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Recorded at the Mascherona Studio In Genova, Italy, October 24 – 25, 2005.

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Stefano Pastor Quartet
Transmutations


1. Bird Food (O.Coleman) 5:46
2. Seul B. (S. Pastor) 6:22
3. Nel Blu Dipinto di Blues (S. Pastor) 5:31
4. Don Juan (S. Pastor) 8:14
5. Quarenta (S. Pastor) 5.18
6. Crescent (J. Coltrane) 9:34
7. Dimorfismo (S. Pastor) 6:17
8. I Fall in Love Too Easily (J. Styne – S. Cahn) 6:35
9. Vucciria (S. Pastor) 6:05
10. Esquecendo Voce (A.C. Jobim) 2:33

Stefano Pastor - violin, percussions (5), vocals (10)
Stefano Calcagno - trombone
Piero Leveratto - double-bass
Maurizio Borgia - drums


Ennesima conferma di una scena musicale con una progettualità forte a tutti i livelli, "Transmutations" di Stefano Pastor – che si presenta con una bella immagine di copertina, anticonvenzionale come il contenuto – è un disco che ha un orizzonte culturale preciso, una salda enciclopedia e tante energie spese bene.

La prima informazione che dobbiamo al lettore riguarda il Pastor musicista: il suo strumento è il violino, e questo fatto basterebbe a determinare per statuto una certa lateralità di discorso, se è vero che – citando l'ottimo Carles-Clergeat-Comolli – "la storia del violino nel jazz è contorta, contraddittoria". Come accade, allora, che Pastor si ritrovi al centro delle cose, a esplorare il nucleo stesso del jazz di ricerca, da Ornette Coleman a John Coltrane? Credo che la risposta sia data da una capacità di estendere il dominio timbrico del violino stesso, che diventa strumento mutante, piegato alle esigenze del musicista e pronto a interagire con l'ensemble ora per contrasto (con il contrabbasso di Leveratto) ora per affinità (con il trombone di Stefano Calcagno), invertendo come si vede le possibilità di orchestrazione più "ragionevoli".

Ne viene fuori un disco importante, in cui le composizioni originali impressionano non soltanto, come in tanto jazz contemporaneo, per la "distribuzione" degli spazi, ma proprio per la scrittura tematica: "Don Juan" lavora sulla tradizione della musica colta occidentale, "Quarenta" su quella popolare sudamericana, mentre "Dimorfismo" e "Vucciria" sono agglomerati di cellule differenti, oscillanti fra sintassi e paratassi in un disegno di grande perizia.

Difficile indicare un climax di "Transmutations": certo, l'esecuzione di "Crescent", che rispetto al modello si va a situare fra la più breve master take e la più estesa alternate take (quella con il duetto Coltrane-Jones), è una notevole, ambiziosa prova del trio Pastor-Leveratto-Borgia.

Ci sono tanti buoni motivi per mettere "Transmutations" di Stefano Pastor nel lettore cd; personalmente, ormai ci finisce dentro così spesso che i motivi li ho dimenticati.
Luca Bandirali per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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