (Magris)
3. Get Yo'Self Togetha (Morgan)
4. A Summer Kiss Magris)
5. Zambia (Morgan)
6. Helen's Ritual (Morgan)
7. Audio Notebook

Hermon Mehari - tromba
Jim Mair - sax tenore, sax soprano, flauto
Peter Schlamb - vibrafono
Roberto Magris - pianoforte acustico
Elisa Pruett - basso acustico
Brian Steever - batteria
Pablo Sanhueza - conga e percussioni


Dopo la performance in trio del 2013, il versatile Magris dirige un ensemble di sette elementi per omaggiare la figura di Lee Morgan, trombettista nero dalla carriera tragicamente interrotta. Questa volta gli dedica un doppio album, un'impresa ambiziosa ma ben calibrata, soltanto tredici brani riarrangiati, fra le cui maglie s'intuisce il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato, la nostalgia per questa scapigliata figura dell'hard bop (equivalente a Chet Baker nel cool), che affrontò la disonestà dei produttori, fece causa comune con le Pantere Nere, e trovò infine una morte violenta a causa del suo disordinato stile di vita. La sua figura, racchiude splendori e miserie dell'America nera fra gli anni Cinquanta e Settanta, ancora vittima di pregiudizi e ostilità. Idealmente, Magris le rende omaggio attraverso la figura di Morgan, e nella scelta dei brani opta per il periodo "africano" del trombettista di Philadelphia, caratterizzato da forte ritmicità, e sonorità tribali, aggiungendovi pochi, sapienti tocchi dal sapore contemporaneo, che ne fanno altrettanti caleidoscopici punti di vista sull'America del XXI Secolo.

Nel primo dei due cd, la piacevole ruvidezza della versione originale di A Bid for Sid, Exotique, Soft Touch, con il prevalere della tromba, è addolcita dal vibrafono di Schlamb, che s'inserisce sin dall'inizio con sequenze che danno l'idea della pioggia di primavera. Mehari, da parte sua, segue scrupolosamente lo spartito di Morgan, incalzato però da una batteria più potente e cadenzata. Questa, infatti, accentua il sapore tribale delle tracce. Anche il fraseggio del pianoforte viene accelerato nel ritmo, e ampliato nella scala cromatica.

Magris e soci donano una nuova freschezza ai brani di Morgan, stemperandone lievemente la cupezza originale, diretto richiamo alle ombre del mancato, democratico American Dream. Interessante e frizzante aggiunta, le conga, che soprattutto in Soft Touch rimandano alle sperimentazioni di sapore africano.

In apertura del secondo cd, è coinvolgente la rilettura di Speedball, introdotta da una vibrante batteria, e un tempo leggermente accelerato, che accentua l'irriverenza e la vitalità della composizione. Il personale omaggio di Magris al jazz dalle influenze tribali di Morgan, lo si ritrova in Libreville, aperta dalle conga - accompagnate da un pianoforte sornione -, e proseguita da un fraseggio di tromba e sax che riporta all'hard bop. Su corde più romantiche, invece, l'altra composizione di Magris, A Summer's Kiss, incentrata sul suggestivo, pacato dialogo fra tromba e percussioni cadenzate, inframezzato qua e là da frasi pianistiche. Ad aggiungere il consueto "tocco celestiale", marchio dell'intero album il vibrafono di Schlamb.
L'orgoglio nero di Morgan emerge nella vivace Zambia, il cui ritmo frenetico allude al risveglio post-coloniale dell'Africa alla metà degli anni Sessanta, un brano del quale Magris mantiene l'atmosfera originale, aggiungendo soltanto l'introduzione con le conga, e frasi di vibrafono lungo lo sviluppo.

L'album non è caratterizzato da particolari slanci creativi, o stravolgimenti degli originali, perché, appunto, intende essere un fedele omaggio a questa poco etichettabile figura del jazz, e, a suo modo, simbolo dell'America nera della metà del secolo scorso. Un "grande Gatsby" di colore, cui lo avvicinano lo stile di vita e la tragica fine.

Un articolato e raffinato doppio album, che, come un edificio dalle molteplici stanze, deve essere scoperto con la dovuta attenzione e concentrazione, per comprendere una personalità, Lee Morgan, e le ragioni del suo jazz che faceva causa comune con gli attivisti per i diritti civili.

Niccolò Lucarelli per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 08/11/2015

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