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I dieci brani eseguiti sono quasi tutte cover ad eccezione di Free blues composto da tutti e quattro i musicisti impegnati in questa "scalata verso il paradiso". E' un classico d'eccezione che apre l'album: Stella By Starlight, un tributo a tutti i grandi del jazz che lo hanno eseguito. Continenza e Juris si alternano in preziosi soli che esaltano l'estetica del brano, il cui tema viene interpretato con personale espressività. Seguono l'Intro ed il tema di We will meet again. Lo splendido brano di Bill Evans è arrangiato con sapienza ed interpretato con passione e dedizione. Così come So What, dotata di una autonomia espressiva vigorosa ma al contempo suadente, opportunamente velocizzata dal basso "groove" di Di Piazza, sempre puntuale. Le chitarre intrecciano sonorità rock e jazz forzando il tema con delle improvvisazioni rigogliose. Elegante la versione di Alone Togheter che mette in evidenza la raffinatezza armonica dei riff di Continenza e di Juris che si scambiano le note con estrema rapidità. Ancora un tributo a Davis è la title-main Seven Steps To Heaven, esempio di equilibrio ritmico per orecchie esigenti ed allenate. La lunga versione di Estate, dalla ritmica "sambata", sottolinea la discrasia sonora tra la chitarra classica e quella elettrica, conferendo maggiore gradevolezza al brano di Bruno Martino. Footprints ha uno start elettrico alimentato dall'incessante cavata di Di Piazza e dal percuotere di Iodice, pur mantenendo sempre il suo tema per le incursioni dei due solisti. Nessun brano è finalizzato alla semplice esaltazione del suono delle chitarre. Anche Spain, dove le chitarre classiche giocano raffinatamente intorno al tema principale dello standard di Corea, rientra nel progetto d'insieme. Chiude Free blues, original track libero da schemi precostituiti, free armonico quasi riepilogativo del percorso musicale svolto nell'album. Quindi non solo chitarre. E' l'interplay che domina questo progetto: dal sapiente lavoro d'arrangiamento ritmico elaborato da Di Piazza e da Iodice, quest'ultimo dalla timbrica essenziale, mai intrusiva ma sempre importante, ai fraseggi ed invenzioni di Continenza e Juris che vanno a tessere le trame in maniera matura e consapevole. Certo la presenza di tanti standard, forse alcuni troppo classici, non ci ha permesso di misurare i quattro musicisti anche per la loro creatività compositiva. Ma lo stile e la tecnica sono indiscutibili.
Il booklet è arricchito da opinioni tanto entusiaste quanto eccellenti: da George Benson a Hank Garland, passando per Don Mock.
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