Jazzitalia - Alessia Piermarini: PG Major 7
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N.S.EX, 2008 (distribuito on line su iTunes Music Store e CD Baby)
Alessia Piermarini
PG Major 7


1. Impro
2. Blood
3. What It's About
4. Stay
5. Improa
6. Nel Cuore Resta
7. Cryin' Kid
8. Don't Step On My Flower
9. Hai Una Bambina
10. Improb
11. Why
12. Note Stonate
13. Improc
14. Spell On Me
15. Cover My Eyes
16. Improd
17. Mary
18. I Need Love

Alessia Piermarini - voce
Serena Ciacci - cori
Martino Onorato - Fender Rhodes
Stefano Malatesta - chitarra elettrica
Francesco Luzzio - basso
Marco Capano - batteria e percussioni



PG Major 7 è il primo disco da solista di Alessia Piermarini, già presente su due dischi incisi con il trio vocale Boop Sisters. Questo lavoro, all'insegna di una fortunata miscela di Jazz, Soul, Funky e R&B, è stato inciso con una band composta ad hoc, il Nu Soul Experience: Stefano Malatesta chitarra e voce, Giuseppe Chiesa Fender Rhodes, Guerino Rondolone al basso, Giulia Lenti seconda voce e Marco Capano alla batteria



G
ià dalla seconda traccia, "Blood" si intuisce il livello qualitativo dell'operazione compiuta da Alessia Piermarini con questo primo lavoro solistico: siamo dalle parti di Sade, per capirci, per atmosfere, vocalità e rotondità di suono. Non meno della voce, utilizzata con piacevole sicurezza dall'artista, è il sound complessivo a stupire: pieno, spinto, curato come raramente capita di ascoltare in un disco d'esordio.

"What It's about" prosegue sulla spinta di un approccio vocale che può ricordare i momenti migliori della Giorgia d'altri tempi, in un brano impreziosito da un refrain ben studiato. Con "Stay" le sonorità attraversano l'emisfero de The Swing Out Sister: un brano soft, con riff di chitarra funky aleggianti su un tappeto di tastiere e basso di grande bellezza. "Cryin' kid" evoca atmosfere vagamente alla George Benson, con la chitarra bene in evidenza per un brano che ammicca a un Soul di matrice decisamente americana.

In "Don't step on my flower" ci sono energia, ritmo. "Why" sfoggia cori e un'intensità interpretativa più spinti. "Cover my Eyes" è caratterizzata dal dettare della voce solista e dei cori con chitarre e percussioni decisamente più elettriche che nel resto del disco, con risultati ugualmente all'altezza.

Si tenga anche presente che i brani sono tutti originali a eccezione di uno, la cover di un rapper americano che arrivò al successo negli anni ‘90, LL Cool J, a testimonianza di una creatività davvero non comune. Credo che sentiremo ancora parlare di questa giovane e talentuosa artista, alla quale ho rivolto qualche domanda tra una tappa e l'altra delle frequenti esibizioni che l'hanno vista impegnata dal vivo un po' in tutta Italia durante questa torrida estate del 2009.

Luigi Milani per Jazzitalia

Intervista ad Alessia Piermarini

Partiamo dal titolo del tuo disco PG Major 7: qual è il suo significato?

Anni fa ho scoperto l'accordo "Major 7" sul pianoforte (cioè l'accordo maggiore con l'aggiunta della settima maggiore) e mi sono commossa: quel tipo di sonorità mi ha smosso qualcosa dentro e ho trovato miracoloso cosa potesse fare una semplice nota in più. PG Major 7 è l'accordo che non esiste in musica, ma che esiste per me. È un accordo che ancora non è stato inventato.

Il tuo non suona affatto come un "disco d'esordio": suoni tirati a lucido, sonorità di grande effetto, una band che suona alla grande, e, dulcis in fundo, un'incisione eccellente. Come nasce PG Major 7 e quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?

