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Miles Griffith & Tony Pancella Trio/Quartet
Smile Again


1. Arioso (Take Flight And Be Free)
2. Life in The City
3. I Mean You
4. Here’s That rainy day
5. Domingo
6. Autumn in NY
7. What Is That Beautiful Sound?
8. Too High
9. Smile Again
10. We See
11. Something Special (In The Sky For Us)

Miles Griffith - vocals, composer, lyricist
Max Ionata - soprano, tenor sax
Tony Pancella - piano, Fender Roads, Synthesizer, composer, speaking voices
Aldo Vigorito - acoustic, electric bass, speaking voices
Pietro Iodice - drums, speaking voices


In accordo musicale con quattro fra i migliori jazzisti italiani Miles Griffith propone un'opera nella quale, già per il titolo, si potrebbe intuire la non troppo sottile intenzione del vocalist di dar luogo ad un evento segnato in qualche modo da un sincero approccio a toni sorridenti, ironici e giocosi. In questo, sia chiaro, nulla di male, anzi: spesso le blue notes di questi tempi convergono in interpretazioni seriose, accademiche e talvolta noiose, prive di originalità e "sense of humor".

Nella vocalità del Nostro s'incontra blues, si odono chiaramente le origini del genere così come i fraseggi tipici del jazz contemporaneo. Lo stile appare comunque alquanto distante dalla vocalità tradizionale: Griffith canta inserendo onomatopee e vocalizzi, tesse incursioni fonetiche divertite, secondo un uso che potrebbe ricordare l'estro brioso di un Mark Murphy o di un Eddie Jefferson.

Il tentativo sembra quello di oltrepassare i limiti dello scat, avventurandosi con sicura esperienza in paesaggi sonori caldi, in continuo borderline fra tradizione e modernità. Pregevole il tentativo. Interessante questo uso così poco convenzionale della voce, spesso usata come strumento a percussione in oscillazioni appassionate tra interventi – sempre coerenti, impeccabili, eleganti – di sax o piano o tastiere; prestazioni energiche che risentono delle forme culturali proprie del luogo da cui egli proviene, Brooklyn.

Però… ma tanta pirotecnia in quale direzione può condurre chi ascolta? L'esplosività vocale di Griffith rifugge per natura toni gravi, le sue corde non danno luogo a quella pastosità che può convincere fino in fondo, resta spesso in equilibrio provvisorio fra le ottave più alte, non possedendo o non volendo marcare, forse, capacità dilatative verso quelle più basse.

Pur essendo il timbro nitido, corre il rischio di apparire poco "rotondo": l'impatto, allora, può risultare non del tutto coinvolgente; quello scat anomalo intenderebbe esplorare tutte le potenzialità della "sillabazione", ma talvolta lascia perplessi. Questa vocalità gioiosa, solo apparentemente ingenua, in realtà appare fin troppo studiata, un po' troppo spesso autocompiaciuta e, alla fine, uguale a se stessa.

Sarebbe in ogni caso riduttivo parlare di questo album senza sottolineare le performances di Max Ionata, di Tony Pancella, di Aldo Vigorito, di Pietro Iodice, ognuno dei quali dà magnifica prova di sé quando chiamato al solo o quando impegnato nell'accompagnamento. In Here's That Rainy Day il soprano di Ionata, senza ricorrere ad ardimentose improvvisazioni, ci dona un solo raro per tecnica ed intensità; in Domingo, il piano di Pancella offre una sensibilità espressiva densa di coloriture, seguendo un linguaggio musicale di piacevole modernità, estremamente attento al contrappunto con lo scat un po' frammentario di Griffith; sempre puntuali e mai "fuori le righe" Vigorito e Iodice: ottimo il loro lavoro in Autumn in New York, un evergreen che sinceramente il Nostro avrebbe potuto trattare con maggiore attenzione e minore ricerca (fine a se stessa) del vocalismo originale a tutti i costi: quando si sceglie il confronto con spartiti quali quelli presentati da questo cd (I mean you e We see di Monk, Life in the city di J. Heath, Too high di Stevie Wonder, e le tre pièces sopra citate) forse potrebbe essere più prudente il dedicarsi meno all'esplorazione delle possibilità che i pentagrammi possano offrire al canto e, a parere di chi scrive, di più allo spazio riflessivo che brani di tale caratura lasciano, per loro natura, ad una ricerca cromatica ed improvvisativa scoperta e non di rado resa indimenticabile da generazioni di musicisti.
Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia





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Data ultima modifica: 11/02/2008

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