Jazzitalia - Antonio Zambrini Trio : Songs From The Procol Harum Book
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XVIII Edizione per il Beat Onto Jazz Festival: 8 concerti sotto il tema "Le vie del jazz", che mirano a declinare l'ampio vocabolario dell'idioma jazzistico e chiusura con gli Yellowjackets.

Seconda edizione del Premio Internazionale "Pino Massara" per giovani compositori di musica pop e jazz. Premi per un totale di 25.000 euro.

Gianicolo in Jazz 2018: Una location straordinaria, la terrazza più esclusiva e famosa di Roma per una rassegna estiva con la direzione artistica di Roberto Gatto.

XV Edizione di Gezmataz Festival & Workshop che ha come tema "La Voce", filo conduttore di tutti gli eventi della rassegna

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Serata all'insegna del groove per la rassegna Special Guest. Di scena il Soul Train R-Evolution di Michele Papadia con Fabrizio Bosso & Serena Brancale.

Siae & Co.: workshop di Alceste Ayroldi che illustra le leggi fondamentali del settore musicale e dello spettacolo.

Cammariere, Paoli e Rea, Chano Dominguez e il progetto Hudson di Jack Dejohnette &, John Scofield per la 29ma edizione di Notti di Stelle, il festival jazz della Camerata Musicale Barese.

Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Serena Brancale, Javier Girotto e Martin Bruhn per la II edizione del Festival Special Guest nato dalla collaborazione tra il Teatro Eliseo e il Saint Louis College of Music.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

"The Great 78 Project", digitalizzate 25mila vecchie registrazioni, rese gratuite per il download.

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            VIGNALI Michele (sax)
Antonio Zambrini Trio
Songs From The Procol Harum Book



Abeat Record 2010

1. Pilgrim's Progress
2. Crucifiction Lane
3. A Salty Dog
4. Homburg
5. Fires (Which Burnt Brightly)
6. Quite Rightly So
7. Something's Following Me
8. A Whiter Shade Of Pale

Antonio Zambrini - Piano
Andrea Di Biase - contrabbasso
Jon Scott - batteria
Emiliano Vernizzi - sax tenore on 4




Via Pasubio, 6
21058 Solbiate Olona (VA)
tel/fax +39 0331 376380


I Procol Harum, quintetto pop inglese, sfondarono sul mercato discografico internazionale nella lontana estate del 1967 con un pezzo ("A whiter shade of pale") basato su moduli musicali mutuati da Johann Sebastian Bach. Azzeccarono poi qualche altro disco, ma la loro carriera divenne ben presto routine e, anche se continuano tutt' oggi ad incidere, la loro fama è legata soprattutto a quei primi e remoti anni.

Antonio Zambrini, pianista e compositore fra i più sensibili ed originali del panorama jazzistico italiano, ha scelto la loro musica (quella della fine anni '60) per il suo ultimo disco, chiamando per l'incisione giovani e bravi musicisti come Andrea Di Biase al basso, Jon Scott alla batteria ed Emiliano Vernizzi al sax (nella sola traccia 4).

Alla musica del gruppo inglese si attaglia perfettamente quello che scriveva Marcel Proust della musica leggera in generale "Le canzoni, anche quelle brutte, servono a conservare la memoria del passato più della musica colta, per quanto sia bella.." Chi era giovane nella seconda metà degli anni '60 non ha infatti dimenticato quella band, che suonava canzoni forse non eccelse, ma tanto suggestive

Utilizzare il repertorio "leggero" come base di un discorso jazzistico è operazione abbastanza frequente Anche se è legittimo e comprensibile il tentativo delle labels e dei musicisti di rivolgersi ad un pubblico più ampio, di rendere più popolare la musica improvvisata, va detto che i risultati artistici sono di solito modesti. Spesso a dare senso a queste riletture è solo la capacità dell' interprete di dare un suo tocco personale, un suo marchio poetico al materiale musicale.

In questo disco Zambrini rilegge veramente i Procol Harum solo in un brano, in solitario, che è poi la sua personale versione di "A Whiter shade of pale". Qui si ascolta il suo tocco molto personale, sfumato, intimista che contraddistingue la sua arte pianistica e che immerge la canzone in una memoria brumosa e malinconica, un po' proustiana. appunto. In tutto il resto dei brani si ascolta jazz molto piacevole, molto ben suonato, accattivante ma si ha l' impressione che il riferimento alla band inglese sia tutto, sommato, poco significativo.

Probabilmente Zambrini avrebbe avuto molto di più da dire e da raccontare utilizzando il suo grande talento di compositore.

Marco Buttafuoco per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 30/05/2010

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