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Disco di assoluto spessore compositivo ed interpretativo, Three Sides, ultimo lavoro di Michele Franzini (accompagnato da Pintori e Mangialajo R.) è un'opera tutta da scoprire.Il primo ascolto incuriosisce l'ascoltatore promettendogli di accompagnarlo, se lo vorrà, in un piacevolissimo viaggio attraverso le composizioni dell'autore che spaziano da spunti offerti da studi a veri e propri omaggi personali e mai scontati a grandi autori. Molto bello quello a Ornette (molto ben evocato nel finale), nel brano Motus, in cui i tre si lanciano in spazi aperti strizzando l'occhio al free e giocando con uno strettissimo interplay che è poi al tempo stesso collante ed essenza del brano. Oppure la bellissima Un dubbio, intrisa di momenti di grande lirismo suonata solo da piano e batteria dedicata dall'autore a Paul Bley. Ed infine Runaway, brano dedicato al compianto Michel Petrucciani in cui i tre mostrano una grande verve interpretativa, suonando il pezzo quasi come un gioioso saluto pieno di gratitudine al Maestro.Il fraseggio di Franzini è sempre molto personale, mai banale e sottilmente sapiente, come nei due brani Not a Blues (part III & part II) in cui lo stesso tema "canovaccio" viene reinterpretato in chiavi rispettivamente più moderna e più propriamente bluesy senza mai indugiare a stereotipi.Il leader ci offre poi un saggio della sua sapienza solistica nella composizione Out of the Sphere, in cui è molto ben supportato dalla sua sezione ritmica dove spicca in particolare il basso di Mangialajo Rantzer che non perde mai "di vista" il piano anche sull'accattivante Progression né tantomeno sulla delicata Non è così facile, pezzi, questi ultimi, dove mostra anche buone doti solistiche.Deliziosa l'interpretazione di I thought about you, eseguita dal piano solo che pare accompagnarci per un piccolo tratto di strada "sicura" per poi lasciarci garbatamente e proseguire, oltre che con la già citata Runaway, con l'evocativo e passeggero bel tema di La danza.Franzini sceglie la formula del piano solo per accomiatarsi in quello che ormai alla fine del "viaggio" abbiamo imparato a riconoscere come il suo stile. Questo disco è un lavoro davvero pregevole di tre musicisti che, giunti ad una considerevole maturità stilistica, tentano, riuscendovi considerevolmente a mio parere, di portare un contributo sinceramente personale alla multiforme costellazione della musica jazz in Italia.
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