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C'è John Scofield signori! Insieme a questi tre newyorkesi che stanno facendo impazzire i giovani del jazz americano.
Si aprono le danze con una splendida rullata degna di ogni grande intro funky, (I MMW adorano questa intro, nessuno gliela deve toccare!) ed ecco che parte l'hammond denso e delizioso di John Medeski trentacinquenne del Kentucky che negli anni '80 suona con mostri sacri come Jaco Pastorious (tour in giappone del 1981) e che inizia a studiare con Bob Mintzer. Funk Jazz puro, che ci fa alzare dalle nostre sedie, e ci fa chiudere gli occhi in una dimensione tutta fatta di sonorità che portano alla memoria il grande Miles Davis. E' proprio il grande Davis che compare nel successivo brano "Miles Behind", sulle ali del divertente wah-wah classico della "electric Miles Davis era" egregiamente interpretato dal grande Scofield che per la prima volta nella sua carriera suona una Fender Telecaster. Nel brano successivo, "In case the world changes it's mind" è puro funky blues alla Otis Grand, mentre Scofield cambia chitarra e il giovane Billy Martin si trova impegnato in un blues bello tirato ed energico. Eccoci tutti sorpresi all'ascolto di "Tequila and chocolate": un divertentissimo e delizioso flamenco-funk, dal sapore molto filmico, che farebbe venire la pelle d'oca a Quentin Tarantino. Nella chitarra si avvertono note che ricordano il Santana di "Supernatural" e che si perdono in distorsioni dal sapore puramente elettronico. Rumori di ghiaccio mescolato dalla cannucce, e un tramonto sul mare all'orizzonte: "Cachaca", brano tutto da gustare, che ci porta alla mente quella cultura di jazz da aperitivo che spopola tra i giovani in questi ultimi anni. Sonorità ben diverse (sia chiaro) da quelle di impronta lounge... Nostalgia Beat nel brano "Julia", un classico di John Lennon, pieno di pathos, accompagnato dall'organo di Martin, che ha preferito scegliere un effetto "church" per restituire al pezzo una certa sacralità. In "Down the Tube" ritroviamo una carica Funky-elettronica data anche dall'utilizzo di effetti wah-wah, e da una interpretazione (come spiega Scofield) completamente spontanea ed improvvisata. L'album si conclude con "Legalize it" rivisitazione del brano reggae di Peter Tosh, che introduce un messaggio piuttosto chiaro, la legalizzazione delle droghe (ovviamente quelle leggere). Anche in questo ultimo brano John Scofield ci regala una serie di preziosismi senza nulla togliere all'ottima interpretazione dei tre giovani musicisti, che con questo lavoro hanno raggiunto un notevole traguardo. Che dire infine…Questo CD per gli amanti del genere è imperdibile, perché
mescola una serie di sonorità in un piatto moderno e davvero delizioso.
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