Jazzitalia - Recensioni - Mauro Massari: Tobacco
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            PANTIERI Filippo (piano)
            PILATO Frank (chitarra)
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            RAVERA Leo (piano)
            SIRAGUSA Antonino (chitarra)
            SIRAGUSA Nino (chitarra)
            SPARTà Gaetano (pianoforte)

Mauro Massari
Tobacco

Secop edizioni
Euro 10,00

Sembra anacronistico, nell'epoca dei social network, del web 2.0, 3.0 e così dicendo, sfornare un libro (di carta) e, per giunta, di poesie. E, ancor più, se a ordire tutto ciò è un giovane cantautore che tiene insieme il blues con il folk, non disdegnando inconsapevoli incursioni jazz.

Le poesie di Mauro Massari sono schiette e fresche come lo è il blues: non la manda a dire, ma dichiara tutto con una lucidità veemente e una penna fumante come una colt che ha appena sparato.

Chi si aspetta liriche rimate, potrebbe rimanere deluso; ma chi si vuole imbattere nelle quotidianità, nella robusta filosofia di vita del ventisettenne autore, rimarrà travolto da parole che tagliano l'aria a fette, da temi che sembrano alabarde e da un'innata musicalità: urlata. Urlata come solo i grandi autori della Black Literature hanno saputo fare, urlata à la Albert Ayler. Una poesia peccaminosa che farebbe saltar giù dalla sedia Charles Bukowski; sanguinolenta come ne Le parole sono importanti; autobiografica (forse) come in Non chiamarmi musicista. Irosa, ironica, astratta tanto da sembrare uscita dalle foto di Man Ray o da un film di René Clair (Non si accettano manoscritti di seconda mano). Il tutto con una spontanea vis narrativa, una capacità di far vivere la parola facendola muovere come un acrobata: sospesa a un filo.

Il libro, dal packaging agile e allettante, è suddiviso in due parti: quella da leone la fanno le poesie, poi vi sono alcune ballate – sempre a firma di Mauro Massari – la cui musicalità non si discute.

Burrascoso? Può darsi: dipende dai punti di vista. Io vedo, leggo e sento, qui una prosa mai forzata, sempre verace e immediata, che appartiene al gergo più giovane e di questa generazione ne canta sì le inquietudini, ma anche tutti gli aspetti positivi e propositivi che, fin troppo spesso, gli anagraficamente apparentati ad altri semi e stirpi sottovalutano: fors'anche per invidia.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 16/04/2017

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