Jazzitalia - Recensioni - Erika Dagnino Trio: Sides
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            SANTANGELO Giuseppe (sax)
            VERGALITO Gianluca (chitarra)
            VOLPICELLI Lucia (voce)
Erika Dagnino Trio
Sides



Slam (2015)

1. Preludio
2. Primo Movimento
3. Secondo Movimento
4. Terzo Movimento
5. Quarto Movimento
6. Intermezzo
7. Quinto Movimento
8. Movimento Finale

Erika Dagnino - poetry, voice
Ken Filiano - doublebass, effects
Satoshi Takeishi - percussion


Erika Dagnino con "Sides" prosegue nella sua ricerca su jazz & poetry, coadiuvata da due musicisti di prim'ordine come Ken Filiano e Satoshi Takeischi: due personaggi che hanno già collaborato con lei o con Stefano Pastor in altre produzioni sempre della Slam. Il disco è inciso a New York e anche questa non è una novità assoluta poiché l'artista ligure, in questi anni, ha soggiornato per lunghi periodi negli Usa, allacciando o consolidando fruttuosi contatti con la scena più avanzata operante nella grande Mela. I testi poetici della Dagnino sono composti da immagini folgoranti, non sempre collegate da un filo consequenziale e logico, pur esile. Appaiono come dei flash percettivi su parti del corpo che vengono messe in primo piano attraverso accostamenti audaci con oggetti fisici, fino a creare una sequenza verbale tagliente e asciutta. Conta di più il significante rispetto al significato, a conti fatti, nello specifico, anche se la mescolanza, a volte oscura, di questi elementi può turbare o risultare inquietante, malgrado la difficoltà, per chi ascolta, di recepire un messaggio dietro il testo espresso. Non si sta tranquilli e rilassati sentendo il cd, insomma, per l'atmosfera cupa e ansiogena contenuta nei sette brani. Per scelta metodologica la performer genovese non drammatizza i suoi versi, non li recita, in sintesi. La leader di questo album si limita, infatti, a pronunciare le parole, a porgerle senza enfasi con un minimo di progressione nei toni, all'interno di una successione di termini assemblati in modo singolare e sorprendente. Alle sue spalle il bassista e il batterista, per contrasto, sembra vogliano raccontare una storia, illustrare un percorso. Filiano si dedica a disegnare interventi lirici e ricchi di uno swing latente, ma vivo, tenendo in piedi senza incertezze tutta la parte melodica e armonica nelle varie tracce. Takeishi è il solito costruttore e decostruttore di ritmi: Le percussioni sono usate in modo libero e fantasioso e si integrano benissino con quanto vicino a lui elabora il contrabbassista. E' il progetto complessivo che, invece, non decolla appieno. La voce rimane da un lato, non penetra nella musica, vi galleggia sopra, semmai. Allo stesso tempo i suoni prodotti dai due bravissimi partners fanno storia a sé, restano impermeabili alle poesie della Dagnino.

La parte musicale del disco è certamente apprezzabile. La poetessa, altresì, rivela coraggio e gusto per la sfida impegnandosi in un settore scabroso e sdrucciolevole, che in Italia non conta altri praticanti qualificati. Lo spoken word intellettuale e enigmatico della Dagnino, però, in "Sides" non riesce a combinarsi con il jazz contemporaneo. Il disco, in buona sostanza, non risulta convincente e si rivela, a tutti gli effetti, come un'occasione non sfruttata a dovere.

Gianni Montano per Jazzitalia






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Data pubblicazione: 03/01/2016

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