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AUM Fidelity - AUM034
William Parker Quartet
Sound Unity


1. Hawaii
2. Wood flute song
3. Sound Unity
4. Harem
5. Groove

All compositions by William Parker

William Parker - bass
Hamid Drake - drums
Rob Brown - alto sax
Lewis Barnes - trumpet



"Quattro battiti cardiaci = uguale Quartetto. La musica di questo cd è ancora incentrata sulla canzone folk, il poema e la lunga meditazione. ‘Calls and responses': quattro differenti ritmi che ricorrono allo stesso tempo con unisono melodico. Noi amiamo ancora danzare a tempo e cambiare ritmo quanto ci pare". (…) "Il componimento musicale assume tre nomi: Grido, Preghiera e Chiamata. Grido d'amore, pace, libertà. Preghiera per tutti coloro che hanno bisogno. Chiamata alle armi per coloro che vogliono combattere la giusta battaglia".



Così introduce il presente album, Sound Unity, il titolare del William Parker Quartet, e riportarne le esatte parole si ritiene possa dirla lunga sulla sua impostazione concettuale prima ancora che musicale, nonché sulla profonda sensibilità di questo artista.

A tratti boppeggiante, spesso con robuste venature free, qualche volta non lineare ma sempre poggiato sulla nervatura contrappuntistica del leader, e soprattutto fresco, magari non necessariamente innovativo (certi aspetti si potevano già cogliere nei trii di Branford Marsalis e la stessa estetica di Albert Ayler o Archie Shepp aveva già condotto al parossismo certe forme libere di improvvisazione a suo tempo innestate da John Coltrane, Ornette Coleman ed Eric Dolphy), il cd è anche connotato da quella effervescenza che solo un concerto live di jazz senza briglie può offrire: non a caso è registrato dal vivo, durante il tour canadese del 2004, parte al "Vancouver International Jazz Festival" e parte alla Sala Rossa del "Suoni per il popolo festival" di Montreal.

Vi si possono ascoltare alcuni fra i più validi improvvisatori del nostro tempo: lo spigoloso sax contralto di Rob Brown, la squillante tromba di Lewis Barnes, la vivificante energia dei tamburi di Hamid Drake, ed ovviamente lo stesso contrabbassista, William Parker, definito "guida dell'attuale scena avanguardistica del jazz", "uno dei pochi indiscussi giganti della musica free contemporanea". Più di venti uscite a suo nome, con diverse formazioni – The Curtis Mayfield Project, Little Huey Creative Orchestra, In Order to Survive, William Parker's Quartet – dal settetto fino al solo album "Lifting The Sanctions". La più riuscita è la combinazione in quartetto, proprio con siffatti meravigliosi musicisti, già "compagni di mille avventure". Ma fra le sue collaborazioni non mancano altri jazzisti di straordinaria levatura, dai senior Ed Blackwell, Don Cherry, Bill Dixon, Milford Graves, Billy Higgins, Sunny Murray, al più giovane Matthew Shipp.

Vari gli affreschi resi dalle singole tracce, tutte divertenti e coinvolgenti. Ispirata a Frank Lowe è Hawaii, cantabile e quasi estiva nel cicaleccio fra ancia e pistoni, zigzagante e sciolto il contralto sopra la dritta linea del contrabbasso, quest'ultimo in seguito artefice di un pluri-fraseggiato assolo; mentre è dedicata al trombettista Don Cherry Wood flute song, più spinta sia nel timing che nelle circonvoluzioni del saxalto, strapazzato fino al limite del gracidante ma al contempo – e questo è il bello – continuamente portato ai margini (se mai Brown possa incontrarne!) delle potenzialità sonore dello strumento; brucianti le piroettanti note della tromba, senza contare gli spumeggianti sbuffi della batteria – circa tre minuti di break all'interno di questo brano –, ritmo filante come un treno, in ottima combinazione con il contrabbassista, tanto da non potersi dire chi sia in effetti ad imprimere il drive. Poem for June Jordan, scritta in memoria della sensibile poetessa newyorkese venuta meno nel 2002 – pochi sanno che Parker è anche lui poeta, ed il poema, infatti, ha pure dei versi –: tema scarno, di pretesto per i solisti, fra cui spicca la sordinata tromba, sotto la quale quel tema viene costantemente, ma non ossessivamente, puntualizzato da Parker, finché non giunge il prezioso dialogo, sempre tematico, fra tromba e sax, intenso ed avvincente, seppur breve.

"Una chiamata a tutti coloro che possono udire per unirsi – unirsi ma non rinunciare alla propria individualità" è definita Sound Unity, traccia rappresentativa dell'intero album, che incarna perfettamente l'iridescente vitalità che promana dalla musica del gruppo: un pedale continuo del contrabbasso, su cui intrecciano le proprie voci i due fiati – ora all'unisono, ora in acuti stridori, ora in avvincenti dialoghi estemporanei –, i quali si distinguono per il proprio intervento solistico, ciascuno liberamente poggiato alla scarna configurazione ritmica punteggiata da Parker, e quindi affrancato da qualsiasi altro schema di rigidità, se non quello della coralità d'approccio… e proprio a questo aspetto inneggiano nelle intenzioni il brano ed il cd tutto. Ma nei circa 21 minuti di questa composizione c'è pure posto per lunghe improvvisazioni da parte di ciascuno dei jazzisti, con ottima presa sia sull'ascoltatore che sul pubblico presente, come lascia intendere l'approvazione alla fine di ciascun turno. Ammiccante e suadente Harlem, dondolante il suo motivo, colorati in blues gli assolo, un incedere elegante che rivela l'approfondita conoscenza delle radici della musica afroamericana; radici che Parker ha posto a bandiera della propria concezione musicale. Notevoli in questo pezzo anche le dinamiche, particolarmente curate in sede di contributo improvvisativo da parte del leader, scortato dalle figurazioni rutilanti e spandenti di Drake. Ed infine Groove, che nel disegno del basso vagheggia qualcosa dei ritmi e delle atmosfere tipiche dei tempi in levare caraibici, su cui si adagia, placido, l'unisono motivico di sax e tromba. Il pezzo forse più rassicurante della sequenza, ottima conclusione di un ottimo cd.
Antonio Terzo per Jazzitalia







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inserito il 10/06/2007  da anthdb45 - visualizzazioni: 3420


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Data pubblicazione: 08/06/2006

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