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Linguaggi assorbenti che s'intrecciano in un unico telaio. Musica, l'ultimo lavoro di Antonio Zambrini ha dei colori variegati e ben visibili. Attraversa le sonorità mediterranee, come in Esperanto dove le alchimie più estreme si incastrano in una scacchiera ritmica avvolgente ed il suono del flauto traverso aggiunge profumi esotici. Tutti i brani sono composizioni originali e Zambrini sa bene come mutare i colori, addolcire i sapori più aspri. L'Elastico ne è la prova. La fisarmonica di Fausto Beccalossi ha una fresca cantabilità sostenuta dalla voce dello stesso musicista. L'orchestralità la fa da padrone e le note travolgenti del pianista milanese si liberano in Africa (a Dollar Brand), brano dedicato ad Abdullah Ibrahim, che assume nel walkin' di Tito Mangialajo Rantzer e nel percussivo insistere di Ferdinando Faraò inquietanti itinerari. Il poderoso incedere della ritmica sostiene le incursioni di Giulio Martino, il cui tenore lega l'alternarsi delle incursioni pianistiche con i passaggi della fisarmonica.
Zambrini,
da liceale non studiava moltissimo (per sua stessa ammissione) ed ascoltava musica,
tanta e d'ogni genere. Ciò è confermato da
Sogno n.5 che si ispira
ai Nightmares numerati di Bob Dylan. Le elucubrazioni oniriche vengono alla
luce ed estirpano l'ascoltatore dalle armonie fino ad ora disegnate. Achille Gajo abitava a Parigi. Era un musicista amico dei musicisti e che spesso ha fatto da tutore e guida. Era un sostegno morale e materiale per chi, tra i musicisti italiani, si recava nella capitale francese. Zambrini gli dedica un brano emozionante e forte. E Beccalossi intona, a suo fare, sonorità francofone colme di mestizia sulle strutture ariose ed asistoliche di Faraò, ma sempre ben determinate. L'evoluzione compositiva e, in questo caso, legata agli arrangiamenti, si sostanzia in Passiflora, brano ripreso dal leader e mutuato da Atonia (suo primo disco). La fibra evolutiva è nell'averlo posto in un quintetto, rispetto al precedente trio. Una scelta accorta di timbri e suoni assegna una maggiore corposità alla liberalità delle forme musicali decise. L'inquietudine emerge in Cohen, con tutte le sue tensioni ritmiche sorrette dalle cavate di Mangialajo Rantzer che consolida tutta la sua abilità e l'ampia maturità raggiunta. Il lirismo di Zambrini e la sua naturalezza di espressione emergono in Andalusia. Brano che profuma di Flamenco, dai toni accelerati ed è brullo come la terra iberica. La forza ritmica ed i suoni librati dai solisti creano un unisono movente e ricco di teatralità. Un lavoro ricco di dediche: Gianni Comencini ha fondato e diretto per quaranta anni la Cineteca Italiana di Milano. Il pianista lombardo gli dedica uno scorcio musicale, breve ma intenso, degno di una colonna sonora. Antonio
Zambrini consolida la sua maturità compositiva ed esecutiva. I suoi
compagni di viaggio lo hanno ben seguito sia attraverso le note più dolci e sia
nella musica tesa ed inquieta. Beccalossi, Mangialajo,
Faraò
e Martino hanno condiviso, da musicisti fluidi e più che convincenti, un
linguaggio comune: il linguaggio della Musica.
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