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Jazz Eyes 002

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Eddie Gomez Trio
Palermo


1. Palermo (Gomez/Karlsson/Waits)
2. Illusion (S. Karlsson)
3. Missing You (E. Gomez)
4. On Green Dolphin Street (Kaper/Washington)
5. Smilin’ Eyes (S. Karlsson)
6. We Will Meet Again (B. Evans)
8. My Foolish Heart (Young/Washington)

Eddie Gomez - contrabbasso
Stefan Karlsson - pianoforte
Nasheet Waits - batteria


L'omaggio a una città e alle sue radici; l'evocazione di una cultura in cui i segni del passato – l'influenza araba – rimangono saldamente scolpiti. In questi otto brani  – di cui solo quattro sono originali della formazione – presentati dal contrabbassista Eddie Gomez insieme al suo trio emerge subito, distintamente, un colore melodico orientaleggiante mescolato – più o meno frettolosamente – insieme ad altri caratteri stilistici eterogenei come quelli del jazz "classico" e dell' "avanguardia".

Il brano che da il nome al disco, Palermo, è strutturato su un ostinato suonato dal contrabbasso, attorno al quale pianoforte e batteria girovagano descrivendo senza troppa convinzione linee melodiche e percussive piacevoli all'orecchio, ma forse carenti in eloquenza; buoni invece, alcuni momenti di interplay in cui la carica ritmica della batteria insieme al canto del piano si intrecciano con gusto ed energia. Un sapore non troppo diverso sembra avere Illusion – anche questo introdotto da Gomez – dove un tema piuttosto ben costruito fa da preludio all'improvvisazione dosata e a tratti piuttosto arguta del pianista Karlsson.

L'episodio che invece non ti aspetti dopo un inizio così, è una languida ballad dal titolo Missing you, che se da una parte potrebbe rivendicare un merito, quello di scavalcare il il confine tracciato dai due precedenti brani, dall'altra rivela un "tuffo di pancia" in acque dalle correnti fin troppo prevedibili. Peccato che il viaggio piacevole sullo sfondo delle prime composizioni finisca così: gli scenari a volte incerti, ma comunque originali ed interessanti proposti dal trio si sono dissolti in una serie di standard – da On green dolphin street a My Foolish Heart che, sebbene siano suonati con dinamismo e freschezza, danno inevitabilmente l'impressione di ascoltare qualcosa di troppo familiare.

Un buon lavoro se si sta alle intenzioni annunciate nelle prime battute; mentre un giudizio diverso è condannato ad avere il resto del disco che, nonostante gli sforzi, sembra avere appiccicata addosso – fatta eccezione per Smilin eyes – l'etichetta di "anonimo".
Marco de Masi per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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