Jazzitalia - Dino Betti van der Noot: The Humming Cloud
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SAM Production . Egea Distribution
Dino Betti van der Noot
The Humming Cloud


1. The Humming Cloud - 15:11
2. Hubris and Dust - 8:44
3. In A Constant Light - 11:25
4. From Darkness to Light - 12:25
5. Our Wild Shangri-La - 7:58
6. Lullaby for A Lion - 5:08

Composizioni di Dino Betti van der Noot.
Liriche: Stash Luzckiw (2), Lou Faithlines (5)


Mario Cavallaro, Diego Ruvidotti, Luigi Portoraro, Andrea Baroldi - trombe e flicorni
Beppe Caruso - trombone, mellophone e tuba
Graziano Soave, Dario Cozzi, Alessio Nava - tromboni
Sandro Cerino, Daniele Cavallanti, Maria Teresa Battistessa, Daniela Ievolo, Cinzia Castiglione - flauti, clarinetti e sassofoni
Elio Marchesini - marimba, vibrafono e percussioni
Marco Ricci - violoncello
Fabrizio Puglisi - pianoforte
Sergio Taglioni - elettronica e programmi
Vincenzo Zitello - arpe
Gianluca Alberti - basso elettrico
Jonathan Scully - timpani e percussioni
Tiziano Tononi - batteria
Ginger Brew - voce in 2 e 5
Simona Bondanza - voce in 2

 





A
ffascinante e puntuale, costruito e pensato con una notevole eleganza è questo ultimo lavoro di Dino Betti van der Noot. Elegante ma, si potrebbe dire in senso figurato, non sinuoso, con un altalenarsi di forme più morbide a forme robuste e decise. Un vero lavoro sincretico, in cui si trovano amalgamati elementi molto diversi che tuttavia non si disperdono e non rimangono ad uno stadio liquido ma si propongono in una forma precisa, chiara, riconoscibile. Il succedersi dei brani – e lo stesso fluire d'ogni singolo brano – non lascia mai la sensazione di una dispersione formale. Il compositore sa esattamente in quale direzione andare e costruisce su questa direttiva tutti gli spazi improvvisativi in cui i musicisti riversano la loro musica. La grammatica musicale è essenzializzata. Le frasi costruite in modo da arrivare chiare e nitide all'ascoltatore, senza barocchismi ma neppure senza semplificazioni. Se il linguaggio musicale può definirsi semplice lo è nella misura in cui questo evita senza rischi le banalizzazioni e lo è nella ricchezza del vocabolario. In questo senso si potrebbe dire che la grammatica non appare semplice in quanto povera ma in quanto chiara, puntuale e precisa. Questo essere continuamente definita, nota dopo nota, rappresenta una caratteristica compositiva evidente dell'opera ed il segno di una precisa scelta stilistica compiuta dall'autore. L'attenzione con cui viene considerata ogni singola voce strumentale è il frutto di una volontà di ricerca timbrica e di colore orchestrale che raggiunge livelli di definizione e di raffinatezza notevoli. L'apporto di questi elementi naturalmente non stempera la dimensione, per così dire, razionale dell'opera ma immette con determinazione – sebbene senza veemenza – una specifica emotività che investe direttamente l'ascoltatore. L'equilibrio tra aspetto razionale ed emotivo è fondamentale nell'opera. Se è vero che la musica, nel suo complessivo andamento, non colpisce visceralmente spingendo a battere freneticamente il tempo, è altrettanto vero che la dimensione emotiva e pulsionale è capace di coinvolgere interamente chi ascolta portandolo attraverso stati emozionali anche profondamente differenti (un esempio su tutti può essere colto nelle splendide fluttuazioni di "In A Costant Light"). In questa direzione è senza dubbio importante anche l'apporto fornito dai testi, ed in particolare dal bellissimo "Hubris and Dust" di Stash Luczicw, il quale svolge una vera e propria funzione di contestualizzazione storico-sociale dell'opera senza tuttavia far perdere ad essa il suo intimo lirismo. L'asemanticità del linguaggio musicale viene, si potrebbe dire, in un certo qual modo "bilanciata" da testi significativi che intervengono anch'essi sull'ascoltatore sia sotto il profilo emozionale (lirismo) sia sotto quello razionale (intelligibilità) come anche dalle evocazioni descrittive e simboliche dei suoni naturali (esempi chiari sono nel rumore del vento di "Hubris and Dust", nei passi umani e nel chiudersi del cancello di "Lullaby for a Lion").

Nel sottolineare questa duplicità dei piani non si vuole semplicemente affermare una ovvietà (ossia la compresenza di un aspetto razionale e di uno emozionale in un prodotto artistico) ma si vuole discutere la tesi secondo la quale la scelta di un linguaggio musicale e di uno stile più concettuale ed accuratamente misurato e, di converso, meno viscerale ed immediato sia da considerarsi tout court poco jazzistico e conseguentemente più consono allo "spirito" della cosiddetta musica contemporanea. La composizione e gli arrangiamenti di "The Humming Cloud" sono senza dubbio jazzistici. I dialoghi costruiti tra l'orchestra ed i diversi solisti che si susseguono sono da considerarsi assolutamente jazzistici, anche laddove gli strumenti e le qualità del musicista si allontanano di più dal jazz – come nel caso dell'eccezionale arpista Vincenzo Zitello (si ascolti, ad esempio, il modo in cui introduce la bellissima "Lullaby for a Lion"). Il lavoro solistico dei fiati, in particolare il clarinetto basso di Sandro Cerino (l'introduzione di "Hubris and Dust" è, ad esempio, splendida) ed il sax tenore di Daniele Cavallanti (si pensi soprattutto al lungo e ricchissimo solo in "From Darkness to Light"), è di una qualità prettamente jazzistica eccellente. Nonostante questo è tuttavia evidente che si tratta di un modo di fare jazz diverso ed originale, capace di cogliere molti elementi estranei al genere e di amalgamarli evitando da una parte la perdita dell'identità originaria degli elementi stessi e dall'altra la disomogeneità formale e la miscelazione forzata. Da questa peculiarità nasce senza dubbio una certa difficoltà di categorizzazione che non può essere altro che un grande pregio dell'opera.

La confezione del cd è pregevolmente arricchita da una puntuale ed intelligente descrizione dei singoli pezzi fatta da Ira Gitler e da alcune valutazioni complessive espresse da Franco Fayenz che aiutano l'ascoltatore ad accostarsi immediatamente e nel giusto modo al godimento dell'intero lavoro.
Alessandro Giamatti Fubini per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 16/03/2008

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