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Abeat ABJZ 003

MAX DE ALOE QUARTET 
con GIANNI COSCIA
Racconti controvento

1. Tango fuori stagione (max de aloe)
2. King Kong ha gli occhi lucidi (max de aloe)
3. Two for the roads (henry mancini)
4. A Giorgio Caproni (max de aloe)
5. E se domani (carlo alberto rossi)
6. Besame Mucho - live (consuelo velasquez)
7. Aliando (max de aloe)
8. Can per l'aia (max de aloe)
9. In un palco della scala (gorni krmer)
10. King Kong ha gli occhi lucidi reprise (max de aloe)

Max De Aloe -
armonica
Gianni Coscia -
fisarmonica
Massimo Moriconi -
contrabbasso
Stefano Bagnoli -
batteria

 


ABEAT records
via pasubio 6
21058 Solbiate Olona (VA)
Tel e fax +39 0331 376380
Distribuito da I.R.D. e da JazzOS


TRACCIATI DI POESIA

"Racconti controvento" o di un tempo perduto. Racconti dalla "trincea" (quella dei concerti, delle trasferte, delle incisioni) sognando il ritorno a casa. Racconti, ancora, della bruma: come è bello il lago, amore mio. Controvento o controcorrente; controritmo o contrarmonia. Contro-contrasti, contro noi. 

Quanto è bugiardo questo disco: ci racconta (e non cessa mai di farlo) un mondo salviniano, una bolla di antichità così lontana (eppure eppure così vicina da lasciarcisi incantare) che galleggia sulle onde, quando la brezza le muove. Sarà il mantice (che del vento, tutto sommato, è il figlio più piccolo) della fisarmonica di Gianni Coscia; sarà il soffio di De Aloe, con i suoi cromatismi; sarà il rotondo di queste armonie, così esteticamente belle. Così "alianti", perse tra le nuvole. Saranno le menzogne che nascono dalla pianura (piatta, fredda, rugiadosa) e dal tango che, con la pianura, non ha molto a che fare. 

Passione, passione di un incanto primaverile; di un ballo "fuori stagione": quanto è bella la vita. 

Allora, amore, ti porterò con me chiedendoti: "Besame mucho". 

Ancora un tango perché il Messico è troppo lontano e l'Argentina ci somiglia (latina): un tango (quale raffinatezza) swing. Menando il "Can per l'aia" (che incanto: una marcetta frenetica; oibò quasi una tarantella) armonica e fisarmonica si parlano in un incontro unico (quando è accaduto fra jazzisti italiani?); un dialogo così repentino e leggero quanto un veliero in lontananza. Sì, popolare con le gambe nervose: bellezze in bicicletta tra "E se domani" e "In un palco della scala" (quanta audacia e eleganza nell'introduzione in solo di un Coscia che si diverte e conduce le danze). 

L'Italia eccola qua, racchiusa tra Carlo Alberto Rossi e Gorni Kramer (collega prima, amico poi di Gianni che nella sua orchestra ci suonerà a lungo). Già, l'Italia che fantasticava: il mito americano o il mito del benessere? Allora il primo era sinonimo del secondo. Ma la poesia, signori: nessuno sa cantare le nostre canzoni, sa recitare i nostri versi, sa parlare d'amore come noi. E qui l'amore si fa denso, è grumoso, fatto di una nostalgia che - strano - rasserena. E' melodia, ovviamente italiana, ovviamente così musicale da adagiarsi nell'anima poco alla volta, come il calare di un velo nebbioso. Lo sposta, come la giravolta di una gonna da ballerina, un alito caldo, immaginario e desideroso: è l'armonica che sale lungo le pareti del suono; è la fisarmonica che ritma sul crescendo. Verrebbe da dire: frenetico, frenetico "stomp". Ma la frenesia non fa per noi e non serve quando si devono confessare i propri sentimenti. 

"Racconti controvento" non è un titolo, ma il manifesto programmatico di una scelta stilistica definita dall'eco, dalla distanza, dai piccoli gesti. Chi conosce De Aloe sa che prima o poi (in "La danza di Matisse" c'erano tutti i presupposti per una maturazione in questa direzione) sarebbe successo: la musica si sarebbe diradata, le note non avrebbero avuto più peso ma aleatorietà (una diversa considerazione della dimensione di spazio e tempo); la struttura si sarebbe trasformata in un calcolo di equilibri tra contenuti e forma. Ecco qui il risultato: una musica declamata a volte in sottovoce ma nello stesso tempo così grande da stupirci; così originale da istillare la speranza di un jazz italiano ormai pronto a muoversi su di una matrice tutta sua: inventiva, discreta, simpatica come un buffetto sulla guancia ma ancora diversa. Come lo strisciare delle dita sul contrabbasso di Massimo Moriconi (che naviga, naviga sulle armonie sfruttando, perché no, la spontaneità di questi brani ventosi) o il drumming, spolverato, di Stefano Bagnoli. Scriveva Giorgio Caproni in "Come un'allegoria":
"Dopo la pioggia la terra è un frutto appena sbucciato....Il fiato del fieno bagnato/è più acre - ma ride il sole bianco sui prati di marzo/a una fanciulla che apre la finestra". Sul piccolo pontile...gli occhi lucidi: come è bello il lago, amore mio, con te.
Davide Ielmini
Aprile 2001

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Data pubblicazione: 14/06/2001





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