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Questo disco non ammette mezzi termini. E' difficile infatti trovare un
lavoro tanto coinvolgente, completo e maturo, tra le produzioni degli ultimi anni.
Si muove in un ambito non prettamente legato ai nomi intramontabili della musica.
Da più punti di vista, "Sound Advice"
tocca l'eccellenza, non solo per la bellezza e la forza delle composizioni, ma in
particolare per il carattere moderno e dinamico che il gruppo conferisce all'intero
disco, strutturato alla base da suoni freschi, limpidi e ben impiegati, in contrasto
rispetto alla formazione e all'impronta espressiva dell'organico, tipicamente Modern
Jazz. Difficile, a proposito, non pensare ai lavori più maturi dei Jazz Messenger,
o non avvertire l'eco di Horace Silver,
McCoy Tyner,
o dei mood gentili di Art Farmer. A questo si aggiunga una straordinaria
sensibilità ritmica e dinamica, distribuita non solo fra basso e batteria, ma anche
nelle linee melodiche dei due fiati, grazie a cui i brani acquistano un'impronta
sicura, definita e soprattutto uno swing travolgente, eccezionale. Se dunque
il quintetto non risulta proprio contemporaneo nell'aspetto formale -in fondo legato
a stilemi i cui natali si rintracciano negli anni 60, paralleli eppure ben distanziati
dall'avventura Free- lo è invece decisamente nella gestione concreta del proprio
materiale. Già solo per queste caratteristiche il lavoro si rivela vincente sin
dalle prime battute: si è stupiti dalla solerzia e dalla sicurezza con cui ogni
voce prende la propria parte e sfrutta i propri spazi, senza mai perdere però di
vista la dinamica, il tono e l'andamento generale.
Osservato nei dettagli poi, il disco conferma la propria qualità:
Luca Mannutza
è in ottima forma, ormai saldamente inserito nella cerchia dei più interessanti
e capaci pianisti jazz che l'Italia possa vantare. Un pirotecnico Andy Gravish
per cui credo non ci sia bisogno di presentazioni. Non ha certo torto Mike Metheny
che, nel parlarne, lo dichiara come uno dei migliori trombettisti attualmente in
circolazione. A fianco di questi due grossi nomi troviamo
Max Ionata,
Luca Bulgarelli e Marcello Di Leonardo, componenti essenziali a quest'opera.
Bulgarelli e Di Leonardo infatti mettono in piedi una macchina ritmica
poderosa, inesorabile, che è poi ciò che conferisce al sound generale quel senso
di potente swing di cui si è accennato sopra, mentre
Max Ionata,
con il suo soffio caldo e modulato, costituisce un ottimo contraltare rispetto alla
voce più aggressiva di Gravish.
Fermo restando che ognuno dei sette brani risulta essere ricco di carattere
e di valore, i momenti più felici sono da ritrovare in "Lljora",
"Hanging at P.D.R." e nella conclusiva, stupenda,
"L'astronauta", con il suo andamento progressivo,
solenne e malinconico, in cui i fiati, accompagnati dal tocco leggero di
Mannutza,
intessono melodie di ampio spazio, fatte di respiri dilatati, impiegati con delicatezza
esemplare.
Un disco imperdibile, capace di trasmettere e dimostrare passione, a pieno
titolo fra le migliori produzioni di quest'anno.
Achille Zoni per Jazzitalia
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