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Dodicilune - ED239

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Orchestra da tre soldi
Orchestra da tre soldi


1. Momon
2. I.'m a Stranger here myself
3. Nannas Lied - Place de clichy
4. Promenade/Les tziganes
5. Musette
6. L'Ours qui Danse
7. Namorico da Rita
8. Speak Low
9. Enfin je vois Claire
10. Sabià
11. Yari
12. Nuages/Sympatique
13. Oupa tsoupa/Ninska Banja
14. Le Reve de Pantagruel

Gianni Gilli - clarinet, bass clarinet
Matteo Castellan - accordion
Massimiliano Gilli - violin
Paola Secci - cello
Rossana Landi - vioce



U
na cosa è assolutamente certa: quest'orchestra non è per niente da tre soldi. Anzi. L'emozione che sa dare la formazione di Matteo Castellan, Gianni e Massimiliano Gilli nel suo album omonimo è davvero di grande entità. Il disco prodotto dalla Dodicilune sa dare uno scossone anche all'ascoltatore più smaliziato. La scelta di sonorità a cavallo tra la tradizione Argentina e dell'Est Europa, passando per Parigi e Berlino, mette in risalto una tradizione musicale di inizio secolo che fornisce spunti di riflessione e di armonia davvero incantevoli. Il punto di partenza dell'orchestra è di certo la figura e l'opera di Kurt Weill e la sua musica. Sono diversi nell'album i brani dell'autore di inizio novecento opportunamente riadattati dall'orchestra che, non a caso, prende nome dalla famosa composizione musicale scritta dall'artista Berlinese per "Opera da tre soldi" di Bertold Brecht. Ma non è certo un disco di riarrangiamenti questo. Tutt'altro. Dall'ascolto delle 14 tracce, tutte molto ricche, viene fuori il gran lavoro di ricerca e di studio che ha portato gli ottimi musicisti a produrre dei pezzi di grande spessore artistico. Filo rosso che unisce le tracce, sicuramente quella vena emozionale che è alla base della composizione di molti pezzi. Non è casuale in questo senso l'inserimento di canzoni della tradizione ebraica della musica Kletzmer, sviluppatasi lo scorso secolo nelle capitali dell'Est Europa. E non manca poi il riadattamento di una canzone come Sabià di Antonio Carlos Jobim, a dare quel tocco di saudade che infarcisce il disco di ancora un nuovo spunto emozionale. Musica sofferente e malinconica, quella del musicista baiano, tanto quanto quella kletzmer.

Pur venendo da tradizioni diverse e da strutture musicali differenti, le musiche proposte nell'album in cui si parlano anche lingue differenti, sono come solidificate dalla bravura esecutiva di ogni elemento. Quel che viene fuori sono una serie di intarsi che vedono disegnare delle melodie a dare vibrazioni davvero importanti. La fisarmonica della tradizione francese e quella tipica del tango argentino. Il sostrato del violoncello e le melodie del violino. Passando per un generoso uso del clarinetto che riempie il cuore. La struttura dei pezzi è quassi sempre questa: l'influenza della musica tzigana, con il suono del clarinetto che si fa stridulo e tiratissimo alla kletzmer come nelle taccia "Promenade- le tziganese". E poi la malinconia della Francia di inizio secolo come in "Musette". E ancora, una spruzzata di jazz, particolarmente visibile nella prima parte di "Nuages/Simpatic". Ogni linea melodica e ogni assolo, sembrano prendere parte nella composizioni con una naturalezza disarmante. Il tutto deliziato dalla presenza di Rossana Landi: una voce potente e duttile capace di lasciar trasparire grande emozione da ogni angolatura. Davvero brava. Ma tutto il disco è bello, segno di una grande maturità artistica. L'inserimento di musicisti e ospiti speciali non muta l'impianto generale, il che denota che la cellula base è granitica. In effetti il feeling tra i musicisti è cosa davvero notevole. Dipeso sì da tanta gavetta, ma anche da tanto studio singolare e ricerca di suoni che riempiono le sonorità delle composizioni. Già a un primissimo ascolto il fatto di avere un prodotto così ricco e innovativo nei gusti piace. Un disco da consigliare a tutti gli appassionati di musica tout court.
Luigi Spera per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/04/2008

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