Probabilmente una delle cose più frustranti per un appassionato di jazz
è quella di scoprire che alcuni lavori discografici possano, inevitabilmente, passare
inosservati. Viene spontaneo chiedersi il perché, allora inizi a cercare informazioni,
non ne trovi, sorge naturale un ennesimo dubbio: che il disco in questione non sia
poi così significativo?
Bene con questa affermazione mi "gioco la reputazione": il disco
dei Five for Jazz "Soulscape"
è una delle migliori cose ascoltate da diverso tempo a questa parte!
Mi conforta sapere che a pensarla come il sottoscritto è anche
Enrico Rava,
che nelle liner notes scrive: "questo è un vero disco di jazz, come se ne ascoltano
raramente di questi tempi".
Disco uscito nel 1998 per l'attenta
l'etichetta DDQ, i cinque votati al jazz sono quanto di meglio si trovi in
circolazione, non solo in casa nostra:
Flavio Boltro
alla tromba,
Emanuele Cisi al sax tenore e soprano,
Luigi Bonafede
al piano, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Francesco Sotgiu alla
batteria. Questo pool di cervelli ha concepito un album emozionante, intenso e vibrante,
dai toni accesi, dove la contaminazione della tradizione è presente come segno imprescindibile,
usata per liberare l'improvvisazione e l'interpretazione sia esecutiva che scritta
(tutti loro i 7 brani che compongono il disco).
Lucida e paritaria l'interazione tra i cinque, grazie all'assoluto pieno
possesso e la profonda conoscenza della tecnica, con la quale volutamente sfuggono
con maestria ad ogni stereotipo in cui sempre più frequentemente riesce a cacciarsi
la Nostra musica. L'impronta che distingue tutto il disco è la complessità della
scrittura, avvicendando percorsi dalle strutture complesse ed articolate, a momenti
di rapido assimilo, sonorità dilatate marcatamente cangianti che spesso conferiscono
al suono un'atmosfera sospesa e suggestiva, senza mai cadere nel banale o nel ripetitivo.
Le interpretazioni sono tutte di vigore e convincenti, anche nei momenti
più slow dove è facile farsi circuire dal delicato piano di
Bonafede
o dalla tromba sussurrata di
Boltro
o dal sensuale contrabbasso di Bonaccorso o ascoltando il respiro del sax
di Cisi,
come ad esempio in "Preghiera"
(dedicata a
Massimo Urbani), divenendo veri e propri sussulti emozionali nei tempi
vorticosi, come per "Chia Blues",
dove l'apporto "discreto" della batteria di Sotgiu è elemento imprescindibile.
Soulscape è un percorso organico, passionale, frizzante, una tensione
emotiva che nei momenti più intimi colpisce diretta al cuore. Una grande lezione
di grazia, stile, atmosfere e costruzioni ritmiche. Un disco che si fa amare subito:
da ascoltare!
Franco Giustino per Jazzitalia