Jazzitalia - Recensioni - Mauro Massari: Tobacco
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            INDRA (gruppo)
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            ROBERTO Davide (percussioni)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            SILVA JOLY Raquel (chitarra)
            TATONE Angelo (chitarra)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)

Mauro Massari
Tobacco

Secop edizioni
Euro 10,00

Sembra anacronistico, nell'epoca dei social network, del web 2.0, 3.0 e così dicendo, sfornare un libro (di carta) e, per giunta, di poesie. E, ancor più, se a ordire tutto ciò è un giovane cantautore che tiene insieme il blues con il folk, non disdegnando inconsapevoli incursioni jazz.

Le poesie di Mauro Massari sono schiette e fresche come lo è il blues: non la manda a dire, ma dichiara tutto con una lucidità veemente e una penna fumante come una colt che ha appena sparato.

Chi si aspetta liriche rimate, potrebbe rimanere deluso; ma chi si vuole imbattere nelle quotidianità, nella robusta filosofia di vita del ventisettenne autore, rimarrà travolto da parole che tagliano l'aria a fette, da temi che sembrano alabarde e da un'innata musicalità: urlata. Urlata come solo i grandi autori della Black Literature hanno saputo fare, urlata à la Albert Ayler. Una poesia peccaminosa che farebbe saltar giù dalla sedia Charles Bukowski; sanguinolenta come ne Le parole sono importanti; autobiografica (forse) come in Non chiamarmi musicista. Irosa, ironica, astratta tanto da sembrare uscita dalle foto di Man Ray o da un film di René Clair (Non si accettano manoscritti di seconda mano). Il tutto con una spontanea vis narrativa, una capacità di far vivere la parola facendola muovere come un acrobata: sospesa a un filo.

Il libro, dal packaging agile e allettante, è suddiviso in due parti: quella da leone la fanno le poesie, poi vi sono alcune ballate – sempre a firma di Mauro Massari – la cui musicalità non si discute.

Burrascoso? Può darsi: dipende dai punti di vista. Io vedo, leggo e sento, qui una prosa mai forzata, sempre verace e immediata, che appartiene al gergo più giovane e di questa generazione ne canta sì le inquietudini, ma anche tutti gli aspetti positivi e propositivi che, fin troppo spesso, gli anagraficamente apparentati ad altri semi e stirpi sottovalutano: fors'anche per invidia.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 16/04/2017

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