Bravi e coraggiosi. Perché sperimentano, perché mescolano i linguaggi
e improvvisano davvero liberamente. Tutte cose di cui la musica, il jazz, hanno
un gran bisogno, sempre.
Danilo Gallo
è un giovane contrabbassista, (è nato a Foggia nel 1972),
ma vanta già una notevole attività concertistica e didattica. Ha collaborato tra
gli altri, con Benny Golson, Bob Mintzer,
Gianluigi
Trovesi, Bob Mover, Bobby Durham,
Paolo Birro,
Paul Jeffrey,
Gianluca Petrella,
Fabrizio Bosso,
Gianni Lenoci, Marcello Tonolo,
Massimo
Manzi, Don Braden,
Marco
Tamburini, U.T. Gandhi (quest'ultimo è ospite alla batteria in
un brano del cd). Una lista di nomi veramente ragguardevole.
L'esperienza fatta si fa sentire anche nell'avanzata maturità del suo
linguaggio. E' un musicista curioso, che si produce su più strumenti ed in contesti
anche molto diversi tra loro.
Il disco è forte, come si potrebbe dire di una pietanza dal gusto intenso.
Questo avviene a partire dai ritmi: più vicini al rock e al folk che ad un certo
jazz ancorato alle tradizioni, il tutto sapientemente miscelato a momenti più liberi,
legati ad una estetica free.
Ma su questo tessuto ritmico si involano improvvisazioni notevoli specialmente
al trombone (nelle mani di Gerhard Gschlossl) e al clarinetto basso.
Proprio quest'ultimo, suonato da Achille Succi, gode di alcuni
momenti davvero preziosi, disseminati nell'intero lavoro. In
Kabu-l, ad esempio, il
brano di apertura, scritto da
Danilo Gallo,
c'è un notevole assolo di Succi, che si posiziona in un filone di musicisti
italiani che praticano questo strumento con esiti di valore assoluto. (Il solito
nome per tutti:
Gianluigi
Trovesi).
Ma torniamo al disco:
Todo Chueco è multiforme
anche quando le composizioni non escono dalla penna di
Gallo;
e vanno da un omaggio a Tom Waits (Alice)
a una rilettura di Satie, che inizia morbidamente per esplodere dopo pochissimo
in una furiosa marcia rockeggiante.
Il disco si chiude invece con un omaggio pensoso e delicato alla città
di Udine, dove sono
nuovamente in evidenza i soli di trombone e clarinetto basso, mentre Gallo costruisce
dietro a loro un malinconico e "ombreggiato" accompagnamento.
Franco Bergoglio per Jazzitalia