Fra i song-book più eterogenei e stimolanti che la storia del cantautorato
americano annoveri, quello di Joni Mitchell è anche fra i più ardui da rileggere
al presente, in quanto la struttura musicale dei brani e le rispettive esecuzioni
originali sembrano formare un intero indivisibile. Con alcuni "classici" consegnati
alla storia del pop, una solida frequentazione del country e una mai sopita passione
per il jazz in tutte le sue espressioni, l'opera della Mitchell è un oggetto inafferrabile.
Il primo e fondamentale merito di questo (sia detto senza indugi) strepitoso
So Right è quello di
recidere finalmente il cordone ombelicale dei brani con le incisioni che ne hanno
cristallizzato l'esecuzione. La riorchestrazione di alcuni classici imperniati sulla
chitarra acustica di matrice west coast (per esempio "All
I Want") giova alla struttura musicale profonda, che viene anzitutto
messa a nudo. Le peculiarità del songbook mitchelliano riemergono con prepotenza,
anche senza le sue celebri accordature aperte. Anzi la costruzione armonica di
Danilo
Rea amplifica l'inclinazione dell'autrice alla cadenza sospesa; il pianista
poi, come si apprezza per esempio in "Amelia",
intraprende un discorso melodico parallelo alla linea vocale, o si produce in momenti
solistici non ignari della lezione di
Ahmad Jamal.
Sovente è la nuova intelaiatura ritmica a rivitalizzare brani notissimi come "River"
e "Woodstock"; il primo,
in particolare, esalta il binomio
Rea-Pietropaoli,
ben assecondati dal felpatissimo Romano, con esiti paragonabili alle riletture
del repertorio pop-folk di Nick Drake da parte del trio di
Brad Mehldau.
Teniamo per ultime le due considerazioni più importanti. La prima: non
abbiamo dimenticato che l'alto valore di
So Right si deve all'interpretazione
vocale di Maria
Pia De Vito; non bisogna temere di affermare che il suo intervento è
decisivo proprio perché toglie all'originale tutti i noti vezzi (leggi: taluni improvvidi
acuti della Mitchell più giovanile e "western") ed eccessi espressivi legati al
gusto di un preciso momento storico. Sia detto non per mera provocazione: "A
Case of You", nell'interpretazione della
De Vito
guadagna in tutto, dalla dinamica al registro alle pause; "Amelia"
addirittura sembra di ascoltarla qui per la prima volta. Arriviamo alla seconda
considerazione: a fianco dei sette pezzi di "antologia mitchelliana" figurano
cinque brani originali che rappresentano una straordinaria lettura critica della
"penna" di Joni, delle sue predilezioni armoniche e melodiche. In special modo "So
Right", che dà il titolo a questo ispirato lavoro discografico, è forse il brano
che la Mitchell non ha mai scritto, ma che riassume tutto il suo universo musicale.
In ultima analisi, il disco di
Maria Pia De
Vito – oltre a qualificarsi come uno dei migliori ascolti della stagione
di jazz internazionale – sembra indicare un metodo di approccio a scritture musicali
di cui il jazz ha sempre bisogno di nutrirsi.
Luca Bandirali per Jazzitalia