Jazzitalia - Recensioni - Scott Mclemore: Remote Location
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            CASSARA' Elio (chitarra)
            CRISPINO Luca (chitarra)
            CRISTOFARO Gaetano (sax e clarinetto)
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            INDRA (gruppo)
            LAVIANO Alfredo (batteria e percussioni)
            LEPORE Fabio (voce)
            MAZZA Cristina (sax)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            TATONE Angelo (chitarra)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)
Scott Mclemore
Remote Location



Sunny/Sky (2012)

1. Remote Location
2. Secrets of Earth
3. Citizen Sitting Zen
4. Una Danza En La Cocina
5. Charlottesville
6. Dunegrass
7. Woods At Night
8. Waking
9. Balkelero
10. Don't Miss the Signs
11. Movement for Motian

Scott Mclemore - batteria
Sunna Gunnlaugs - pianoforte, Wurlitzer
Robert Porhhallsson - basso acustico, basso elettrico
Andres Thor - chitarra acustica, chitarra elettrica
Oskar Gudjonsson - sax tenore


La remote location del titolo del disco di Scott McLemore è l'Islanda. È da diverse latitudini che quest'isola può rappresentare una località remota, ma forse lo è in modo particolare per chi, come il batterista Scott McLemore, è nato in Virginia e per tanti anni ha vissuto a Brooklyn. Ed è proprio questo cambiamento radicale di geografia – anche musicale – a fare da motivo d'ispirazione di questa prima registrazione islandese di McLemore, accompagnato inoltre da un quintetto tutto indigeno, compresa ovviamente la compagna di McLemore, la pianista Sunna Gunnlaugs, motivo fondamentale di un cambiamento di vita così radicale. Può contribuire, ma certo non basta una formazione islandese a restituire le atmosfere di una località remota come l'Islanda, soprattutto se sono filtrate attraverso la sensibilità di qualcuno che proviene dalla scena jazzistica newyorchese.

Remote Location, infatti, non suona semplicemente come il disco di un americano registrato altrove; la sua collocazione geografica non è né casuale né accidentale, ma è penetrata profondamente nella sensibilità musicale di McLemore. Per il senso degli spazi e le atmosfere rarefatte e soffuse, anche se non proprio malinconiche, Remote Location è un lavoro che potrebbe tranquillamente essere inserito nella grande tradizione del jazz nordico. Evidentemente una sensibilità musicale del genere – come del resto l'attenzione riservata all'aspetto melodico più che a quello ritmico – faceva già parte del bagaglio personale di McLemore. Non è certo oggi che il batterista ha scoperto una formazione scandinava come Masqualero e un pianista come Jon Balke, ai quali rende omaggio con Balkelero; e tantomeno non è un caso che abbia dedicato un brano a Paul Motian (Movement for Motian), l'influenza del quale è evidente sia nelle composizioni che nel drumming di McLemore. E non dimentichiamolo: tra i grandi batteristi nordamericani, Motian è forse quello che più di altri ha frequentato la scena jazzistica nordeuropea – e chissà se la sua influenza c'entra pure con la scelta di affidare più alla chitarra che al pianoforte il ruolo solista e melodico. Insomma, nel jazz, talvolta le località remote possono risultare più prossime di quanto suggerisca l'assetto geografico.

Dario Gentili per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 25/05/2013

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