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Nausicaa's Garden – cat. N° NG CD 0340
Claudio Airo
Omninside


1. Dissoluzione (C. Airo)
2. Omninside (C. Airo)
3. Senza Fine (G. Paoli)
4. MO (C. Airo)
5. Box and One (K. Lessmann)
6. Amennema (F. Fabbrini)
7. W Ernest (F. Fabbrini)
8. Work (T. Monk)
9. Mimando (C. Airo)

Claudio Airo - piano
Klauss Lessmann - sax, clarinet
Franco Fabbrini - bass
guest Francesco Petreni - drums




Claudio Airo è jazzista che incarna bene l'esempio dell'italico pianismo jazz, con buona dose di melodismo, tocco caldo e deciso, e quel tanto di liricità che tende al malinconico. Ed in Omninside, sua seconda realizzazione discografica, queste sue caratteristiche, che ne contraddistinguono tanto la composizione quanto l'esecuzione, si evidenziano fin dalle prime note introduttive di Dissoluzione: ambientazione tesa e scura, determinata dalla tonalità minore, che mai risolve, e da progressioni ascendenti, anch'esse minori, le quali tuttavia riescono a dispiegare l'estrema cantabilità della melodia, delineata dal sax soprano di Klaus Lessmann – egregio direttore della Siena Jazz Big Band – e delle fasi improvvisative, pregnante quella del titolare, sonora e gravida di vibranti sfumature quella del contrabbassista, Franco Fabbrini. Una patina d'ironia riveste la frammentarietà melodica e la curvatura verso il registro acuto di Omninside, spinta dalla pulsazione del ride dell'ospite, Francesco Petreni, che nel tratto iniziale ha l'eco scattante di certe figurazioni gillespiane, con risolutivi cambi ritmici. Sebbene ormai abusata nel repertorio jazz, particolare risulta l'adattamento ternario di Senza fine, sul cui tema si cimentano, con buona riuscita, tanto il pianista quanto il sopranista, sulle poliritmie create dagli accenti del contrabbasso e dai tonfi dei tamburi.

MO, ancora un originale a firma Airo, intro melodica dopo la quale scatta il sincopato pedale del contrabbasso su un tempo in 5/8 su cui si apre il tema arabesco, reso ancor più orientale dal suono nasale del soprano, in una improvvisazione ricca ed articolata, cui si aggiunge il break scoppiettante e polifigurato di Petreni. Box and One, clima certamente diverso in questa composizione di Lessmann, una ballad che segue maggiormente le scansioni ritmiche ed armoniche del jazz più straight: ma anche qui Airo è capace di infondere l'impronta del proprio pianismo con il suo fraseggio scavato e involuto. Amennema, un blues facile da seguire e semplice da improvvisare, firmato da Fabbrini, questa volta al basso elettrico, di cui echeggiano gli attacchi sul pickup, guidato dall'affusolato e sinuoso clarinetto di Lessmann in sottofondo prima, e tutto da gustare nel suo avvicendamento solistico poi. Così come pure il percorso solitario del pianista, fluido e legato alla struttura armonica del pezzo, con l'attentissimo drummer che oltre a scortare sulle proprie bacchette le uscite dei compagni, ad incastro con questi sigla anche un paio di tracimanti chorus.

Incipit su piatti e pelli di Petreni, leggerissimo sui primi, ribattente sulle seconde: W Ernest, ancora di Fabbrini, che prosegue con il basso elettrico in un disegno adattabile a tutto lo sviluppo armonico del brano, condotto prima dal sax tenore, poi dal piano, fino a giungere al monologo del bassista stesso, coerente e vibrato. Diadi al basso elettrico tracciano l'armonia di Work di Monk, penetrante l'unisono fra il leader ed il sassofonista, di nuovo al tenore, quindi spicca ancora una buona intersezione delle parti, specie durante gli assolo di Airo e Lessmann, a creare un interplay basato proprio sull'iniziativa solistica. La sequenza si chiude con Mimando, a firma Airo, ancora riconoscibile la sua impronta compositiva nell'atmosfera distesa della melodia e nella indeterminatezza tonale su cui il clarinetto di Lessmann si dipana in fitte evoluzioni.

Airo riesce a coniugare cantabili melodie ad armonie talvolta stridenti, e se resta il dubbio che forse il contrabbasso di Fabbrini, più godibile ed appagante, avrebbe giovato anche laddove è stato invece adoperato l'omologo elettrico, dal canto suo Lessmann si conferma sapiente ancista, sempre a proprio agio indipendentemente dallo strumento imbracciato e soprattutto sempre in grado di cogliere tutte le sfumature dei brani eseguiti. Infine, ottima la scelta dell'immagine in copertina, che rappresenta bene la profondità prospettica e leggermente ondulata della musica del pianista milanese.
Antonio Terzo per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 11/11/2006

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