Jazzitalia - Marco Castelli: Patois
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Blue Serge / distribuzione Egea, 2007
Marco Castelli
Patois


1. Good Weather (M. Castelli)
2. African Marketplace (Dollar Brand)
3. Patois (M. Castelli)
4. La Cattedrale (E. Signorelli)
5. Guingar (R. Pareti)
6. Ho capito che ti amo (L. Tenco)
7. El Primeiro Canto (D. Pontes)
8. Ausencia (G. Bregovic/ T. Chantre)
9. Rainy Day (M. Castelli)
10. Ne e Quitte Pas (J. Brel)

Marco Castelli - soprano & tenor sax
Ermanno Signorelli - classic guitar
Raffaello Pareti - bass & vocals
Mauro Beggio - drums





N
on si può dire che Marco Castelli sia un tipo da pantofole e pipa: sempre in viaggio tra un festival e l'altro (Messico, Singapore, non fa differenza), attivo in molteplici gruppi ed altrettante branche della musica, collaboratore e consulente di compagnie teatrali e, nel tempo libero, il sassofonista veneto registra anche dischi. La sua ultima creazione, "Patois", presenta una selezione di brani decisamente inconsueti, oltre ad alcuni inediti firmati dal quartetto.

La scaletta è però il trampolino di lancio del sound di "Patois". L'apertura al mondo della canzone internazionale, ergo alla musica di autori come Dulce Pontes o Jacques Brel, comporta una notevole intensità delle note. Un lirismo accentuato dalla miscela degli strumenti. La chitarra classica di Ermanno Signorelli è la perfetta compagna dei sax di Castelli, intenti a cercare sonorità popolari, folkloristiche, capaci di richiamare la tradizione musicale mediterranea. E' una musica sentita, malinconica, con tracce di cool jazz mai troppo invasivo e mai troppo cerebrale.

Il leader poeteggia con i suoi strumenti in Si bemolle. Quello di Castelli è un sassofono struggente, caldo come quello presente nell'immaginario collettivo. "Ho capito che ti amo", tributo a Luigi Tenco, raggiunge l'apice del lirismo: frasi spezzate, intervallate da pause che diventano parte integrante della bellezza della cover (Miles Davis docet). Castelli dimostra una preferenza per le tinte "smooth" anche nelle sue composizioni. "Good Weather", primo brano di "Patois", introduce al meglio l'ascoltatore nel mondo del Castelli Quartet, un mondo fatto di chiaro/scuri, ombre e ricordi.

Ad alimentare questo universo di cristallo sono Raffaello Pareti e Mauro Beggio, alias la sezione ritmica che, con grande classe e tocco morbido, crea le fondamenta di un disco dal carattere ben definito. Da notare anche la voce di Pareti in alcune tracce e "Guingar", brano da lui composto, certamente il più ritmato ed irrequieto dell'album.
Giuseppe Andrea Liberti per JazzItalia







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Data pubblicazione: 16/08/2008

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