Beh ti ringrazio moltissimo! La cosa a cui più tengo è proprio il sound: potremmo saper suonare con la giusta intenzione e avere bei brani, ma se i suoni fossero sbagliati non avresti l'effetto che invece credo abbia il disco. Questo è anche merito di Stefano Malatesta che, oltre ad essere con me autore di un brano e chitarrista del progetto, è anche il curatore del sound engineering del disco. I musicisti con cui ho registrato fanno parte del progetto che ho chiamato Nu Soul Experience (N.S.EX.) e li ho incontrati dopo diverse ricerche di musicisti; con me hanno condiviso questa "Esperienza Nu Soul", pur venendo da percorsi musicali diversi, soprattutto jazz e blues… ma, essendo talentuosi e aperti, mi hanno saputo seguire alla grande. Il Nu Soul Experience, con cui ho registrato il disco, è composto da Stefano Malatesta alla chitarra e voce, Giuseppe Chiesa al Fender Rhodes, Guerino Rondolone al basso, Giulia Lenti alla seconda voce e Marco Capano alla batteria. Il disco è stato registrato nello studio Bluesound di Stefano Malatesta, che si è occupato anche del missaggio del disco ed è praticamente un "live", dato che abbiamo registrato in presa diretta. Volevo che si conservasse il groove e l'energia che ogni musicista sprigiona quando suona e che ispira gli altri, e questo secondo me si può ottenere suonando tutti contemporaneamente. I tempi di registrazione sono stati quindi molto brevi; ci sono voluti due giorni per registrare e qualche giorno in più per il missaggio. È un disco però che avevo in mente di realizzare da un paio di anni. Ne sono felicissima, e sono orgogliosa di averlo realizzato con musicisti di talento e gusto.

Groove, Nu Soul, R&B, Funky, Jazz… sembri a tuo agio un po' in tutti questi generi, ma quali sono i tuoi modelli di riferimento, se ne hai?

Sembro a mio agio perché… sono a mio agio! Ho sempre ascoltato (in maniera anche un po' ossessiva e forse chiusa) solo musica di estrazione afroamericana, ho cominciato con il blues e il gospel e poi ho esplorato il jazz, passando per il rhythm and blues e il soul. Feci un primo viaggio nella mia città preferita, New York, quando avevo 19 anni: avevo sentito di sfuggita in radio un brano che mi faceva impazzire ma in Italia (che strano!) non sapevano assolutamente nulla di questa artista. Entrai in un negozio di dischi a NY e finalmente trovai e comprai spartito e disco di Toni Braxton (allora lanciata dal super produttore Babyface) che conteneva il brano "Another sad love song" del suo disco d'esordio. Anni dopo un batterista con cui suonavo mi masterizzò un cd per farmi ascoltare "cose nuove" ed era il capolavoro di Jill Scott "Who is Jill Scott", il suo primo disco. Così cominciai ad appassionarmi al soul più moderno, cosiddetto "Nu Soul" e cominciai a scoprire e ad amare gli eredi di Aretha Franklin, Otis Redding e Stevie Wonder, cioè gli artisti della mia età, i vari Erykah Badu, Jill Scott, Musiq Soulchild, Jaguar Wright, D'angelo, Ledisi, Josè James, Frank McComb, Angie Stone, Rachelle Ferrell, Alison Crockett….

A ben guardare, potresti fregiarti del titolo di cantautrice… Nu Soul, avendo tu scritto la quasi totalità dei brani presenti sul disco. Qual è il tuo metodo compositivo?

Nel disco ci sono anche delle collaborazioni importanti con il bluesman Stefano Malatesta (co-autore del brano "Why"), con Francesco Infarinato (ha scritto con me il brano "Stay"), con Edoardo Ravaglia (pianista e compositore, abbiamo scritto insieme "Note stonate") e con Giuseppe De Gregorio con cui ho scritto quattro brani del disco, uno dei quali "Don't step on my flower" farà parte della compilation inglese "Soul Unsigned" che uscirà a settembre. Ho scritto musica e testo degli altri brani del disco aiutandomi un po' con il pianoforte, un po' con l'ausilio dei programmi musicali (Fruity Loop e Cubase). Credo che i brani abbiano preso veramente "vita" quando li ho suonati con i musicisti del Nu Soul Experience, a cui va una larga fetta di merito nell'arrangiamento e nella sonorità dei miei brani e che sono riusciti ad interpretare il suono e il mood che io avevo in mente. Non ho un "metodo" di composizione, in genere butto giù qualche accordo o parto da un groove di basso e batteria e ci comincio a canticchiare sopra qualche parola, poi se il tutto mi suona, scrivo il testo e ce lo "incastro"!

