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ENJA
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Josh Roseman Unit
Treats for the nightwalker

1. Organ Invocation
2. Sedate Remix
3. LDSN 2.0
4. Treats for the nightwalker
5. Are you there
6. Long Day, Short Night
7. Meera
8. Prospect
9. Regression

Josh Roseman trombone
Peter Apfelbaum
Sax tenore
, flauto, organo
Barney McCall
piano
, tastiere, dub tactics
Ben Monder
chitarre
Jon Maron
basso
Billy Kilson
batteria
 


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In una fantascientifica e insolita introduzione, presente sul booklet che accompagna questo Treats for the nightwalker, Josh Roseman parla del jazz come di una musica proveniente da un pianeta sconosciuto, lontano migliaia di galassie, e abitato da extraterrestri "neri" che comunicano fra di loro attraverso le vibrazioni. Quel che è certo è che questo album è davvero suonato da extraterrestri (non solo neri), se con questo si vuole intendere che vi suonano alcuni fra i migliori strumentisti americani del momento. Oltre ai componenti stabili della Josh Roseman Unit, bisogna infatti considerare il contributo di musicisti quali Chris Potter, Russell Gunn, Mark Feldman, Mat Maneri e molti altri, accomunati dalla medesima idea di dar vita ad una musica moderna, di rottura, caratterizzata da ritmi in graduale ascesa. Se ad un primo ascolto, Treats for the nightwalker può far pensare al Miles della metà degli anni '70, approfondendo la conoscenza dell'album ci si renderà conto che il lavoro di Roseman si spinge oltre, e pur alimentandosi di evidenti contaminazioni, non assomiglia a nulla di già sentito.

La verità è che si tratta di una musica incatalogabile, inqualificabile; l'elettrico prevale sull'acustico, c'è certamente molto funky, un tocco di reggae, ma il risultato è essenzialmente un sound originale, che comunica anche in modo piuttosto diretto. Nonostante ciò, ad ogni ascolto, c'è sempre qualche nuovo elemento da scoprire.

In assoluto uno degli album più belli degli ultimi due anni.
Francesco Ughi per Jazzitalia



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Data ultima modifica: 05/01/2008

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