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William Parker
The Inside Songs of Curtis Mayfield - Live in Rome


1. The making of you
2. People get ready
3. Inside Song # 1
4. We the people are darker than blues
5. Spoken introduction
6. Think
7. Freddie's Dead

William Parker - basso
Hamida Drake - batteria
Dave Burrel - piano
Lewis Barnett - tromba
Darryl Foster - sax tenore e e soprano
Sabir Mateen - saxalto e tenore
Leena Conquest - canto
Amiri Baraka - testi e voce recitante



Ho sempre pensato a William Parker come ad un Charles Mingus (o un Duke Ellington) dei nostri tempi. Nel senso che l'ho sempre visto come un musicista ed un intellettuale in grado di riproporre con un suo autonomo linguaggio tutte le esperienze della cultura musicale afro-nordamericana. Duke svolse questo ruolo negli anni dell'integrazione, Mingus in quello delle prime rivolte razziali. Parker riassume la storia del suo popolo in questi anni strani ed indefinibili.

Q
uesto disco, bellissimo, registrato dal vivo nel 2004 a Roma, conferma al meglio questo punto di vista. E' un opera dedicata a Curtis Mayfied, autore ed interprete di grande successo negli anni '70, immerso in vari filoni della musica popolare nera: soul, rhythm&blues, funky. A Mayfield si devono lavori come la colonna sonora di Superfly, film che segnò l'inizio di un fortunato genere cinematografico dedicato alla vita violenta dei ghetti neri. Nelle note di copertina il contrabbassista dice di essere cresciuto ascoltando questo tipo di musica (Smokey Robinson, The Tempations, Gladis Knight) e che nel linguaggio artistico suo e dei suoi compagni Sun Ra è presente, come lo è Mayfied quanto Coleman Hawkins, Ornette quanto Marta and The Vandellas."Il problema è "immergersi " in questo mondo sonoro (Tone World) e "ritesserne le fila in una nuova tappezzeria". Non tanto quello di riprodurre o imitare un genere o un altro.

Questi i presupposti teorici dell'operazione. I risultati artistici sono grandi. Suona rhythm and blues questo gruppo: riff aggressivi dei fiati, soli brevi e ruvidi dei sax, ritmi rocciosi e danzanti (i duetti fra Parker e Drake sono al solito stratosferici), ma cita Coltrane (ad esempio la frase iniziale di "A love supreme" compare nel finale di "Freddie's dead"). Dedica i quasi 10 minuti di "Inside song" ad una ardente improvvisazione jazz su uno scuro fondale sonoro R&B. Da a tutto il concerto una suggestiva ispirazione gospel alla quale concorrono in misura determinante la splendida voce di Leena Conquest, che canta i testi di Mayfled e quella di Amiri Baraka. L' anziano poeta declama, grida, col piglio di un predicatore, suoi versi (Intrisi di corrosiva critica sociale) che integrano quelli originali di Mayfield. Spesso interagendo con la partner in un gioco di canto e parlato, di grida e riff: la primordiale antifonalità della Madre Africa. Parole e musica, chiesa e ghetto, strada e sala da ballo, echi di jazz. Un mix affascinante, un disco prezioso che fornisce ulteriore robustezza e sangue nuovo alla raffinata musica di Mayfield. Che dimostra come il jazz abbia ancora spazio, fiato, storie da raccontare.
Marco Buttafuoco per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 19/03/2008

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