Scrivi brani anche in italiano: una scelta coraggiosa, la tua…

Sono molto diffidente verso la lingua italiana, lo confesso, perché ho più difficoltà a valorizzare le parole in un contesto in cui il ritmo ha un ruolo così primario. Molte parole italiane sono lunghe, al contrario della lingua inglese (o del dialetto napoletano!) e non si "incastrano" facilmente nei groove che creo e che amo. I brani in italiano nel mio disco sono soltanto quattro, anche se ne ho scritti molti altri, quelli che ho voluto registrare in PG Major 7 sono quelli che mi convincono e che mi rappresentano di più e in cui penso l'esperimento "lingua italiana/groove/soul" sia riuscito. Anni fa registrai una demo di tutti brani originali (scritti da me) in italiano, e fu un primo passo ben riuscito con il gruppo di allora dal nome "Rimshock" (perché adoro il suono del rullante che chiamano "rimshot", ovvero suonato sul bordo) anche se mi viene molto più facile e istintivo scrivere in inglese, mi piace la sfida di riuscire a dire qualcosa di interessante nella mia lingua e di allontanarmi da metriche troppo melodiche e testi scontati.

L'industria discografica è in crisi, ma si ha l'impressione che non faccia poi molto per uscirne, a parte le solite, inutili, crociate contro la pirateria on line. Qual è la tua opinione in merito?

Penso che siamo arrivati talmente in basso da questo punto di vista che sicuramente dopo lo stravolgimento si potrà pensare di arrivare a un sistema diverso e forse più meritocratico. Confido nel futuro e continuo a fare la mia musica senza pensare troppo a cosa succederà.

Sei molto presente in Rete, specie sui Social Network, dall'ormai inevitabile Facebook a MySpace. Che riscontro hai dall'utilizzo di questi nuovi media.

I social network come Facebook e MySpace servono come canale di informazione: io faccio pubblicità ai miei concerti e alla mia musica, una specie di promozione e pubblicità via rete. Sono anche una importante alternativa ai canali televisivi e radiofonici ormai completamente monopolizzati dalle etichette discografiche più potenti, e questo è un limite per gli artisti senza etichette e contratti discografici. Personalmente ho avuto diversi contatti lavorativi su MySpace, che mi sembra essere una vetrina più professionale per far conoscere il proprio lavoro come artisti. Credo comunque che il vero lavoro di promozione vada fatto "live", il vero metodo per arrivare a qualcosa è forse oggi quello di riuscire a suonare il più possibile e naturalmente, piacere al pubblico il più possibile!

A cosa stai lavorando in questo periodo?

Oltre a promuovere il mio disco sto anche lavorando ai nuovi brani per il prossimo disco con il N.S.EX, e poi naturalmente mi sto dedicando agli altri miei vari progetti musicali. Faccio parte del trio vocale delle Boop Sisters, con cui ho registrato due dischi, di cui l'ultimo con Alfa Music; poi lavoro con il progetto di Jazz & Poetry del poeta Michele Fianco e con il mio quartetto acustico "Acustic Nu Soul". Faccio anche parte di un nuovo network che credo farà la differenza su internet e nel mondo della musica in generale: si chiama Joy Music Live ed è un progetto molto importante, diretto artisticamente dal Maestro Beppe Vessicchio, che ha avuto il ruolo di selezione degli artisti. Sarà un canale online con i video di diversi artisti italiani, tra cui noi con il Nu Soul Experience. Ho partecipato con alcuni brani del mio disco PG Major 7, penso potremo contare su un sistema "pulito" e lontano dalle logiche del mercato radiofonico e televisivo.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe portare il Nu Soul Experience a suonare live in locali come il Jazz Cafè di Londra o locali a New York e a Philadelphia dove questo genere è ascoltato e amato da molti anni e dove in effetti è nato. Vorrei aprire il concerto di uno degli artisti della scena Nu Soul, come già è successo questo inverno, quando abbiamo avuto l'onore di suonare prima del concerto di Ursula Rucker, la poetessa del Nu Soul, artista afroamericana di notevole spessore. Mi piacerebbe insomma abbattere non solo i confini territoriali, ma anche quelli culturali e riuscire a suonare ovunque, diffondendo la mia musica e l'energia del progetto, a prescindere dai gusti musicali o dalla comprensione della lingua. Mi piacerebbe insomma essere la "Regina italiana del Nu Soul"…..!







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Data pubblicazione: 26/09/2009

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